Diritto 27 gennaio 2015

Se per i turni massacranti il medico non può neppure prendersi l’influenza…

Il picco di epidemia acuisce l’emergenza in corsia. E la direttiva UE 2003/88/CE per gli orari di lavoro sarà applicata solo il prossimo anno

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I medici italiani sono allo stremo. E se chi cura la salute degli altri non ha neanche il tempo per occuparsi della propria, o perlomeno riposarsi e smaltire lo stress lavorativo, c’è di che preoccuparsi. È tempo di influenza e, banalmente, si ammalano tutti: anche i dottori.

Motivo per cui il picco di accessi in ospedale può coincidere con quello di assenze da lavoro dei medici, impossibilitati ad esercitare la professione per cause di forza maggiore. La sanità del Lazio è l’ultima, in ordine di tempo, a soffrire di questa “malattia stagionale”. “In questi giorni stiamo assistendo – spiega il Segretario FIMMG (Federazione Italiana Medici di Famiglia) del Lazio, Maria Corongiu – ad un afflusso senza precedenti”. Gli ospedali hanno solo “24 ore per distribuire le visite e noi medici di quanto tempo dobbiamo dilatare i nostri orari giornalieri?”.

I medici in servizio fanno quello che possono per reggere l’onda d’urto di centinaia e centinaia di pazienti che, ogni giorno, affollano le sale d’attesa e trovano, ad accoglierli, un personale per numeri impossibilitato ad offrire il servizio richiesto. Per riuscirci vengono però costretti a turni di lavoro massacranti che, in quanto tali, potrebbero influire sulla qualità delle prestazioni. E pensare che una situazione del genere non è neanche “fuori dalle regole”.

Dal 2008 i medici che operano in ambito pubblico non possono, infatti, godere di un diritto riconosciuto invece a tutti gli altri lavoratori: quello ad orari di lavoro e riposo giusti e adeguati alle loro esigenze. La direttiva europea 2003/88/CE, emanata per promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul posto di lavoro, stabilì per tutti i lavoratori un orario settimanale, comprensivo di straordinario, non superiore alle 48 ore settimanali, un minimo di 11 ore di riposo consecutive al giorno e un riposo settimanale di 24 ore. Lo Stato italiano si adeguò alla normativa ma, attraverso la legge finanziaria per il 2008 (l. n. 244/2007) e la l. n. 112/2008 ne vanificò gli effetti per il personale del ruolo sanitario del Servizio Sanitario Nazionale. È di qualche settimana fa la notizia che l’Italia si metterà in regola a partire dall’inizio del prossimo anno. I medici possono comunque chiedere i rimborsi delle ore lavorate in più facendo ricorso contro lo Stato e non contro l’azienda di appartenenza. Solo qualche settimana fa, ad esempio, il principale Sindacato dei Medici CIMO ha affidato a Consulcesi la battaglia per garantire ai propri camici bianchi il rimborso per le ore di lavoro in più non retribuite.

Per informazioni è a disposizione il numero verde 800.189.091 ed il sito www.consulcesi.it

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