Lavoro 2 Settembre 2019

#AdessoBasta, i medici di famiglia scendono in piazza. Scotti (FIMMG): «Troppi attacchi e preconcetti»

Il tour prenderà il via da Biella il 3 settembre per poi toccare tutte le principali piazze d’Italia, partendo dal nord Italia dove in 30 giorni toccherà 15 città percorrerà 1800 chilometri

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«Da un lato una discussione sulla sanità troppo spesso distante dalla realtà e dai bisogni dei cittadini; dall’altro i Medici di Famiglia, abituati per le loro prerogative più a fare che a cercare consenso mediatico avendo invece forte quello dei propri assistiti. E per questo molto spesso facili bersagli di attacchi sull’appropriatezza e sui costi attraverso l’uso di preconcetti, luoghi comuni, approcci superficiali che molte volte arrivano se espressi da altri medici anche ai limiti della sopportabilità deontologica». È in questo contesto che la FIMMG – si legge in una nota – ha scelto di dare vita ad un’iniziativa senza precedenti, un tour legato ad un hashtag molto chiaro: #adessoBasta. Il tour prenderà il via da Biella il 3 settembre per poi toccare tutte le principali piazze d’Italia, partendo dalla tappa del Nord Italia dove in 30 giorni toccherà 15 città percorrerà 1800 chilometri.

«Se la politica è l’arte del compromesso – dice il segretario generale FIMMG Silvestro Scotti – la medicina, anche e soprattutto quella di famiglia, è l’arte di ascoltare. Per questo, stavolta abbiamo deciso di farci ascoltare, e per farlo di dare vita a ad un vero e proprio tour nelle piazze d’Italia soprattutto dei piccoli paesi, pronti a cercare un ulteriore confronto con i cittadini ed essere sempre più un punto di riferimento di un servizio sanitario di prossimità ad accesso diretto e gratuito».

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«Ricordiamo a tutti che in Italia ci sono 5.498 comuni sotto i 5.000 abitanti, che rappresentano il 69,47% del numero totale dei comuni italiani, dove vivono circa 10 milioni di cittadini ai quali va offerto, considerando una maggiore distanza da un’offerta di secondo livello specialistico, un servizio di cure primarie competitivo ed efficiente, partendo dalle unità elementari che noi chiamiamo micro-equipe, che possono migliorare anche l’efficienza del SSN nelle aree a maggiore densità di popolazione diventando il mattone costituente di forme più complesse di cure primarie».

«Lo scenario che si stenta a far comprendere- si legge ancora- è quello di un paese nel quale si registra un rapido e costante invecchiamento della popolazione, con l’esigenza di offrire risposte adeguate sul tema delle cronicità che hanno come fondamentali per l’assistenza di una tale popolazione la prossimità e la domiciliarti».

«Constatiamo con rammarico che le proposte portate avanti dalla nostra Federazione per sviluppare e migliorare l’organizzazione dell’assistenza sul territorio – prosegue Scotti – sono state scarsamente prese in considerazione e riteniamo che in piazza con noi ci affiancassero gli amministratori locali a cui illustrarle insieme ai loro cittadini, in modo da farne quasi una petizione popolare senza colori politici poiché riteniamo la tutela della salute e l’SSN fuori da questa disputa. Abbiamo un contratto di lavoro i cui contenuti devono essere evoluti per poter soddisfare i bisogni di salute e per offrire ai pazienti un servizio di prossimità che, lo ricordiamo, significa assistere e curare i cittadini là dove vivono e lavorano. Ancor più se parliamo di realtà territoriali distanti dalle grandi metropoli, dove spostarsi non è sempre facile e gli ospedali più vicini sono a chilometri e chilometri di distanza».

Ed è questo un tema che chiunque sia al governo o all’opposizione dovrà tenere in debita considerazione proprio di qui ai prossimi mesi, quando si metterà mano alla legge finanziaria. Scotti ricorda con disappunto che: «A tantissimi medici manca il supporto di altre figure professionali come l’infermiere di studio, il personale amministrativo o altri operatori come l’Assistente Sociale e i Terapisti della Riabilitazione. Figure che possano cioè aiutarli a gestire tutte quelle funzioni, spesso non mediche, che non gli permettono, se non con grande sacrificio, di prendersi cura dei pazienti e offrire loro un’assistenza migliore».

«Per questo bisogna intervenire ma non sul Fondo Sanitario Nazionale- continua la nota- che va comunque salvaguardato ma attraverso altri capitoli di spesa come quelli sull’occupazione e sullo sviluppo tecnologico, dove ad esempio strumenti di decontribuzione e defiscalizzazione mettano in condizione i Medici di Famiglia di acquisire personale e quanto necessario ad offrire una serie di servizi o semplici esami, come fare un elettrocardiogramma, una spirometria o una glicemia come pure accedere a tutta la tecnologia di telemedicina disponibile che renderebbero gli ambulatori dei medici di famiglia competitivi rispetto alla corsa all’ospedale. Per questo il leader della FIMMG insiste con decisione nel ricordare a quanti hanno il potere, ma anche il dovere, di assumere decisioni che il contratto di lavoro non basta».

«Abbiamo bisogno – conclude Scotti – di una politica che investa nella Medicina di Famiglia con provvedimenti specifici e finalizzati in finanziaria e continueremo a essere nelle piazze a ripeterlo ai cittadini».

Il tour #adessoBasta prenderà il via da Biella per poi toccare tutte le principali piazze d’Italia, partendo dalla tappa del Nord Italia dove in 30 giorni toccherà 15 città percorrerà 1800 chilometri e dove spera d’incontrare una rappresentanza dei 10 milioni di cittadini ma essendo certi della attenzione di tutti i 60 milioni di italiani. Si distribuiranno i volantini con le ragioni di #adessobasta, hashtag che è stato tradotto in tutti i dialetti proprio per ricordare la territorialità e l’appartenenza alle comunità locali dell’offerta della medicina di famiglia, sarà anche una piazza social con dirette Facebook e interviste dei presenti cittadini o amministratori locali e si ricaverà un primo docufilm dell’iniziativa che sarà diffuso durante il Congresso Nazionale della FIMMG di ottobre di quest’anno. Uno sforzo importante sia sotto il profilo economico che logistico, al quale i Medici di Famiglia della FIMMG non hanno voluto rinunciare, convinti che valga la pena combattere questa battaglia di civiltà in difesa di quel diritto alla salute che la costituzione italiana sancisce.

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