Formazione 9 Aprile 2019

Il presidente del Parlamento Ue Antonio Tajani: «Formazione obbligatoria ECM, l’Europa vigila e premia solo chi si aggiorna»

ESCLUSIVA | Il Presidente dell’Europarlamento, in visita a Roma al Gruppo Consulcesi, si è schierato al fianco dei medici che attendono la remunerazione della specializzazione: «Lo Stato deve sempre dare il buon esempio. Non può pretendere che i cittadini paghino le tasse e poi quando lui dev’essere pagatore non fa il suo dovere». Poi parla degli incentivi alla formazione medica ECM, che potrebbe rientrare nel nuovo bilancio comunitario 2021-2027: «Fondi e incentivi per l’aggiornamento di tutte le professioni sanitarie. Si potrebbero favorire nelle carriere coloro che hanno fatto corsi di formazione: questo permetterebbe di applicare i risultati dell’innovazione e della ricerca» | VIDEO INTERVISTA

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«Sui compensi che i medici ex specializzandi attendono da anni, l’Europa si muoverà». Antonio Tajani, Presidente del Parlamento europeo, si schiera a favore del diritto dei medici che hanno conseguito la specializzazione tra il 1978 e il 2006 ad avere la giusta remunerazione. Lo fa in una occasione particolare, la vista a Roma alla sede del Gruppo Consulcesi, network da anni in prima fila nel supportare i medici e gli operatori sanitari in ambito legale. Nella lunga intervista concessa a Sanità Informazione Tajani, candidato all’europarlamento alle elezioni del 26 maggio, ha affrontato alcuni dei temi più caldi della professione medica e del mondo sanitario: dall’aumento dei contenziosi alle nuove tecnologie come la blockchain fino all’importanza della formazione continua ECM, un settore su cui ci potrebbe essere anche importanti novità nel nuovo bilancio comunitario 2021-2027: «Si potrebbe pensare a forme di incentivo, come quella di favorire nelle carriere coloro che hanno fatto corsi di formazione, perché questo permette loro di applicare i risultati dell’innovazione e della ricerca». Tajani ha sottolineato l’importanza di essere al fianco delle aziende, soprattutto di quelle come Consulcesi che sono presenti in altre nazioni europee: «Servono delle regole che permettano alle imprese di essere competitive: abbattere la burocrazia, pagarle quando servono lo Stato, metterle nelle condizioni di poter agire e qui penso all’accesso al credito. Favorire l’internazionalizzazione accompagnando le imprese che rimangono in Italia e in Europa ma allargano i loro confini creando benessere, andando ad occupare mercati liberi in altre parti del mondo: l’internazionalizzazione è il contrario della delocalizzazione».

TAJANI (UE), AL FIANCO DEI MEDICI EX SPECIALIZZANDI

Presidente, qui oggi in visita a Consulcesi possiamo affrontare un grande tema che lega i medici italiani all’Europa: quella che è stata definita della “generazione dei diritti negati”. Tutti i medici che hanno fatto la specializzazione dal 1978 al 2006 e che non furono retribuiti adeguatamente. Sono andate avanti le cause in questi anni. Lo Stato italiano ha già dovuto rimborsare più di 500 milioni di Euro a questi medici ma si rischia di arrivare a molti miliardi se tutte le 110mila cause in corso andranno in porto…

«Lo Stato deve sempre dare il buon esempio. Non può pretendere che i cittadini paghino le tasse e poi quando lui dev’essere pagatore non fa il suo dovere. Non si tratta soltanto di un diritto negato, si tratta anche di un principio morale. Se si vuole che in Italia si abbatta l’evasione, certamente bisogna ridurre la pressione fiscale, anche lo Stato deve dare il buon esempio. È un principio generale che purtroppo in Italia non viene rispettato. C’è tutta la vicenda del ritardo dei pagamenti: lo Stato deve dare più di 50 miliardi a imprese e professionisti. C’è una direttiva europea che impone di pagare entro 30 o 60 giorni nel settore della sanità con una mora dell’8% dal primo giorno successivo e si potrebbe veramente rimettere in moto l’economia se lo Stato pagasse tutto ciò che deve ai privati. Bisogna farlo, si può sforare il tetto del 3%, perché già lo abbiamo autorizzato nel 2013, poi lo Stato italiano non ha pagato. Ma bisogna andare in questa direzione, cioè pagare tutto ciò che lo Stato deve ai cittadini significa rimettere in moto l’economia perché se si pagano i privati aumentano i consumi, se aumentano i consumi aumenta la produzione, se aumentano consumi e produzione aumentano anche i soldi che arrivano nelle casse dello Stato. È una ricetta semplice che capisce anche uno studente al primo anno di ragioneria, peccato che lo Stato italiano non sempre la capisca».

Su questo ci sono state già iniziative parlamentari per fare, a livello legislativo, una transazione che possa chiudere la vicenda, garantire un risparmio alle casse dello Stato e riconoscere questo diritto ai medici. Forse anche l’Europa si può muovere in questo senso?

«L’Europa si può muovere sempre nella direzione del rispetto dei diritti del cittadino. Si possono fare transazioni e compensazioni che è un altro sistema per agevolare la posizione dello Stato, se si può decurtare dalla cartella delle tasse ciò che si deve avere dallo Stato, un modo per agevolare il rapporto. E qui tutte le attività legali e le aziende come Consulcesi possono essere protagoniste per trovare una soluzione. Il mondo delle professioni legali può e deve giocare una partita importante. Perché poi ci sono tanti avvocati che devono essere pagati dalla Pubblica Amministrazione».

