Lavoro 17 Novembre 2015 16:31

#BastaTurniMassacranti«Si è perso tempo, medici legittimati a fare ricorso»

Si cerca il rimedio in extremis, ma i sindacati alzano il muro. Il presidente Aran, Sergio Gasparrini:«Deroghe in armonia con quanto impone l’Ue». Cgil, Cisl, Cimo e Anaao non fanno concessioni. Migliaia di azioni verso lo Stato

#BastaTurniMassacranti«Si è perso tempo, medici legittimati a fare ricorso»

Niente sconti, solo ricorsi». Perentoria la posizione di sindacati e medici di fronte al tentativo in extremis dello Stato di mettere una pezza alla questione dei turni massacranti. A pochi giorni dall’entrata in vigore della Legge 161, promulgata oltre un anno fa per salvare l’Italia dalla procedura d’infrazione per la violazione della direttiva europea 2003/88, la situazione è ancora molto fumosa.


Non c’è chiarezza su come, senza lo sblocco del turnover, possa avvenire quello che non è mai successo fino ad adesso, ovvero che si possa rispettare il limite delle 48 ore settimanali con riposi minimi di almeno 11 ore tra un turno e l’altro. Ancora numerose, in tal senso, le segnalazioni dei camici bianchi a Sanità Informazione che da tempo ha lanciato la campagna #BastaTurniMassacranti con le storie raccontate all’indirizzo email redazione@sanitainformazione.it finite anche all’attenzione del ministro alla Salute, Beatrice Lorenzin. Nel frattempo, con migliaia di ricorsi già avviati da Consulcesi per la violazione della direttiva europea, il confronto all’Aran (Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni) ha portato ad una fumata nera, come hanno confermato dai sindacati e come riportato anche nell’approfondimento del Sole 24ore.

«Siamo fuori tempo massimo – afferma Biagio Papotto, Segretario Nazionale della Cisl Medici -, il Governo ha avuto un anno di tempo per affrontare le problematiche dell’orario di lavoro. Non abbandoneremo il tavolo della contrattazione ma al tempo stesso non ammetteremo deroghe. Per noi dal 25 novembre si applicherà la regola».

«L’incontro con l’Aran – gli fa eco Costantino Troise, Segretario Nazionale Anaao, sindacato di riferimento dei dirigenti medici ospedalieri – non ci ha soddisfatto, è stata una convocazione a carattere strumentale e potrebbe costituire un paravento per forzature legislative. Non vogliamo che il problema venga ridotto ad un mero elenco di deroghe e provvedimenti per contravvenire alla legge.  Ci sono 15mila medici precari che aspettano da anni un provvedimento per essere assunti, e tutti che vogliono dire basta ai turni massacranti per riprendersi pezzi di vita e autonomia e responsabilità nel proprio lavoro».

Secondo Cecilia Taranto, responsabile Sanità nella Segreteria Nazionale FP CGIL, dal 25 novembre, «i medici e tutto il personale sanitario debbono fare il giusto orario. Si deve cioè fare in modo di rispettare l’orario di riposo tra un turno e l’altro, e le Regioni e il governo devono fare in modo, attraverso le risorse necessarie da assicurare a queste procedure assolutamente vincolanti per rendere sicure le prestazioni che medici e operatori sanitari devono offrire ai pazienti per provvedere al recupero e allo stanziamento di queste risorse. Non continuando a fare finta di aver assicurato al Ssn un miliardo in più dello scorso anno, perché al Ssn mancano moltissime risorse per fare seguito a queste assunzioni».

Riccardo Cassi, presidente di Cimo, il sindacato dei medici ospedalieri sottolinea «la netta contrarietà ad ogni forma di deroga, perché questa questione va avanti da troppo tempo. Le Regioni – dice – avevano tutto il tempo di intervenire e non hanno fatto niente» e anticipa la possibilità di inserire la questione nella Legge di Stabilità, ma specifica: «Purché il Governo ne abbia la volontà, si potrebbe tamponare la situazione. Ad ogni modo – aggiunge Cassi – il problema non si risolve in 15 giorni e dobbiamo cominciare ad affrontarlo perché sicuramente sarà uno dei problemi principali del nuovo contratto di lavoro, quando ci sarà. Se ce ne fosse la volontà, in primavera si potrà continuare a trattare. Sicuramente gli orari, i riposi e la sicurezza sul lavoro e delle cure saranno i punti focali del nuovo contratto». Ipotesi che non convince la Cisl: «Oggi le divisioni – afferma Papotto – ed i pronto soccorso sono gestite da precari, co.co.co. Questo è inammissibile. La nuova Legge di Stabilità deve trovare i fondi per stabilizzare i precari e creare gli organici adeguati. Le Regioni forse pensano che una emergenza H24 sia gestibile con 6 unità di personale?».

