Lavoro 19 Marzo 2020

Solidarietà per ASST Santi Paolo e Carlo. Ma il direttore avverte: «Emergenza fino all’estate senza atteggiamento responsabile»

Il direttore Matteo Stocco: «156 ricoveri, 30 in terapia intensiva: numeri in crescita costante. Mancano respiratori e CPAP»

di Federica Bosco

Milanesi solidali donano denaro, apparecchiature, ma anche cene gourmet, creme per le mani e mettono a disposizione persino appartamenti per far riposare il personale tra un turno e l’altro. La fantasia, come la generosità non sembra mancare ai donatori dell’ASST Santi Paolo e Carlo di Milano.

Il direttore dell’ASST Santi Paolo e Carlo di Milano Matteo Stocco, in video collegamento con noi, ringrazia ma non nasconde il timore che l’emergenza possa protrarsi fino all’estate se non si adotta un atteggiamento più responsabile. «L’ultimo conteggio – spiega – era di 156 ricoverati, 30 in terapia intensiva e almeno 50 sostenuti da apparecchiature per la respirazione, la situazione nei pronti soccorsi è stabile, ma in costante aumento non ancora esponenziale, speriamo che tenga».

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Nei giorni scorsi abbiamo visto una grande generosità degli italiani e dei milanesi, anche voi avete ricevuto molto?

«Dai piccoli gesti quotidiani di supporto al personale del pronto soccorso con cibo e pizze, a  materiale vario anche sanitario: abbiamo ricevuto molti saturimetri, almeno 20 monitor, e poi tante donazioni di soldi  che verranno reinvestiti nell’acquisto di apparecchiature e per aumentare il numero dei posti letto monitorati per ciò che ci aspettiamo, ovvero un aumento importante dei casi positivi. C’è poi una grande attenzione nei confronti dei nostri operati che spero rimanga anche dopo. Un’infermiera giorni fa mi ha chiesto: “Si ricorderanno di noi finita l’emergenza?” io ho risposto che  spero di sì, perché effettivamente i nostri operatori sono davvero in prima linea come mai era successo negli ultimi decenni».

Secondo lei questa situazione si protrarrà ancora a lungo?

«Gli esperti dicono di sì, purtroppo se non rispettiamo le regole, se non si rimane a casa, se non si lasciano le strade solo a chi ne ha effettivamente necessità per il bene comune, ma si continua ad approfittare della situazione per andare in giro, aumenta il numero dei casi e quindi continueremo a diluire nel tempo l’emergenza. L’invito è di rimanere a casa. È un sacrificio, ma è ancora un sacrificio più grande rimanere in trincea per curare quelli che si presentano al pronto soccorso».

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Riuscite in questo momento ancora a gestire l’emergenza?

«Con la buona volontà di tutti,  una grande professionalità e una forza incredibile che il nostro personale mette ogni giorno oggi siamo in grado di  garantire il meglio delle cure».

Cosa manca di più in questo momento?

«Personalmente credo, come amministratore dell’azienda, che manchino le apparecchiature. Si fa fatica a trovare in commercio respiratori, CPAP e dispositivi di protezione perché ormai in tutto il mondo c’è un emergenza coronavirus. E’ una pandemia e il mercato non riesce a garantire tutto a tutti».

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