Lavoro 28 giugno 2018

Congresso Anaao, si chiude l’era Troise: «La mia vittoria più grande è aver tenuto in piedi il sindacato, nonostante tutto»

Nelle parole della relazione del Segretario Nazionale uscente l’orgoglio per i risultati ottenuti e il rammarico per le battaglie non ancora concluse, a partire dal rinnovo del contratto, su cui però si dice fiducioso: «Spero che in autunno la trattativa si chiuda»

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Il sindacato dei medici dirigenti Anaao Assomed è riunito in congresso a Roma e sabato rinnoverà gli organi statutari. Si chiude l’era di Costantino Troise, quindi, il Segretario Nazionale uscente che ha guidato il sindacato per otto anni. La sua ultima relazione è preceduta da un video sulla storia di Anaao, che ricorda proteste e manifestazioni della categoria in bianco e nero paragonandole con gli scioperi più recenti, e viene salutata da una platea in piedi che sventola con orgoglio le verdi bandiere del sindacato. Commossi i ringraziamenti di Troise, che nel suo lungo intervento ha toccato i principali problemi della categoria e del sistema sanitario, a partire dal definanziamento e dal decentramento per passare alla crisi professionale e alla formazione medica, senza dimenticare il rapporto tra ospedali e territorio.

Tante le battaglie combattute, diverse le vittorie incassate, come ricorda ai microfoni di Sanità Informazione. E la principale è «aver tenuto in piedi il movimento sindacale per otto anni facendo politica, visto che c’è stato impedito di fare sindacato, difendendo il ruolo dei medici e il diritto alla salute dei cittadini, tenendo insieme il diritto alla cura e il diritto a curare. Malgrado le difficoltà, le politiche recessive, il peggioramento delle condizioni di lavoro o il blocco retributivo, noi siamo ancora in piedi e teniamo alta l’idea di un servizio sanitario nazionale pubblico che garantisca l’esigibilità di un diritto alla salute che è uno e indivisibile».

Poi elenca dal palco i “lampi nel buio” che hanno contraddistinto i successi dell’ultimo quadriennio: la legge sugli orari di lavoro e quella sulla responsabilità professionale, il cumulo previdenziale e la stabilizzazione dei precari. «Sono tutte iniziative – ricorda Troise – in cui c’è la cultura e l’azione dell’Anaao. Passi avanti che tuttavia sono insufficienti rispetto ad una soluzione totale della questione».

Ma è quando parla delle difficoltà degli specializzandi e del problema della carenza degli specialisti che viene più volte interrotto dagli applausi dei delegati seduti ad ascoltarlo: «Aumentare i contratti per le scuole di specializzazione è una misura utile ma per il futuro, visto che ogni investimento fatto oggi darà risultati tra cinque anni. Ma la crisi è oggi e se non viene risolta tra cinque anni non ci arriviamo. Dobbiamo attuare provvedimenti straordinari come quelli fatti nel passato e permettere agli specializzandi dell’ultimo anno di partecipare ai concorsi, in modo che in mancanza di specialisti lavorino gli specializzandi».

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Tra gli altri provvedimenti a cui pensa il sindacalista per risolvere un problema che rischia di mandare al collasso l’intero sistema sanitario è «incentivare i medici stranieri a venire in Italia oppure trasferire le competenze da un segmento professionale ad un altro, dai medici agli infermieri per esempio. Ma questo si può fare in un piano ordinato di rapporto della professione, non certo con una politica selvaggia che mette gli uni contro gli altri armati. Così non andiamo avanti».

Tra i faldoni che il successore di Troise si troverà sulla scrivania, c’è poi immancabilmente quello del rinnovo del contratto della dirigenza medica, da «chiudere in tempi brevi perché dobbiamo aprire il successivo, che ci potrebbe dare occasione di ridiscutere un modello organizzativo del lavoro e nuove politiche retributive». Ma sulla conclusione di una trattativa che va avanti da anni il Segretario uscente si dice piuttosto ottimista: «Ci stiamo lavorando e spero che tra settembre e ottobre prossimi riusciremo a chiudere».

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Più in generale, poi, il nuovo Segretario si troverà, a detta di Troise, a dover «salvare un servizio sanitario pubblico nazionale che il governo vuole rilanciare e valorizzare» e a risolvere la crisi di identità dei medici, «arrivata ad un punto non più sopportabile: siamo deboli, smarriti e spesso frustrati. Bisogna ripartire da un riscatto e da un orgoglio della professione», sottolinea il Segretario uscente, lasciando in parte tracciata la strada da percorrere al nuovo gruppo dirigente.

«Non poco abbiamo fatto ma c’è ancora molto da fare – conclude così dal palco la sua ultima relazione -. E senza titanismo e senza vittimismo dobbiamo chiedere molto perché ad accontentarsi di poco ci si riduce fino a scomparire. Quelli che resistono non sempre vincono, ma quelli che vincono sono sempre quelli che resistono».

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