Lavoro 6 Agosto 2019

Riposo dopo la reperibilità, Spedicato (Fems): «In altri Paesi europei sempre garantito recupero di 24-48 ore»

La delegata della Federazione europea dei medici salariati illustra il funzionamento dell’istituto della reperibilità nel resto d’Europa: in Slovenia c’è una soglia limite oltre la quale diventa guardia attiva; in Portogallo viene pagato il 50% delle ore anche se non si viene chiamati

di Giovanni Cedrone e Giulia Cavalcanti
Immagine articolo

Interruzione o sospensione, questo è il problema. Parliamo del diritto alle 11 ore di riposo dopo la reperibilità. Se quest’ultima viene attivata e il medico viene chiamato, dovrà interrompere le 11 ore di riposo e quindi poi ricominciare da capo, o sospenderle e dover proseguire il riposo in un secondo momento? È la domanda che si stanno ponendo professionisti, sindacati e network legali, soprattutto all’indomani della firma del nuovo contratto della dirigenza medica e sanitaria. Il testo prevede infatti che la chiamata in servizio sospenda le 11 ore di riposo e che le ore mancanti debbano essere recuperate immediatamente e consecutivamente dopo il servizio reso. Tuttavia nel caso in cui, per ragioni eccezionali, non sia possibile applicare questa disciplina, le ore di mancato riposo saranno fruite in un’unica soluzione nei successivi tre giorni. Ma cosa avviene negli altri Paesi europei?

LEGGI ANCHE: PRONTA REPERIBILITA’, ECCO PERCHÈ IL NUOVO CONTRATTO DEI MEDICI POTREBBE VIOLARE LA DIRETTIVA EUROPEA SULLE 11 ORE DI RIPOSO

«È da ammettere che fuori dall’Italia il recupero dopo la reperibilità è normato meglio, perché al termine del turno di reperibilità viene sempre garantito un recupero fisiologico di 24-48 ore», risponde a Sanità Informazione Alessandra Spedicato, delegata della Federazione europea dei medici salariati (Fems).

«Ma quello della reperibilità è un problema trasversale a tutti i Paesi europei, dove la situazione è paragonabile alla nostra – continua -. In alcuni Paesi, come l’Olanda, si può essere reperibili anche per 48 ore; però l’organizzazione del lavoro è diversa e basata sulla possibilità, per il dipendente, di concordare con l’azienda la deroga al riposo o al limite dell’orario settimanale. In altri Stati, come il Portogallo, la metà delle ore trascorse in reperibilità, che sia attivata o meno, viene calcolata come ore di lavoro. 12 ore di reperibilità notturna sono quindi sempre conteggiate come 6 ore di lavoro effettivo».

Un meccanismo, quello adottato dal Portogallo, che dà quindi una connotazione specifica alla reperibilità, sempre contata come lavoro. In Italia invece «c’è un limbo – commenta Spedicato -: se non è lavorata è riposo; se è lavorata è lavoro, straordinario o ore a recupero».

Tuttavia la soluzione portoghese non fa per il nostro Paese: «In Italia la reperibilità è generalmente sostitutiva – spiega la delegata Fems -. Significa che in ospedale non c’è lo specialista, e lo si chiama solo se ce n’è bisogno. È uno strumento utilizzato per far fronte alla carenza di personale. Quindi, considerando che l’Italia è il Paese dei furbetti, il sistema adottato dal Portogallo potrebbe portare le direzioni generali a mandare a casa tutti i medici la notte e pagarli la metà anche se lavorano più della metà delle ore di reperibilità. Quindi non credo che, per come è strutturato il nostro sistema, questa soluzione possa essere auspicabile».

