Lavoro 20 Luglio 2022 09:37

«Convivere con un assassino è possibile?». Tutti gli errori commessi nella gestione del Covid

Giuseppe Imbalzano, già direttore sanitario di numerose aziende sanitarie in Lombardia spiega perché il virus a distanza di due anni fa ancora paura e quali accorgimenti dovrebbero essere adottati per vincere la battaglia

«Convivere con un assassino è possibile?». Tutti gli errori commessi nella gestione del Covid

È stato direttore Sanitario all’Asl di Bergamo, Milano1 e Milano2, Lodi e all’Ussl Melegnano, Giuseppe Imbalzano, oggi in pensione, osserva e monitora la situazione Covid, confronta dati, riproduce tabelle e non si rassegna ad una gestione che considera fallimentare.

Lei ha dichiarato che stiamo cercando di convivere con un assassino e dunque è una scelta priva di logica e di speranza, è corretto?

«La mortalità per Covid estremamente elevata, in Italia ha superato i 160 mila decessi in questi 30 mesi. Secondo me molto mal contati. Ai decessi in costanza di malattia si sommano i deceduti per patologie aggravate dal covid e dalle conseguenze dello stesso».

Il numero dei casi è elevato, ma lei ritiene che siano di più.

«Dando uno sguardo ai casi registrati ed effettivi nelle regioni italiane fino a dicembre 2021, si pone qualche perplessità circa il rapporto tra ricoverati e casi attivi di Covid in alcune regioni. Mentre la media nazionale è 0,0077, l’Emilia-Romagna ha una percentuale di ricoveri dello 0,0201, la Campania di 0,0043, il Lazio 0,0045, la Sicilia 0,01. Come appare evidente ci sono differenze importanti. È molto improbabile che i ricoveri siano dovuti ad un maggior numero di non vaccinati, considerato che queste sono Regioni in cui le attività di vaccinazione sono state svolte con attenzione e rigore e quindi i casi possibili in Emilia-Romagna appaiono essere un multiplo di quelli registrati. E così per altre Regioni italiane. Alcuni colleghi ritengono che i casi attivi siano sino al triplo di quelli identificati. Io credo che possiamo immaginare che siano circa il doppio».

Si riferisce alla scelta di portare masse di giovani nelle piazze con i concerti, ad esempio?

«No, sono le normali attività quotidiane e la gestione inadatta nella separazione tra positivi e non infetti. La gestione della scuola, negli ospedali e a domicilio. Troppi clinici, che sanno gestire ottimamente farmaci e assistenza al malato, hanno assunto un ruolo di gestori della pandemia con conseguenti indicazioni inadeguate, e molti politici hanno perso di vista due elementi fondamentali: la sicurezza dei cittadini e dei lavoratori e le leggi sulla sicurezza e prevenzione delle malattie infettive (art. 260 norme diffusione malattie infettive)».

Oggi ci sono medici che ritengono utile creare l’immunità di gregge, lei è d’accordo?

«Le rispondo con una domanda “Si può convivere con un assassino?”. Questo è quanto di più inatteso potessimo supporre dopo due anni e mezzo di epidemia, tanto diffusa quanto devastante». E in UK e nelle altre Nazioni dove è stato adottato non ha portato a questo risultato. E la presenza di un numero elevato di decessi, e di varianti, la liberalizzazione della diffusione infettiva dimostra che non è la strada giusta».

Si poteva evitare la diffusione della malattia e il conseguente numero di morti?

«Era indispensabile separare nettamente le attività ospedaliere e territoriali e gestire diversamente i malati a domicilio evitando la diffusione familiare (il 60% dei casi si sviluppa in famiglia). Ha avuto un suo peso anche una inadeguata comunicazione e informazione ai cittadini che non ha consentito di acquisire la basi minime per poter gestire in sicurezza questa epidemia».

In che modo?

