Lavoro 16 Aprile 2019 11:19

Contratto medici, Quici (CIMO-FESMED): «Corte Costituzionale ci dà ragione. Ora Regioni trovino risorse»

«Gli oneri derivanti dalla contrattazione collettiva sono determinati a carico dei bilanci delle Regioni» si legge nella sentenza della Consulta. «Se non escono queste risorse noi andiamo avanti lo stesso», sottolinea il Presidente Guido Quici

di Diana Romersi e Giulia Cavalcanti
Contratto medici, Quici (CIMO-FESMED): «Corte Costituzionale ci dà ragione. Ora Regioni trovino risorse»

«La sentenza della Corte Costituzionale – che chiarisce definitivamente come gli oneri della contrattazione collettiva nella sanità debbano essere a carico dei bilanci delle Regioni – rafforza la linea di rigore e richiami alla correttezza che CIMO e FESMED hanno sempre tenuto e apre spiragli per la chiusura della questione sulla parte economica del contratto dei medici». La Federazione sindacale guidata da Guido Quici commenta così la sentenza della Corte Costituzionale che, in sostanza, conferma la linea tenuta dal sindacato in questi mesi. Secondo quanto riportato dalla sentenza della Consulta sull’assistenza agli alunni disabili in Veneto, «l’articolo 48, comma 2, primo periodo, del medesimo decreto legislativo n. 165 del 2001, in virtù del richiamo operato al precedente articolo 41, comma 2, stabilisce che gli oneri derivanti dalla contrattazione collettiva sono determinati a carico dei bilanci delle Regioni, dei relativi enti dipendenti, e delle amministrazioni del Servizio sanitario nazionale».

LEGGI: CONTRATTO MEDICI, SENTENZA CORTE COSTITUZIONALE: «ONERI CONTRATTAZIONE COLLETTIVA SONO A CARICO DELLE REGIONI»

Raggiunto dai nostri microfoni, Guido Quici, presidente della Federazione CIMO-FESMED commenta quanto fissato dalla sentenza. «La Corte Costituzionale non fa altro che confermare la linea della CIMO, noi abbiamo fatto una denuncia, una segnalazione alla Corte dei Conti di tutte le Regioni relativamente al sospetto che c’era del mancato accantonamento dei fondi per il nostro rinnovo contrattuale. Quando noi ci siamo seduti al tavolo contrattuale, a marzo 2018, avevamo chiesto di conoscere le risorse, poi abbiamo lasciato il tavolo perché le Regioni a tuttora non ci hanno dato una risposta. Il sospetto era molto elevato. Noi, invece di parlare e fare tante chiacchiere, abbiamo fatto questa segnalazione: una class action, una denuncia alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e in questi giorni procederemo sicuramente a sollecitare le sezioni regionali della Corte dei Conti per chiedere se hanno avviato le indagini e a che punto sono».

Sulle trattative per il rinnovo dei contratti. «Io dividerei questo contratto in due fasi. –  Prosegue Quici – Una fase, purtroppo, di duro braccio di ferro con le Regioni per verificare l’esattezza delle risorse. Avevamo dei sospetti, la Corte dei Conti ha detto quali erano le incombenze delle Regioni, i sospetti permangono che non ci siano risorse sufficienti e quindi da qui le nostre denunce. Contemporaneamente invece se si dovesse sbloccare con l’atto di indirizzo, improvvisamente, dovessero uscire queste risorse, inizierà la seconda fase che sarà altrettanto dura da parte della CIMO, perché sarà la fase che riguarda la parte normativa del contratto».

CIMO-FESMED intanto è pronto a proseguire con la class action. «Se non escono queste risorse noi andiamo avanti lo stesso, anzi a maggior ragione dovremmo rinforzare questo tipo di atteggiamento. Ora il problema è capire effettivamente che cosa vogliono fare le Regioni. – Conclude il presidente CIMO-FESMED – Intanto abbiamo raccolto oltre 5mila firme, quindi abbiamo già una buona base di partenza relativamente la class action. Non siamo quelli che devono fare le denunce a tutti i costi. Senza mettersi a fare polemiche oppure dibattiti, secondo me non ne vale proprio la pena. Bisogna essere concreti e fare azioni».

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