FORMAZIONE CONTINUA, TAJANI (UE): “SERVONO MECCANISMI PREMIALI”

Un altro tema importante per il settore sanitario, per medici e professionisti della salute, è quello dell’aggiornamento. Sappiamo che la scienza, la tecnologia, la medicina, fanno progressi velocissimi, una lamentela che spesso i medici fanno è che per il poco tempo a disposizione non riescono ad aggiornarsi, a fare l’aggiornamento professionale. Anche su questo incentivi premiali possono sbloccare il meccanismo…

«Innovazione e ricerca sono fondamentali per la crescita economica. Poi bisogna applicare l’innovazione alla ricerca. Se non c’è personale adeguato, vale per la medicina ma anche per tutti i settori, e il personale non riesce ad applicare l’innovazione alla ricerca, lo sforzo che viene fatto diventa inutile, quindi la formazione dovrebbe essere parte della strategia per l’innovazione e la ricerca. Ci sono 80 miliardi nel pacchetto Orizzonte 2020. Nel nuovo pacchetto del bilancio comunitario 2021-2027 il Parlamento europeo ha proposto di aumentare a 120 miliardi tutto il pacchetto per innovazione e ricerca e credo che l’aspetto formazione di innovazione e ricerca possa essere anche in qualche modo finanziato o essere parte di progetti comunitari. In Italia, ad esempio, si potrebbe favorire nelle carriere coloro che hanno fatto corsi di formazione, perché questo permette loro di applicare i risultati dell’innovazione e della ricerca».

Un altro tema è quello del contenzioso. Spesso i pazienti vengono un po’ indotti a far causa ai medici: vediamo dai dati, almeno in Italia, che oltre il 90% di queste cause finisce con l’assoluzione del medico. Anche lì forse può aiutare a livello politico e legislativo creare una camera di compensazione, una task force che possa mettere insieme cittadini e medici e farli dialogare…

«Assolutamente sì, serve sempre una mediazione. Medici e infermieri sono vittime sempre più spesso di aggressioni, c’è una campagna in corso nei Pronto soccorso e negli ospedali. Nessuno è esente da errori, ma guardiamo per esempio come viene trattata un’altra categoria, come quella dei magistrati che non paga mai per i loro errori. I medici pagano anche troppo per errori che per carità ci sono, ma a volte si cerca anche di trasformare una decisione della natura che pone fine alla vita o un incidente: il mancato risultato positivo non è colpa del medico che non è un realizzatore di miracoli. È qualcuno che in base alla scienza e alla propria capacità cerca di far vivere più a lungo e meglio una persona, Però non può essere responsabile sempre e comunque delle disgrazie che capitano. Poi certamente chi sbaglia, chi ci mette dolo, se c’è colpa, colpa grave è giusto che sia sanzionato. Ma non è che ogni disgrazia debba essere imputata al medico: i medici non possono fare miracoli».

BLOCKCHAIN E CONTENZIOSI, L’AGENDA DI ANTONIO TAJANI

L’Europa spinge molto sul tema dell’innovazione. Proprio in Parlamento europeo c’è stata una grande attività sulla blockchain che è una nuova tecnologia su cui l’Europa può essere capofila. Nel settore sanitario, pensiamo alla filiera del farmaco o a survey fatte con blockchain, può diventare davvero un settore produttivo…

«Assolutamente sì, due norme importanti garantiscono e valorizzano il prodotto italiano, combattono contro le fake news e contro la concorrenza sleale, sono le norme su blockchain e su copyright. L’Europa che a volte è in ritardo, a volte commette errori, su molti fronti ci vuole un cambiamento, ma per questo riguarda questo settore credo che abbia dato un segnale di grande attenzione all’Italia, all’Europa che produce, all’Europa che vuole innovare sempre tutelando la qualità. Io sono molto soddisfatto dai risultati raggiunti dal Parlamento che ho l’onore di presiedere perché vanno nella giusta direzione. Se vogliamo politiche della crescita bisogna agire così e senza politiche della crescita non si risolve il problema principale che noi abbiamo, quello di dare lavoro a tutti. La disoccupazione, soprattutto quella giovanile, è una emergenza non solo economica ma anche morale perché senza lavoro non c’è né libertà né dignità e se noi aiutiamo le imprese a creare lavoro costruiamo una Italia e una Europa più libera».

TAJANI SU PROGETTO HORIZON

Il programma Horizon per le imprese, lei diceva che si può aprire anche ai professionisti come i medici?

«Assolutamente sì, come ultimo atto da vicepresidente della commissione europea nel 2014 ho deciso di equiparare i liberi professionisti, quindi anche i medici, agli imprenditori per quanto riguarda l’accesso ai fondi europei. Questo è un risultato importante fatto nella direzione dei professionisti. Noi dobbiamo renderci conto che o aiutiamo imprenditori, artigiani, commercianti, agricoltori e professionisti oppure non creiamo occupazione. C’è un problema gravissimo di disoccupazione giovanile, non soltanto nel sud, e abbiamo il dovere di affrontarlo. Per ogni famiglia italiana l’emergenza numero uno si chiama disoccupazione giovanile».

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