Lavoro 9 Luglio 2020

Liberi professionisti, anche gli assistenti sociali in piazza per chiedere sostegno al Governo

Davanti alla Camera si sono radunati un centinaio di giovani liberi professionisti in rappresentanza di otto categorie professionali. Tra le richieste, la possibilità di accedere al contributo a fondo perduto previsto dal Dl Rilancio

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«Siamo i cervelli che non se ne sono andati all’estero ma che hanno scelto di restare. Siamo i professionisti di oggi e soprattutto di domani, indispensabili per il bilancio dello Stato ma considerati un costo inutile quando si tratta di essere aiutati». Sono alcuni passaggi del messaggio lanciato da Piazza Monte Citorio dai giovani professionisti ordinistici che lamentano scarsa attenzione da parte del governo: tra le otto categorie rappresentate, anche gli assistenti sociali in piazza, che si sono aggiunti ad architetti, avvocati, consulenti del lavoro, geometri, ingegneri, notai e periti industriali. Categorie che lamentano «un’attenzione marginale» da parte del Governo durante questa crisi, anche perché esclusi da provvedimenti di sostegno economico. In prima fila i giovani under 40 che rappresentano il 40% dei 2,3 milioni di professionisti in questione.

«Come giovani professionisti vogliamo essere interlocutori della politica in quelle che possono essere le azioni da mettere in campo soprattutto in questo momento particolare per il Paese – spiega a Sanità Informazione Maria Rosaria Astarita, segretario dell’Ordine degli assistenti sociali con delega ai giovani -. I liberi professionisti sono una risorsa per il Paese e non un costo, è importante che passi questo concetto».

Cinque le richieste al governo: non essere discriminati nel riconoscimento di misure di sostegno economico alle imprese in difficoltà (il Dl Rilancio esclude dal contributo a fondo perduto i professionisti iscritti agli Albi); dare ascolto ai professionisti circa la complessità normativa e le criticità operative; norme chiare e snellimento dell’apparato burocratico; riduzione della pressione fiscale; evitare il fenomeno dell’emigrazione professionale.

«Ormai superiamo il migliaio di assistenti sociali liberi professionisti – spiega Gianmario Gazzi, presidente CNOAS -. La nostra è una professione tipicamente subordinata ma ormai da tempo si sta affermando anche la libera professione sia come consulenti sia come progettisti, ma soprattutto come formatori, supervisori. C’è un mondo intero che si sta sviluppando a favore della professione stessa ma soprattutto a favore dei cittadini».

Nonostante queste criticità che riguardano il mondo della libera professione, il mondo dell’assistenza sociale può festeggiare l’importante emendamento al Dl Rilancio approvato durante l’esame in Commissione Bilancio, in base al quale i servizi sociali rientrano tra i diritti costituzionalmente garantiti perché sono servizi pubblici essenziali.

«Siamo soddisfatti delle iniziative di questo momento e del Dl Rilancio e speriamo che anche nei prossimi decreti potremo trovare altri investimenti a favore dei cittadini tramite l’utilizzo di una professione importante che è quella dell’assistente sociale – conclude Gazzi -. Sicuramente rimane il problema dei giovani e soprattutto di quei giovani non dipendenti ma liberi professionisti, quelli che creano innovazione nel nostro Paese. È ora di sostenerli».

 

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