Lavoro 9 Settembre 2019

«Infermiere e sindacalista, vi racconto cosa significa lavorare al San Giovanni Bosco di Napoli»

Luigi Paganelli, infermiere e RSU FP-CGIL, racconta a Sanità Informazione il clima che si respira nel nosocomio napoletano, teatro di molteplici aggressioni: «Qui l’utenza viene già prevenuta»

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«A fine turno si fa la conta ‘oggi tre li m… tua , ‘due bestemmie’. Non è normale, ma succede così al San Giovanni Bosco tutti i giorni», è il crudo racconto di Luigi Paganelli, infermiere dell’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli e sindacalista RSU FP-CGIL. Il nosocomio napoletano è stato negli ultimi mesi teatro di diverse aggressioni, tra le ultime e la più violenta quella ai danni di una dottoressa.

Alla donna, percossa dalla madre e dalla zia di un paziente, è stato diagnosticato un trauma facciale ed un ematoma contusivo alla coscia. «La dottoressa aggredita ha ancora mal di testa e non riesce a tornare al lavoro – spiega Paganelli che conosce la vittima -, vorrebbe rientrare ma non ce la fa e non per la paura, perché lei è una tosta», ma per le conseguenze dell’aggressione.

Un clima di tensione e frustrazione che l’infermiere e sindacalista spiega sia dovuto anche a causa di una campagna mediatica negativa. «Le aggressioni sembrano che siano aumentate anche perché stiamo subendo e abbiamo subito nei mesi scorsi una campagna mediatica martellante. Siamo stati in ordine di tempo: l’ospedale delle formiche, poi siamo diventati l’ospedale della camorra. L’utenza già viene prevenuta in ospedale».

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A rendere i pazienti diffidenti anche le condizioni esteriori dell’ospedale. «Se hai visto qualche foto, – spiega ancora – vedi in che condizioni sta. Quell’ospedale ha poco più di 40 anni, togliendo l’Ospedale del Mare, è l’ospedale più giovane di Napoli e sembra che abbia 150 anni. Non hanno mai fatto un lavoro di ristrutturazione e io lavoro lì da venti anni. Non ricordo un lavoro di manutenzione ordinaria».

«Le aggressioni ci sono quotidianamente», racconta ancora Paganelli che in quella struttura ci lavora tutti i giorni con turni che possono variare dalle sei alle dodici ore, in base alla carenza del personale. «Se non sono fisiche sono verbali. Anche quella è un’aggressione. Il contesto è degradato e di certo non ha aiutato, questa campagna mediatica contro l’ospedale». E si sfoga: «In questo ospedale noi salviamo vite umane. Abbiamo una cardiologia che è tra le prime in Campania per le angiografie. Un day surgery che solo a luglio ha fatto oltre 300 interventi. Abbiamo molte eccellenze, ma quando lo vedi, vedi un rudere».

Quale allora la soluzione? «Serve lo status di pubblico ufficiale e in automatico deve partire la denuncia, perché molti lavoratori, dopo che sono stati aggrediti non denunciano perché hanno paura di ritorsioni successive. Se tu sei un vigile o un poliziotto e vieni aggredito, l’aggressore viene arrestato immediatamente, non serve andare al commissariato». Intanto, l’ex commissario e nuovo Direttore Generale, Ciro Verdoliva è riuscito a ottenere un paio di guardie giurate per bloccare gli accessi secondari, «perché prima entravano tutti a qualsiasi ora e non c’erano controlli fuori», spiega ancora Paganelli. «Oggettivamente il nuovo direttore sta cercando di darci una mano. Ovviamente anche lui è bloccato da vincoli burocratici. Abbiamo fiducia in lui ma ovviamente è a tempo questa fiducia».

I giornali che sono visti parte del problema, potrebbero diventare parte della soluzione. «Se non si inizia a leggere sui giornali che chi ha aggredito un operatore sanitario in un ospedale sta agli arresti domiciliari, sta pagando una multa per le suppellettili che ha danneggiato, non se ne uscirà mai fuori. A volte hanno degli attacchi isterici dove ti distruggono tutto il reparto e quello è un danno economico che fanno alla collettività, ma non pagano. Anche se vengono fermati ed identificati noi non abbiamo mai sapute se l’azienda abbia mai proceduto giuridicamente per il rimborso dei danni. A noi come organizzazione sindacale non ci risulta».

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