Lavoro 25 Marzo 2020

Coronavirus, sale a 30 il numero dei medici morti. Scotti (Fimmg): «17 erano medici di famiglia. Il tempo sta finendo»

«Ogni giorno mi chiedo se potevo fare, pensare o agire qualcosa di più. Voglio sperare che questa stessa condizione riguardi tutti quelli che hanno più di me responsabilità direzionali e di governance e che soprattutto valutino se ognuno di loro ha fatto tutto quello che poteva per tutti gli attori della nostra sanità perché, se non fosse così, saremmo di fronte ad una strage di Stato»

«Sono trenta i medici morti in Italia, di cui 17 medici di famiglia». Così Silvestro Scotti, segretario generale della Federazione italiana medici di medicina generale. «Tra ieri e oggi – continua – dei 6 medici morti ben 5 sono medici di famiglia. Questo dovrebbe far riflettere le Istituzioni Sanitarie. I medici vanno protetti, e nessuno può sentirsi in pace con la coscienza se continua ad esporre medici e personale sanitario senza protezioni individuali e organizzative».

LEGGI ANCHE: SICUREZZA PERSONALE SANITARIO, SINDACATI E SPERANZA FIRMANO PROTOCOLLO: «DPI E TAMPONI A CHI E’ ESPOSTO»

«È ormai evidente – aggiunge – che per la medicina di famiglia il tempo sta finendo. Vogliamo sperare che la dematerializzazione delle ricette, il triage telefonico prima di ogni visita ambulatoriale o domiciliare (per noi e per i colleghi medici dei distretti specialisti) come tutte le soluzioni che stanno partendo compreso il consulto a distanza, il video consulto, le consulenze specialistiche telefoniche, possano servire a fermare questa strage».

«Purtroppo però ogni giorno mi chiedo se ho dimenticato qualcosa, se potevo fare, pensare o agire qualcosa di più. Sento forte questa domanda dentro di me altrettanto forte il desiderio di continuare a cercare delle soluzioni. Voglio sperare dal profondo del mio cuore che questa stessa condizione riguardi tutti quelli che hanno più di me responsabilità direzionali e di governance a tutti i livelli e che soprattutto valutino se ognuno di loro ha fatto tutto quello che poteva per tutti gli attori della nostra sanità perché, se non fosse così, saremmo di fronte ad una strage di Stato».

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