Lavoro 19 Marzo 2020

Coronavirus, FNOMCeO pubblica i nomi dei medici caduti

La Federazione degli Ordini dei Medici, Chirurghi e Odontoiatri ha pubblicato l’elenco dei camici bianchi morti dopo aver contratto il Covid-19. Suicida un’infermiera di Jesolo a cui era stato somministrato il tampone

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Roberto Stella, responsabile dell’Area Formazione della FNOMCeO, la Federazione degli Ordini dei Medici, e presidente dell’OMCeO di Varese. E poi, oggi, Marcello Natali, Segretario FIMMG di Lodi, e Massimo Borghese, otorino di Napoli. Ieri, Ivano Vezzulli, Medico di Medicina Generale nel lodigiano. Lunedì 16, Mario Giovita, medico di Medicina Generale della provincia di Bergamo. Prima di loro, Raffaele Giura, primario di pneumologia a Como. Carlo Zavaritt, ex assessore e medico bergamasco. Giuseppe Borghi, medico di Medicina Generale a Casalpusterlengo. Il 7 marzo, Chiara Filipponi, anestesista di Portogruaro, deceduta però a causa di una malattia allo stadio terminale.

Si allunga purtroppo il triste elenco dei Medici caduti nel corso dell’epidemia di Covid-19. E mentre aumenta il dato ufficiale degli operatori sanitari contagiati, diffuso ogni sera dall’Istituto superiore di Sanità (ieri ammontava a 2629), molti sono i medici che muoiono improvvisamente, anche se la causa della morte non è direttamente riconducibile al virus, perché il tampone non viene effettuato.

Da oggi, i loro nomi sono riportati sul Portale FNOMCeO, che resterà listato a lutto in loro memoria, in un triste elenco che verrà via via aggiornato, insieme ai dati sui contagi. Un monito, una lezione per tutti.

«I morti non fanno rumore, non fanno più rumore del crescere dell’erba, scriveva Ungaretti – commenta il presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli -. Eppure, i nomi dei nostri amici, dei nostri colleghi, messi qui, nero su bianco, fanno un rumore assordante. Così come fa rumore il numero degli operatori sanitari contagiati: 2629, quasi trecento in più del giorno precedente. L’8,3% del totale dei colpiti, come fa rilevare la Fondazione Gimbe, mentre i professionisti sanitari costituiscono il 2,5% dei cittadini. Non possiamo più permettere che i nostri medici, i nostri operatori sanitari, siano mandati a combattere a mani nude contro il virus. È una lotta impari, che fa male a noi, fa male ai cittadini, fa male al paese».

LEGGI ANCHE: CORONAVIRUS, LETTERA DI SPERANZA ALLA FNOMCEO: «GRATITUDINE PER IL LAVORO SVOLTO, MEDICI ITALIANI TRA I MIGLIORI AL MONDO»

E molte sono le iniziative messe in campo in queste ore per sensibilizzare l’opinione pubblica. La FIMMG nazionale ha lanciato, insieme con Cittadinanzattiva, il crowdfunding “Nudi contro il virus”: con donazioni a partire da un euro, si contribuiranno a comprare i dispositivi individuali di protezione, dei quali molti medici di medicina generale sono tuttora sprovvisti, e gli strumenti per i teleconsulti. Mentre FIMMG Lombardia, duramente colpita dal Covid-19, ha presentato una diffida contro le istituzioni, seguita oggi dall’Intersindacale dei Medici ospedalieri, che ha diffidato le Asl. E anche dagli Ordini territoriali monta la protesta. A Bergamo i medici di medicina generale ammalati o in quarantena sono oggi 128, di cui solo 98 sostituiti e 24 coperti dalla continuità assistenziale. Situazioni drammatiche in tutta la Lombardia, in Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, mentre l’epidemia si sta estendendo al Centro-Sud. Anche là, trovando facile terreno tra i medici sguarniti delle adeguate protezioni.

«I medici sono arrabbiati, esasperati da questo stillicidio di brutte notizie, spaventati dall’escalation di contagi che si sarebbero potuti prevenire ed evitare se solo le istituzioni ci avessero ascoltati sin da subito – continua -. È da febbraio che, come FNOMCeO, scriviamo lettere, lanciamo appelli, per chiedere che i medici siano messi in sicurezza, per loro ma anche per evitare che diventino veicolo di contagio verso i pazienti, verso i cittadini più fragili, resi deboli dalle malattie e dall’età avanzata. Ci sentiamo a questo punto dimenticati, poco considerati, come dimostra anche l’ultimo Decreto Legge, che prevede giusti sostegni per molte categorie ma nulla prevede per supportare e riconoscere l’impegno degli operatori sanitari».

«Diamo atto che il Ministro della Salute Roberto Speranza ci è sempre stato vicino, sin dall’inizio del suo mandato e in modo ancor più intenso durante questa epidemia – conclude Anelli -. Confidiamo quindi nel suo intervento, sicuri che non lascerà soli i suoi medici, i suoi professionisti, il capitale umano del suo e nostro Servizio sanitario nazionale. Chiediamo dunque il suo intervento per fermare queste morti, questi contagi inutili, perché prevedibili, e dannosi perché mettono a rischio l’intera comunità. Ci conforta il fatto che le nostre istanze siano tenute nella giusta considerazione, come dimostra, ad esempio, il parere di ieri sera del Comitato Tecnico-Scientifico di Protezione Civile e Ministero della Salute, che ha raccomandato, come da noi auspicato, l’esecuzione dei tamponi sui sanitari, quale strategia per contenere il più possibile la diffusione del virus».

 

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