Nonostante lo scetticismo e le critiche dei sindacati, il presidente dell’Aran, Sergio Gasparrini appare fiducioso: «Il tempo che abbiamo a disposizione è poco, ciononostante abbiamo voluto convincere le organizzazioni sindacali che è determinante trovare una soluzione per permettere, semplicemente, di organizzare il lavoro all’interno di ospedali e aziende sanitarie. Non c’è una disponibilità fortissima ma la speranza rimane. Ci sarà un’altra riunione dove faremo delle proposte concrete e vaglieremo l’effettiva disponibilità a trovare punti d’intesa. La cattiva organizzazione del lavoro non va tuttavia confusa con le regole. Noi le regole cercheremo di mantenerle in armonia con ciò che ci chiede la comunità europea con delle deroghe specifiche in casi speciali e circostanze. Nessuno dovrà sacrificarsi con orari inumani».

La situazione appare, però, sempre più delicata e contorta. Migliaia di medici hanno già scelto di agire contro lo Stato per la violazione della direttiva Ue 2003/88. «Al Governo – non ha dubbi Biagio Papotto (Cisl) – conviene trovare i fondi e aprire il tavolo per il contratto nazionale di lavoro, piuttosto che far fronte a tutti i ricorsi che sicuramente vinceranno dal momento che l’Europa, di cui l’Italia fa parte, ha dettato legge. Il personale sanitario è legittimato a fare ricorso». «Ci sono disposizioni normative che sono una sicurezza per tutti i lavoratori, compresi quelli del Ssn, i quali nel vecchio contratto sono gli unici ad aver provato a contemperare le esigenze di sicurezza con l’organizzazione del servizio – fa notare Cecilia Taranto (Cgil) e le Regioni, così come i Governi che si sono succeduti, hanno avuto tanti anni a disposizione per ottemperare e per rendere sicuro il lavoro e le prestazioni rese ai cittadini». Costantino Troise (Anaao) conferma che  «i ricorsi sul pregresso sono tantissimi», ma chiude affermando: «Il giudice interviene laddove la politica e l’amministrazione falliscono».

Articoli correlati
Consiglio di Stato boccia i reparti gestiti dagli infermieri. CIMO-FESMED: «Competenze mediche non siano affidate ad altri professionisti»
Il sindacato commenta la sentenza: «La gestione del percorso terapeutico e clinico del pazienti deve essere in capo ai medici»
Liste d’attesa, la proposta CIMO-FESMED per recuperare 22 milioni di ore di assistenza l’anno
Il sindacato: «Dedicare le 4 ore a settimana previste per attività non assistenziali a prestazioni mediche aggiuntive per abbattere le liste d’attesa, prevedendo una retribuzione extra-contrattuale»
Perché andare nelle Case della Comunità, se lo studio medico è sotto casa? Risponde Pina Onotri (SMI)
Il Segretario Generale del Sindacato Medici Italiani, in un’intervista a Sanità Informazione ripercorre le principali criticità del PNNR. Le proposte: «Modificare la legge 502/92 e studiare un meccanismo flessibile di equivalenza scelta/ore, che permetta ai medici con un carico assistenziale inferiore al massimale di coprire un debito orario nelle case di comunità, retribuiti a quota oraria o capitaria»
Medici e infermieri: patto su assistenza. Anelli (Fnomceo): «Regioni in ritardo sui fabbisogni»
Riuniti i due Comitati Centrali Fnomceo-Fnopi: «Da noi le indicazioni per la qualità e l’efficienza dei servizi. Ai cittadini vanno garantite le competenze delle due professioni». Anelli: «DM 71 ha sottostimato fabbisogno infermieri nelle case di comunità e non ha risolto il problema della carenza dei MMG»
Pediatri, medici del 118, guardie mediche: la carenza di camici bianchi investe il Molise
Nella regione si registra una grave carenza di pediatri ospedalieri e il Punto nascite di Isernia rischia di chiudere. Crudele (OMCeO Isernia): «Non bisogna fare avvisi per sei mesi a tempo determinato, ma concorsi che diano una stabilità». De Gregorio (OMCeO Campobasso): «La coperta è corta, abbiamo troppe sedi di guardia medica»
di Francesco Torre
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

Covid-19 e vaccini: i numeri in Italia e nel mondo

Al 1° luglio, sono 547.500.575 i casi di Covid-19 in tutto il mondo e 6.335.874 i decessi. Ad oggi, oltre 11,74 miliardi di dosi di vaccino sono state somministrate nel mondo. Mappa elaborata dall...
Covid-19, che fare se...?

Quali sono i sintomi della variante Omicron BA.5 e quanto durano?

La variante Omicron BA.5 tende a colpire le vie aeree superiori, causando sintomi lievi, come naso che cola e febbre. I primi dati indicano che i sintomi durano in media 4 giorni
Covid-19, che fare se...?

Negativo con i sintomi, quando posso ripetere il test?

Capita sempre più spesso che una persona con i sintomi del Covid-19 risulti negativa al primo test. Con Omicron sono stati segnalati più casi di positività ritardata. Meglio ripet...