Lavoro 19 Agosto 2019

«L’Italia non è un Paese attraente in cui lavorare», l’articolo su Lancet che “bacchetta” sindacati e politica

La situazione dei camici bianchi italiani ‘guadagna’ le pagine della rivista ‘Lancet’, in un articolo dal titolo ‘Health worker gap in Italy, the untold truth’, firmato da Luca La Colla del dipartimento di Anestesiologia della Duke University

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«L’Italia non è un Paese attraente in cui lavorare. Le condizioni sono inadeguate, c’è una scarsa stabilità e crescita, con poche prospettive di fare carriera e gli stipendi sono bassi. E poi spesso i ‘rapporti’ tra politica e sistema sanitario, i falsi comitati di assunzione (i famosi ‘concorsi truccati’) finiscono regolarmente sui titoli dei giornali. Molti medici italiani ora all’estero sarebbero disposti a tornare a lavorare nel nostro Paese se le circostanze cambiassero». La situazione dei camici bianchi italiani ‘guadagna’ le pagine della rivista ‘Lancet’, in un articolo dal titolo ‘Health worker gap in Italy, the untold truth‘, firmato da Luca La Colla del dipartimento di Anestesiologia della Duke University.

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«Non penso, e certamente non spero – prosegue La Colla – che i politici, i sindacati e media nascondano intenzionalmente il problema, ma penso vi sia una compresione inadeguata dei problemi reali. Il resto del mondo si sta muovendo rapidamente mentre l’Italia sta raggiungendo un punto di non ritorno». Secondo La Colla, l’attuale carenza di medici specialisti che sta mettendo in crisi molti sistemi sanitaria regionali, è dovuta anche al fatto che il nostro Paese «è poco attrattivo per i camici bianchi stranieri», «perché» si chiede il ricercatore «nessun dottore vuole trasferirsi dalla Francia, dalla Germania, dal Regno Uniti o dagli Usa, in Italia?». «Perché dobbiamo importare specialisti da Paesi che hanno un reddito inferiore al nostro o condizioni di lavoro peggiori?», si chiede ancora l’autore. Una via d’uscita, suggerisce La Colla, è «lavorare per migliorare il Ssn e renderlo più attrattivo, perché i benefici sarebbero enormi per la comunità medica e per i pazienti».

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