Lavoro 7 Maggio 2019 10:45

#DestinazioneSanità | Emilia-Romagna, un’eccellenza sulle spalle dei (pochi) medici: «Qualità destinata ad abbassarsi»

GUARDA IL VIDEO | La prima tappa del reportage di Sanità Informazione, in collaborazione con CIMO, è l’Emilia-Romagna. Un racconto delle contraddizioni di una delle sanità regionali migliori d’Italia attraverso le voci dei medici, tra storie di eccellenza, carenza di personale, turni massacranti e la latenza del rinnovo del contratto

#DestinazioneSanità | Emilia-Romagna, un’eccellenza sulle spalle dei (pochi) medici: «Qualità destinata ad abbassarsi»

Il tassista che ci ha riaccompagnato alla stazione di Bologna si chiama Massimo. È un tipo simpatico, chiacchierone, di quelli che ti raccontano un aneddoto per ogni palazzo che incontri lungo la strada. Passiamo per caso davanti al Policlinico Sant’Orsola Malpighi e ci dice che è lì che è nato, 59 anni fa. Allora gli spieghiamo che siamo venuti a Bologna per raccontare proprio la sanità dell’Emilia-Romagna, e ovviamente non smentisce la sua indole di cantastorie contemporaneo nemmeno in questo caso.

«Lo sa che il 20% delle corse dei taxi di Bologna sono per portare negli ospedali pazienti che vengono da altre Regioni?» chiede Massimo. Non lo sapevamo, e in realtà non abbiamo modo di controllare se i numeri siano reali, ma decidiamo di fidarci. «Io sono contento come tassista – prosegue Massimo – ma scontento come cittadino. La sanità è un costo per noi, ognuno dovrebbe curarsi a casa propria. Poi, certo, se vengono qui da tutta Italia un motivo ci sarà. La professionalità dei nostri medici è rinomata, e ho avuto modo di rendermene conto in prima persona quando sono stato operato per uno spasmo sotto l’occhio al reparto di neurochirurgia dell’ospedale Bellaria. Guardi qua – dice, mostrando con spavalderia una lunga cicatrice dietro il collo -. Sono stati bravissimi. Mia moglie voleva che aggiustassero un pochino anche il cervello, ma le hanno detto che lì non si poteva fare niente», ride.

L’Emilia-Romagna è la seconda Regione per numero di “turisti sanitari accolti: sono circa 25mila ogni anno gli italiani che vi si recano per sottoporsi a visite, terapie o interventi da altre Regioni. E il motivo, come dice Massimo, c’è ed è ovvio: ha uno dei sistemi sanitari regionali migliori. Una qualità che viene confermata da tutti i sistemi di valutazione, che vedono l’Emilia-Romagna quasi sempre sul podio: solo per fare qualche esempio, è la prima per efficienza secondo l’Istituto Demoskopika e terza delle cinque Regioni benchmark selezionate dal ministero della Salute per fare da riferimento per i costi standard da utilizzare nel riparto del Fondo sanitario 2019.

Risultati senz’altro frutto delle politiche della Regione, ma in cui giocano un ruolo di prim’ordine anche la professionalità e la responsabilità degli operatori che lavorano nella sanità. Dai racconti dei medici di Bologna, Modena e Ravenna che abbiamo incontrato, emerge con forza il binomio qualità-quantità: qualità dei risultati garantiti anche dalla quantità del lavoro.

Il sovraccarico di attività si riflette nello sguardo dei medici con cui abbiamo parlato. Quando raccontano le loro esperienze si percepisce chiaramente la passione di chi ha scelto questo lavoro per aiutare gli altri, ma ogni tanto quell’entusiasmo si spegne, ed è la stanchezza ad avere la meglio. «In tre anni al Policlinico Sant’Orsola Malpighi abbiamo accumulato circa 450mila ore di lavoro non pagate e 21mila giorni di ferie non goduti. Garantiamo dei livelli di qualità importanti, ma lo stress inizia a farsi sentire. E se un medico è stressato è poco sereno, quindi la qualità in futuro rischia di abbassarsi», ci dice Eugenio Cosentino, segretario della CIMO Emilia-Romagna.

