Lavoro 10 febbraio 2015

Orari di lavoro, quei turni insostenibili che fanno male al medico e al paziente

Ma ora sono le aziende a spingere i dipendenti a fare ricorso contro lo Stato per la violazione della direttiva europea 2003/88. Lo sfogo dei camici bianchi

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I medici italiani sottoposti a turni massacranti hanno un nuovo alleato. Cresce infatti il numero di aziende sanitarie che spingono i propri camici bianchi a ricorrere per ottenere il rispetto della direttiva europea 2003/88.

Le azioni legali organizzate per il riconoscimento del giusto rimborso per le ore di lavoro in più, infatti, vedono sul banco degli imputati lo Stato, e non le aziende, le quali sono anzi danneggiate dalla mancanza di personale e dall’eccessivo lavoro cui vengono sottoposti i propri dipendenti. Sul questo tema, Sanità Informazione ha intervistato il dottor Stefano Cappato, specializzato in Chirurgia Generale.

I turni di lavoro massacranti sono un’altra forte criticità per la vostra categoria, oltre che un tema su cui l’Unione europea bacchetta l’Italia.
Sì, per tantissimi anni non abbiamo potuto giovare di riposi adeguati né di orari di lavoro che tenessero conto da un lato dell’esigenza dei pazienti e dall’altro delle nostre capacità di recupero. Speriamo che, anche attraverso campagne pubbliche di informazione e la possibilità per i danneggiati di ottenere un riconoscimento economico, in Italia la situazione cambi davvero e in modo permanente, soprattutto nell’interesse del paziente.

Le istituzioni si stanno allarmando e presto ci si adeguerà alle normative europee. Intanto però questo resta un problema, sofferto sia dalla classe medica sia, di riflesso, dai cittadini.
Sicuramente. Il problema è l’impossibilità, per il medico, di avere un minimo di riposo tra i turni per garantire al paziente uno standard qualitativo costante. E’ una problematica che spesso non dipende dalle aziende, che a loro volta subiscono imposizioni regionali o statali. Purtroppo l’Italia è, come al solito, il fanalino di coda nell’adeguamento alle normative europee. Anche in Inghilterra c’era un problema di turnistica massacrante, che ha generato una profonda disaffezione per gli studi in Medicina, e di conseguenza una grave carenza di personale. Speriamo che l’Italia, invece, adeguandosi faccia capire agli studenti che la nostra professione non è usurante, ma estremamente soddisfacente.

Lei ha giustamente sottolineato che l’eventuale azione legale non è contro le aziende ma contro lo Stato. Le aziende anzi sono spesso al fianco del medico per sostenerlo in questo percorso. Un problema legato a quello delle controversie, spesso pretestuose, tra medico e paziente.
La conflittualità si esaspera nel momento in cui c’è un difetto di comunicazione tra medico e paziente, che si amplifica quando il medico è stanco e ha un carico da lavoro da portare a termine in un lasso di tempo limitato, con poco tempo per ascoltare il paziente. Nonostante la professionalità del medico, questi sono appunto fattori che creano forti divergenze.

Per ulteriori informazioni è disponibile il sito www.consulcesi.it  ed il numero verde 800.189.091

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