Diritto 27 Maggio 2014 10:20

Deontologia medica, Bianco: “Non è un codice difensivo”

Il presidente FNOMCeO, ai microfoni di Sanità Informazione, spiega come si è arrivati alle nuove regole e aggiunge: “Non abbiamo paura delle innovazioni”

Deontologia medica, Bianco: “Non è un codice difensivo”

Una sanità che guarda al futuro e che “non teme” le innovazioni che in questi ultimi anni si sono susseguite non solo in ambito medico, ma nella vita di tutti i giorni.

Il presidente FNOMCeO Amedeo Bianco spiega così, in un’intervista esclusiva, quali sono stati i motivi e le idee che hanno portato gli Ordini dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di tutta Italia a mettersi attorno ad un tavolo per cambiare le regole del gioco, rimaste identiche dall’ormai lontano 2006. Il voto finale non è stato unanime, ma il documento è ora valido per tutti i camici bianchi italiani.

Presidente Bianco, nasce oggi il nuovo Codice Deontologico. Un testo che lei ha fortemente voluto.

Non l’ho voluto solo io, ma anche tutte le centinaia di colleghi che hanno intrapreso questo cammino durato due anni e caratterizzato dal massimo coinvolgimento possibile di tutte le parti in causa: dopo la stesura di due bozze, a cui sono stati apportati centinaia di emendamenti, si è poi arrivati ad un testo finale votato nei termini che conoscete. Mi pare che tutti abbiano lavorato non tanto per scrivere un nuovo codice, diverso dal precedente, ma per elaborare un testo che affrontasse le nuove realtà e i contesti che troviamo davanti a noi: parlo dello sviluppo della medicina, della sanità e dei cambiamenti della società.

Il testo affronta alcune criticità e dà delle risposte, non intende subirle. Non abbiamo paura delle innovazioni.

Lei ha sottolineato che non si tratta di un codice difensivo.

Esattamente. Il testo affronta alcune criticità e dà delle risposte, non intende subirle. Non abbiamo paura delle innovazioni: sappiamo che l’informatica ha oramai assunto un ruolo di enorme importanza in ambito sanitario e le persone che lavorano in tale campo stanno seguendo questa evoluzione. Abbiamo poi affrontato a viso aperto la questione della sanità militare: oltre duemila medici portano la divisa e bisognava risolvere il problema di professionisti che devono rispettare gli obblighi delle catene di comando e quelli deontologici. Non abbiamo considerato l’evoluzione delle organizzazioni come qualcosa di penalizzante, ma come un fattore positivo e propositivo, perché arricchisce con nuovi contenuti la storia e le competenze di questa professione. Penso ad esempio alla figura del risk manager, che fino a pochi anni fa non esisteva: oggi centinaia di professionisti svolgono prevalentemente questa funzione che richiede l’applicazione e l’acquisizione di nuove competenze.

Alcuni OMCeO si sono dichiarati non favorevoli a questo testo: una rilettura attenta potrebbe essere d’aiuto?

Lo spero e me lo auguro. Credo fossero mossi da un pregiudizio iniziale che li spingesse a considerare inutile ritoccare il codice. Poi tutto è venuto di conseguenza, al di là della contrarietà o meno su temi specifici. Penso sia utile un invito a riflettere e a condividere la vita democratica di una federazione fatta di tanti presidenti, che mai come in questa occasione si sono potuti liberamente esprimere e hanno potuto concretamente intervenire, non necessariamente all’unanimità, in un organo collegiale: il punto è che una volta che si decide, la decisione vale per tutti.

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