Lavoro 2 Luglio 2020

Covid, medici del territorio senza tutele né indennizzi in caso di contagio. Le reazioni dei sindacati

SMI: «Inail e assicurazioni private prevedano copertura». FISMU: «Nostra denuncia caduta nel dimenticatoio»

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I medici convenzionati non sono coperti dall’assicurazione Inail. Quindi, in caso di contagio da Covid-19 non hanno diritto al riconoscimento dell’infortunio sul lavoro né, in caso di decesso, spetta ai loro familiari un indennizzo. Dopo la notizia apparsa sugli organi di stampa, immediata la reazione dei sindacati di categoria.

FISMU: «NESSUNO HA RECEPITO NOSTRA DENUNCIA»

«Il 15 aprile scorso abbiamo fatto appello al premier Giuseppe Conte e al ministro Roberto Speranza, ma anche alle istituzioni ordinistiche e previdenziali dei medici, chiedendo il riconoscimento dell’infortunio di lavoro per il coronavirus per i medici di medicina generale, gli specialisti ambulatoriali e i pediatri», tuona in una nota la Federazione Italiana Sindacale Medici Uniti-FISMU.

«Una denuncia – sottolinea Francesco Esposito, segretario generale FISMU – caduta nel dimenticatoio. Avevamo spiegato, a seguito di una chiara circolare dell’Inail (del 3 aprile), e forti di un parere legale dell’avvocato Antonio Puliatti, che in assenza di un intervento legislativo saremmo andati incontro a questa drammatica e grave situazione. Le assicurazioni non pagano, l’Inail non può. Medici di serie A e medici di Serie B. Eroi con tutele per infortunio e altri vittime senza diritti e indennizzi. Non si è fatto nulla – continua – e ora si andrà a una lunga stagione di ricorsi ai tribunali, affinché sia fatta giustizia. Noi tuteleremo in sede giudiziaria i medici».

«Facciamo quindi appello al premier Conte – conclude Esposito – affinché sia una priorità del Governo sanare questa grottesca vicenda. Altrimenti i nostri colleghi saranno due volte vittime: prima sul lavoro per colpa del Covid-19, poi per il menefreghismo della politica».

SMI: «LA POLITICA INTERVENGA»

«Restiamo basiti» il commento di Pina Onotri, segretario generale del Sindacato Medici Italiani (SMI). «Non sono bastati più di 170 medici di famiglia deceduti per far estendere le tutele sul lavoro al contagio da virus e farlo rientrare nei casi d’infortunio sul lavoro. Alla luce della recente pandemia – prosegue il segretario – tocca ripensare ad uno strumento normativo adeguato che riconosca ai medici convenzionati le tutele previste per tutti gli altri lavoratori».

«L’Inail deve ammettere che in questi mesi i medici di famiglia hanno subito veri e propri infortuni sul lavoro a causa del contagio trasmesso dai loro pazienti. Le loro famiglie – continua la Onotri – per questo, hanno diritto ad essere indennizzate in caso di morte dei propri congiunti. Il riconoscimento dell’infortunio per i medici di medicina generale, nel caso di decesso da coronavirus deve essere previsto anche dalle assicurazioni private, che al pari dell’istituto pubblico, non presumono questa copertura».

«Facciamo appello al Parlamento e al Ministro del Lavoro, dicastero a cui è affidata la competenza del caso – conclude Pina Onotri – affinché intervengano. Si tratta di un riconoscimento di un diritto dovuto a chi ha sacrificato la propria vita a difesa della salute dei cittadini».

 

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