Formazione 7 Maggio 2020

Formazione specialistica, nel decreto “Maggio” 4-5mila borse in più. Lavagno (SIGM): «Speriamo non le cancellino di nuovo, è l’ultima occasione»

Il Coordinatore del Dipartimento per la formazione Post-Laurea del Segretariato: «Il personale siamo noi e avremmo dovuto essere formati tempo fa per poter lavorare in questa emergenza. Dovesse presentarsi un’altra situazione simile, saremmo punto a capo, se non peggio»

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Tra i 4 e i 5mila contratti di formazione specialistica dei medici. La proposta, contenuta nel decreto “Maggio”, dovrebbe dare ai giovani medici quel che era stato spuntato al fotofinish nel decreto “Cura Italia”. Un provvedimento volto a tamponare la cronica carenza di specialisti, in un momento storico in cui c’è estremo bisogno di professionisti arruolati nel nostro Servizio sanitario nazionale. Ne abbiamo parlato con Federico Lavagno, Coordinatore del Dipartimento per la formazione Post-Laurea di SIGM (Segretariato Italiano Giovani Medici):

Dottor Lavagno, sembra che l’aumento di posti per le scuole di specializzazione ci sarà.

«Abbiamo da tempo affrontato la questione delle borse di specialità. A marzo doveva essere inserito nel decreto “Cura Italia” uno stanziamento di 5mila contratti di formazione aggiuntivi, perché quest’anno ci sarà un test, quello del 2020, a cui prenderà parte un numero elevato di candidati: parteciperanno anche i laureati del prossimo luglio che usufruiranno della “laurea abilitante”. Si calcolano circa 22mila candidati per le 8-9mila borse disponibili. È evidente che si tratta di uno squilibrio notevole. Noi ci battiamo affinché ci sia un numero di candidati uguale a quello dei posti disponibili. Dunque a marzo sembrava che queste borse ci fossero ma poi sono state tagliate all’ultimo momento dal Ministero dell’Economia. Da lì sono iniziate proteste, campagne mediatiche di sensibilizzazione, dialoghi con tutte le forze politiche. Ora sembra che queste borse vengano inserite nel decreto “Maggio” e vogliamo far sì che non vengano tagliate di nuovo. È l’ultima possibilità che abbiamo per l’aumento dei posti di specializzazione per quanto riguarda il 2020, perché spostamenti, revisioni o altri stanziamenti, verosimilmente, non potranno esserci».

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Oltre a provvedimenti per tamponare l’emergenza Coronavirus, chiedete anche riforme strutturali?

«Noi continuiamo con la nostra campagna della riforma della formazione medica, perché crediamo che aumentare il numero di posti sia certo importante, ma vadano anche rivisti i parametri, i criteri delle scuole di specializzazione, in modo da permettere un miglioramento di alcuni aspetti come, per esempio, la qualità formativa. Oggi la capacità formativa massima di tutte le scuole di specialità, il massimo potenziale a cui queste possono arrivare, è di circa 11.500 posti. Con questo stanziamento andiamo a finanziare circa 14-15mila posti totali. È evidente che bisognerà aumentare la capacità formativa. Serve dunque un sistema di riforme strutturali che dovranno essere attivate fin da subito anche per il futuro. È evidente a tutti che il nostro Ssn presenta delle lacune importanti perché non viene finanziato da tempo. Il che vuol dire meno strutture, macchinari e dispositivi di protezione, oltre che una grande mancanza di personale. Il personale siamo noi e avremmo dovuto essere formati tempo fa per poter lavorare adesso, in questa situazione di emergenza. Dovesse presentarsi un’altra situazione simile, saremmo punto a capo, se non peggio».

Questo provvedimento è stato pensato proprio per contrastare la cronica carenza di personale sanitario.

«A breve ci sarà un picco di pensionamenti. Come confermato dall’osservatorio della Cattolica, nei prossimi 15 anni ci sarà un pensionamento di circa 70mila medici specialisti, che verranno rimpiazzati solo in parte. Questo è un dato calcolato nel 2018, prima dei pensionamenti che ci saranno con le nuove leggi. È evidente che questo dato si aggraverà ancora di più».

 

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