La causa del sovraccarico del lavoro è, in Emilia-Romagna come nel resto d’Italia, la carenza di specialisti. La Regione sta tentando di mettere mano alla situazione e nei primi tre mesi del 2019 ha assunto 1200 professionisti tra medici, infermieri, tecnici e operatori. Nonostante siano numeri da record per l’Italia, non è detto che siano sufficienti a riempire i vuoti lasciati da pensionamenti e fughe all’estero o nel privato.

«Gli ospedali stanno andando avanti grazie allo spirito di abnegazione dei medici – aggiunge il presidente dell’Ordine dei Medici di Bologna Giancarlo Pizza -. I camici bianchi non lasciano cadere il bisturi perché devono timbrare il cartellino». Fa sorridere, allora, che il motto dell’Ordine, fieramente incorniciato ed appeso all’ingresso della sede dell’OMCeO, sia proprio “Più che il dovere”.

Nelle altre province, tuttavia, la situazione non è molto diversa. «L’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna, dove lavoro – ci racconta Sara Di Fazio del reparto di Medicina interna –, ha un bacino di utenza enorme, ma i posti letto non sono mai sufficienti ad accogliere le richieste di assistenza che riceviamo. A questo si aggiunge il problema della carenza di personale, ed il gap che viene a crearsi si traduce quindi inevitabilmente in un sovraccarico di lavoro».

«Io lavoro al Pronto soccorso del Policlinico di Modena – aggiunge Marco Pellei nel nostro video-reportage – e a fronte di un importante accesso di pazienti assistiamo alla riduzione delle risorse e dei medici. Le difficoltà vengono superate solo grazie alla grande disponibilità del personale e l’entusiasmo dei singoli è quindi fondamentale per continuare a garantire servizi di qualità».

Se l’entusiasmo dei camici bianchi si spegne, allora, a rimetterci saremo tutti noi, pazienti dell’oggi o del domani. Eppure basterebbe poco per premiare il lavoro dei medici e dar loro un riconoscimento concreto per ciò che fanno: ad esempio, rinnovare il loro contratto di lavoro nazionale, fermo da oltre dieci anni e ingarbugliato in una trattativa che sembra non avere fine. «Il blocco salariale ha un po’ umiliato i professionisti – aggiunge Cosentino -. Ci auspichiamo presto un passo decisivo, perché dieci anni sono veramente tanti».

Un auspicio condiviso da Guido Quici, presidente nazionale della CIMO, che però «non accetterà un contratto al ribasso, perché per noi è molto importante la valorizzazione delle risorse umane e la qualità del lavoro. Ha ragione il collega – aggiunge – quando dice che in questo momento manca uno stimolo per i medici, ma se riusciamo ad arrivare ad un accordo per la parte economica del contratto, torneremo sul campo di battaglia per la parte normativa, perché in futuro vorrei non sentire più racconti come quelli dei colleghi dell’Emilia-Romagna».

«In questa Regione si contrappongono due mondi – conclude Quici -. Da un lato le eccellenze cliniche, gli ospedali all’avanguardia, le tecnologie di altissimo livello; dall’altro le difficoltà ad assicurare adeguati livelli assistenziali a causa della grave carenza di personale. A Ravenna, ad esempio, ogni internista ha la responsabilità su 250 posti letto. Ecco, è quando sento storie di questo tipo che mi rendo conto quanto l’operato della CIMO sia necessario per entrare in campo, anche pesantemente, e fare in modo che siano assicurati la sicurezza delle cure ed il supporto ai colleghi che si trovano in prima linea. Ma per poterlo fare bisogna conoscerle, queste storie. E per questo nei prossimi mesi gireremo l’Italia insieme a Sanità Informazione: vogliamo e dobbiamo stare ancor più vicini ai medici, perché solo stando fianco a fianco riusciremo a vincere le nostre battaglie».

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