Politica 26 Novembre 2020 14:50

Numero chiuso, De Filippo (IV): «Emendamento a legge di Bilancio per far entrare chi ha fatto ricorso»

Tra i provvedimenti allo studio, anche un ulteriore aumento delle borse di specializzazione. Di Maio (IV): «Allargare le possibilità di accesso alla professione medica»

Consentire ai ragazzi che non sono stati ammessi alla facoltà di Medicina e che hanno fatto ricorso al TAR di iscriversi all’università e ampliare ulteriormente il numero delle borse di specializzazione. Questo il contenuto di un emendamento alla legge di Bilancio che l’onorevole di Italia Viva Vito De Filippo, già sottosegretario sia al ministero dell’Istruzione che della Salute e oggi in Commissione Affari Sociali, intende presentare nelle prossime ore.

De Filippo: «Ripensare ad ingressi a Medicina e specializzazioni già in legge di Bilancio»

«La questione è nota a chi si occupa di questa materia da tantissimi anni – spiega a Sanità Informazione De Filippo – innanzitutto perché il sistema si è rivelato ormai desueto, con una graduatoria unica e una programmazione non sempre ragionevole rispetto alle grandi esigenze, come ad esempio la pandemia che stiamo vivendo. Per questo – continua – il sistema dovrebbe essere completamente superato, sia per quanto riguarda l’accesso alle facoltà di Medicina sia per quanto riguarda le borse di specializzazione».

Anche la questione dei ricorsi è cosa nota ai parlamentari: «Ogni giorno arriva una quantità enorme di comunicazioni di ragazzi che hanno preso parte ad iniziative giudiziarie per avere garanzie sui loro diritti», aggiunge De Filippo, che propone quindi di ammettere coloro che hanno presentato ricorso agli organi della giustizia amministrativa: «Penso che si potrà fare un intervento in questo senso e come gruppo parlamentare tenteremo sicuramente di farlo anche nella Legge di Bilancio», le sue parole.

E sul perché riservare la possibilità di iscriversi a Medicina a chi ha fatto ricorso, De Filippo spiega che «chi lo ha fatto ha dimostrato particolare volontà di prender parte ai percorsi di formazione in Medicina e Chirurgia, quindi le loro posizioni potrebbero essere prioritariamente valutate come più fondate in termini giuridici».

Un intervento, quello sull’accesso a Medicina, che secondo De Filippo deve essere necessariamente accompagnato da una adeguata programmazione degli accessi alle scuole di specializzazione, in modo da non pesare sull’ormai noto problema dell’imbuto formativo. «Cerchiamo di costruire una vera novità in tema di specializzazioni e accesso a Medicina già con la Legge di Bilancio», dice De Filippo, perché per molti anni «si è parlato di spending review su tanti temi legati alla sanità, ma questa si sta rivelando un asset troppo importante, un punto decisivo nella storia del Paese».

Di Maio: «Allargare possibilità di accesso alla professione medica»

Simile il commento dell’On. Marco Di Maio (IV), appartenente alla Commissione Affari Costituzionali: «In Italia c’è bisogno di fare chiarezza sulle modalità di accesso alla professione medica e, soprattutto, di allargarne la possibilità di accesso. Per questo tutte le iniziative che possiamo fare in questa direzione devono essere sostenute».

Data l’importanza della questione, Di Maio ritiene che «su questi temi si debba provare ad andare oltre gli schieramenti politici. Parliamo di salute, di sanità, di qualcosa che riguarda in maniera trasversale e universale tutti i cittadini, di tutte le categorie e di tutti i pensieri politici».

Il diritto alla salute e ad una sanità efficiente come valore universale, dunque, ma non solo: «Credo che non si tratti solo di necessità legate all’incremento del personale sanitario – spiega Di Maio – ma anche di una questione di equità e di giustizia nei confronti delle generazioni più giovani», le quali «subiscono un’ingiustizia e non hanno colpe».

Colpe che, secondo l’esponente di Italia Viva, sono da imputare «allo Stato che non è stato in grado di garantire la regolarità di determinate procedure». È per questo che, prosegue Di Maio, deve essere proprio lo Stato a dover dare «risposte che in qualche modo compensino il danno che è stato arrecato. Per questo credo – conclude Di Maio – che sia assolutamente doveroso che questa risposta permetta loro di poter effettivamente accedere alla professione».

 

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