Diritto 9 giugno 2014

La Corte dei Conti passa ai raggi X la spesa sanitaria italiana

Il rapporto certifica il contenimento dei costi e chiede di mantenere alto il livello delle prestazioni considerando l’esigenza di investire nelle nuove tecnologie

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La Corte dei Conti analizza la spesa sanitaria italiana e indica la via per tenere alto il livello di prestazioni elargite ai cittadini dal Ssn nonostante i tagli di spesa sempre più profondi che ne minano l’equilibrio.

È tutto contenuto nel “rapporto 2014 sul coordinamento della finanza pubblica”, in cui i giudici contabili stilano un bilancio di come sono state spese le risorse pubbliche riservate al settore della sanità rispetto agli anni scorsi e, di conseguenza, cosa dobbiamo verosimilmente aspettarci nel prossimo futuro. Sono da escludere nuovi tagli e le risorse per nuovi investimenti vanno cercate nel budget già messo a disposizione perché la cinghia è già fin troppo stretta.

Il quadro che ne esce vede un sistema sanitario nazionale che ha subito negli ultimi anni un contenimento dei costi molto importante ma che ha allo stesso tempo bisogno di una rimodulazione dell’intero sistema che garantisca prestazioni di livello per tutti. L’indicazione è quella di trovare le risorse necessarie all’interno del settore, in modo da azzerare gradualmente i disavanzi di varie regioni senza nuove iniezioni di risorse pubbliche ma esclusivamente attraverso una riorganizzazione delle strutture. Si potrebbe, ad esempio, chiudere i piccoli ospedali in modo da tagliare migliaia di posti letto e risparmiare quelle risorse necessarie per implementare l’assistenza domiciliare e territoriale.

Altro punto fondamentale da tenere in considerazione in una fase di “revisione dei confini entro cui estendere le prestazioni pubbliche” è rappresentato da una riformulazione della compartecipazione alla spesa (ovvero dei ticket sanitari): secondo i giudici servirebbe “prevedere una tariffa per alcune prestazioni, attraverso un riferimento determinante alla condizione economica del nucleo familiare” e procedere “ad una attenta revisione delle ragioni di esenzione”. Una proposta sensata potrebbe essere quella di fissare un tetto massimo di spesa compartecipata annuale per famiglia stabilita in base al reddito: nel caso in cui questa soglia dovesse essere superata le prestazioni verrebbero comunque fornite gratuitamente.

Tutte le risorse risparmiate devono, secondo i giudici, contribuire al riavvio degli investimenti nel settore: “I nuovi scenari della domanda e dell’assistenza, le nuove tecnologie, gli obiettivi di appropriatezza e di efficienza tecnica ed economica delle strutture sanitarie richiedono, oltre ad una attenta ridefinizione degli assetti organizzativi, anche investimenti per la riconversione delle strutture ospedaliere dismesse, per potenziare l’offerta strutturale e tecnologica a livello territoriale e distrettuale”.

Altro capitolo del rapporto riguarda infine alcune valutazioni sui “costi standard”: da un lato possono dimostrarsi utili per contenere la spesa sanitaria, dall’altro va però trovata “una migliore metodologia di individuazione” degli stessi. Metodologia che è “strettamente legata al processo di certificazione dei dati contabili nonché all’implementazione in ogni regione ed in ogni azienda sanitaria di sistemi di controllo di gestione e di contabilità analitica”.

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