LEGGI ANCHE: IN ITALIA DONNE MEDICO IGNORANO LE LEGGI CHE LE TUTELANO. SPEDICATO (FEMS): «SINDACATI DEVONO FORMARE I MEDICI SULLE NORMATIVE»

Un altro modello è quello della Slovenia dove, in base a calcoli statistici, si stabilisce la soglia oltre la quale la reperibilità sostitutiva attivata deve essere considerata guardia attiva: «Questa è la vera soluzione – commenta Spedicato – che potrebbe essere auspicabile per l’Italia. È tuttavia necessario fare questi calcoli per ogni specialità. Un lavoro che non può essere fatto su due piedi in un contratto collettivo, ma si potrebbe fare a livello di contrattazione decentrata».

Ma a monte, il problema dell’interruzione o della sospensione del riposo rimane. «E l’unica istituzione che può rispondere a questa domanda è la Corte di Giustizia dell’Unione Europea – continua Alessandra Spedicato -. Per questo l’Anaao-Assomed la interpellerà presentando una domanda puntuale e fastidiosa, perché quella dell’interruzione o sospensione del riposo è una questione su cui la Corte si è tenuta sempre appositamente in bilico. È un’azione che non si può non fare e, finalmente, avremo una risposta scritta, ferma e sovranazionale, a cui l’Italia dovrà adeguarsi per non andare incontro ad una procedura di infrazione».

«Se la Corte sancirà che il riposo viene interrotto e non sospeso, si potrà finalmente mettere fine ai riposi ‘spezzatino’ che, come dimostrato da numerosi articoli scientifici pubblicati negli ultimi 20 anni, non danno ristoro», conclude.

Articoli correlati
Il 12 marzo è la giornata contro le aggressioni ai medici, D’Autilia (CEOM): «Episodi di violenza in aumento in tutta Europa»
Il vicepresidente del Consiglio degli Ordini dei Medici Europei spiega a Sanità Informazione quali sono le differenze (turni di lavoro, stipendi, formazione continua) tra la classe medica italiana e quella del resto del vecchio continente. E il quadro che ne esce non è dei migliori…
«La legge sulle 11 ore di riposo degli ospedalieri non viene applicata. A rischio la sicurezza dei pazienti»
di Luciano Cifaldi, Segretario Generale Cisl Medici Lazio e componente Esecutivo nazionale
Reperibilità notturna, Palermo (Anaao): «Se succede un “fattaccio” gli avvocati controllano se il medico ha riposato almeno 11 ore»
Il Segretario del sindacato spiega a Sanità Informazione i motivi alla base del ricorso alla Commissione europea: «Rischi enormi per la salute dei pazienti e per il professionista. Speriamo in pronuncia della Corte di Giustizia europea che faccia giurisprudenza»
«Il riposo deve essere di 11 ore e continuativo anche dopo la reperibilità». Anaao ricorre alla Commissione Europea
Per gli operatori sanitari del Ssn sarebbe stato violato il sistema minimo di tutele della salute e della sicurezza dei lavoratori
“Dimissioni” medici in Francia, Anelli (FNOMCeO): «Soffia un vento nuovo in Europa»
Il presidente della Fnomceo Filippo Anelli, su Facebook, manifesta vicinanza ai colleghi francesi che si sono ‘dimessi’ in massa dalle loro funzioni amministrative e traccia un parallelo con gli Stati Generali avviati in Italia
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

La diffusione del coronavirus in tempo reale nel mondo e in Italia

Al 16 luglio, sono 13.565.020 i casi di coronavirus in tutto il mondo e 584.385 i decessi. Mappa elaborata dalla Johns Hopkins CSSE.   I CASI IN ITALIA Bollettino del 15 luglio: nell’ambito de...
Diritto

Pensioni, la Cassazione: «Necessaria richiesta per lavorare fino a 67 anni». Altrimenti due anni di attesa per il primo assegno

Il rischio per il lavoratore è di essere sollevato dall’incarico al compimento dei 65 anni, senza ricevere la pensione. Possibile eccessiva riduzione degli organici in sanità
Salute

Tumori della pelle in aumento, l’allarme di Ascierto: «Paura Covid ha scoraggiato i controlli»

L’esperto: «Una diagnosi precoce consente alti tassi di guarigione, la prevenzione è l’arma più efficace»