Giovani 2 gennaio 2018

Un 2018 di lotta al precariato per i giovani medici: «Basta con pagamenti in ‘pizza e birra’ e altre proposte indecenti…»

Il gruppo Facebook “Giovani Medici Anti Sfruttamento” raccoglie le esperienze di ragazzi laureati cui vengono offerte pizze e birre o 200 euro al mese per ruoli di elevata responsabilità. La fondatrice Lucrezia Trozzi: «Chiediamo l’introduzione dell’equo compenso per la nostra dignità professionale»

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Offerte di lavoro che sfruttano l’ingenuità dei giovani medici che si affacciano per la prima volta al mondo del lavoro. Proposte “indecenti” come quella di 200 euro per diventare direttore sanitario di servizi di emergenza o, addirittura, una pizza e una birra una tantum per figurare a tutti gli incontri di una squadra di basket di serie B come medico sportivo tesserato della società.

Sono storie come queste che il gruppo Facebook “Giovani Medici Anti Sfruttamento”, che ad oggi conta 4611 iscritti, raccoglie, denuncia e rilancia in vista di un 2018 sulle barricate anche in vista delle elezioni politiche e dei rinnovamenti di molte cariche della sanità italiana. Ne fanno parte ragazzi che intendono condividere le proprie esperienze e testimonianze, raccontando offerte di lavoro ricevute ma ritenute inadeguate come compenso o come condizioni. Ma anche giovani medici o aspiranti tali che vengono messi in guardia da offerte non adeguate alla preparazione e alle responsabilità che un medico dovrebbe avere.

È stato proprio questo il motivo che ha spinto Lucrezia Trozzi a creare il gruppo, che presto diventerà una vera e propria associazione GMAS – Giovani Medici Anti Sfruttamento: «Un pomeriggio – racconta ai nostri microfoni –, mi sono trovata a dover rifiutare una proposta di lavoro perché ho sentito dentro di me che il compenso che mi veniva offerto non era adeguato. Ho fondato il gruppo e da subito molti miei colleghi hanno cominciato a condividere le loro esperienze. Tra questi c’è la ragazza che ha raccontato il caso ormai famoso della ‘pizza e birra’: era questo quanto le era stato offerto per presenziare in quanto medico sportivo tesserato della società a tutte le partite di una squadra di basket di serie B. E ovviamente in eventi sportivi di questo genere e a questo livello i traumi possono essere anche molto seri e noi, per essere in grado di intervenire, dobbiamo frequentare dei corsi di formazione per il costo di circa duemila euro che paghiamo di tasca nostra».

«C’è stato poi un altro ragazzo – prosegue – cui è stato proposto di diventare Direttore Sanitario di società di ambulanze o di servizi di emergenza per soli 200 euro al mese. Quando ha richiesto in cosa consistesse il lavoro la risposta è stata ‘deve solo mettere qualche firmetta’. Peccato che il precedente Direttore Sanitario che si chiamava a sostituire fosse stato spesso indagato…».

«In questo modo si sfrutta l’ingenuità che può avere un giovane medico che si affaccia sul mondo del lavoro che non ci tutela affatto, perché è essenzialmente privo di regole al momento». Uno dei punti fondamentali della lotta del gruppo, che ha partecipato al fianco dei medici più grandi a tutte le recenti manifestazioni della categoria e che probabilmente aderirà allo sciopero annunciato per i prossimi 8 e 9 febbraio, è l’equo compenso: «Chiediamo l’introduzione di una tariffa minima per i professionisti sanitari e per i medici, così come previsto dall’art. 54 del nostro Codice Deontologico, che impone al medico per lo meno una tariffa che non leda la dignità professionale e la complessità dell’opera svolta», sottolinea Lucrezia.

«Chiediamo poi l’equiparazione del numero dei laureati in medicina con quello dei posti disponibili nei corsi post-lauream: i ragazzi che si laureano ma che non riescono ad accedere alle scuole di specializzazione o ai corsi di formazione per la medicina generale vivono in un limbo dal quale proliferano i casi di pagamento a pizza e birra. E questo limbo è destinato ad ampliarsi sempre di più perché anno per anno nuovi medici precari andranno ad aggiungersi ai precedenti, facendo aumentare la domanda di lavoro e portando sempre più al ribasso le offerte. Ecco perché è fondamentale una tutela da parte degli Ordini dei Medici o da parte dello Stato», conclude.

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