«Era necessario fornire strumenti informativi e protezioni adeguate alle famiglie per ridurre la diffusione casalinga del virus. Apportare una radicale modifica nella identificazione dei casi di infezione che viene “inseguita e non preceduta”. Attuare azioni efficaci di limitazione della diffusione e premi a chi era in grado di abbattere la diffusione negli ambienti sociali (amministratori regionali e locali, scuole e comunità) o di lavoro (datori di lavoro e forze sociali). Non si deve pagare solo il danno, ma premiare i risultati positivi che si ottengono. Le criticità della diffusione infettiva in ambienti a rischio come le strutture sanitarie devono cessare con comportamenti e protocolli rigorosi, corretti e privi di rischi per il personale. Le leggi sulla sicurezza del lavoro non vengono applicate e nessuno sorveglia per evitare che accada, in particolare i direttori stessi delle Aziende. Il problema è il virus e non la mascherina, che anzi dovrebbe essere adottata anche regolarmente d’inverno, quando sarà scomparso il Covid, per abbattere la diffusione influenzale. Ripristino immediato della campagna vaccinale con il coinvolgimento pieno dei medici di famiglia. Ricordando che la vaccinazione, da sola, non è sufficiente per evitare la diffusione infettiva. Oltretutto con i limiti di efficacia temporale che ha dimostrato».

 

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato

Articoli correlati
Covid: spray nasale con anticorpi protegge da infezione. Gli scienziati: “Approccio utile contro nuove varianti e in futuro anche contro altri virus”
I ricercatori del Karolinska Institutet, in Svezia, hanno dimostrato che lo spray nasale anti-Covid sviluppato, a base di anticorpi IgA, può offrire protezione dall'infezione. O almeno così è stato nei topi su cui è stato testato, come riportato da uno studio pubblicato su PNAS. I risultati aprono la strada a una nuova strategia per proteggere le persone ad alto rischio a causa delle diverse varianti del virus Sars-CoV-2 e possibilmente anche da altre infezioni
Fiaso: Covid ancora in calo, ma preoccupa l’influenza
Si conferma in calo l’indice dei ricoveri Covid. La rilevazione degli ospedali sentinella aderenti a Fiaso fa registrare un complessivo -16% nell’ultima settimana del 2023. Secondo l'ultima rilevazione Fiaso i virus influenzali stanno avendo un impatto in termini assoluti maggiore sugli ospedali
di V.A.
Covid: le varianti sono emerse in risposta al comportamento umano
Le varianti del virus Sars-CoV-2 potrebbero essere emerse a causa di comportamenti umani, come il lockdown o le misure di isolamento, le stesse previste per arginare la diffusione dei contagi. Queste sono le conclusioni di uno studio coordinato dall’Università di Nagoya e pubblicato sulla rivista Nature Communications. Utilizzando la tecnologia dell’intelligenza artificiale e la modellazione matematica […]
Covid: in commercio terapie di dubbia sicurezza ed efficacia
Ci sono la bellezza di 38 aziende che hanno messo in commercio presunti trattamenti a base di cellule staminali e di esosomi (vescicole extracellulari) per la prevenzione e il trattamento del Covid-19
Covid: alta adesione degli over 60 ai vaccini ridurrebbe fino al 32% i ricoveri, le raccomandazioni nel Calendario per la Vita
Il board del Calendario per la Vita, costituito da diverse società scientifiche, ha redatto delle raccomandazioni per la campagna di vaccinazione anti-Covid per l’autunno-inverno 2023
di V.A.
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Contributi e Opinioni

Giornata Infermieri. Testimonianze: “Chi va via, e chi ritorna…”

Rosaria ha accolto l’ordine di servizio arrivato a dicembre 2013. Ad accompagnarlo una frase: “Sono pazienti particolari, si prenda cura di loro”. Era il 2013 e Rosaria da allora non...
Politica

Diabete: presentate al Governo le istanze dei medici e dei pazienti

Dopo aver promosso gli Stati Generali sul Diabete, lo scorso 14 marzo, alla presenza del ministro della Salute, di rappresentanti dell’ISS e di AGENAS, FeSDI, l'Università di Roma Tor Ver...
Advocacy e Associazioni

Malattia renale cronica, Vanacore (ANED): “La diagnosi precoce è un diritto: cambia la storia dei pazienti e il decorso della patologia”

Il Presidente dell’ANED: “Questa patologia, almeno agli esordi, non dà segni di sé, è subdola e silenziosa. I primi sintomi compaiono spesso quando la malattia renale ...