Politica 8 Gennaio 2020

«Specializzandi al terzo anno in corsia? Servono tutele». Manai e Romualdi lanciano il laboratorio Pd sulla formazione

L’evento l’11 gennaio a Firenze. Tra gli ospiti Ascani, Gaudio, Zampa, Carnevali, Gnecchi. Sul test di Medicina aprono a una revisione in senso meritocratico ma salvaguardando il numero programmato. E sulle borse di specializzazione: «L’obiettivo è arrivare a 11500»

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Giovani ma estremamente determinanti. E pronti a lanciare idee valide per riformare il mondo delle specializzazioni mediche che negli ultimi tempi è stato al centro dell’azione politica, non sempre con i risultati sperati dagli aspiranti medici. Stefano Manai, responsabile nazionale Formazione medico-sanitaria Pd e coordinatore del Forum sanità Giovani Democratici, e Giovanni Romualdi, vice coordinatore del Forum sanità GD, hanno così deciso di lanciare il primo laboratorio di idee sulla formazione medica del Partito democratico, che prenderà vita il prossimo 11 gennaio a Firenze presso il Circolo Arci San Bartolo a Pistoia. Un appuntamento che vedrà la partecipazione di alcuni dei massimi esponenti dem: da Marialuisa Gnecchi, responsabile Welfare del Pd, al sottosegretario alla Salute Sandra Zampa, da Elena Carnevali, capogruppo Pd in commissione Affari Sociali, a Anna Ascani, vice ministro all’Istruzione. E poi ancora Mirko Claus, presidente di Federspecializzandi, Eugenio Gaudio, rettore dell’Università La Sapienza di Roma e responsabile Sanità CRUI, e tanti altri protagonisti del mondo medico e universitario. «Come PD sarà sicuramente un’occasione costruttiva che porrà le basi per un lavoro a lungo termine – sottolinea Manai a Sanità Informazione -. Il laboratorio inoltre ha il nome di “Uniti per una formazione migliore”. La parola “uniti” per noi è molto importante, richiama tutti, sia mondo politico che associazionistico, alla collaborazione per raggiungere gli obbiettivi comuni come l’abbattimento dell’imbuto formativo». In tutto saranno 18 le ore di confronto con una prima parte dedicata ai relatori e una seconda parte più interattiva.

Tanti i temi di attualità al centro dell’incontro. A cominciare dalla possibilità di impiegare gli specializzandi al terzo anno nelle corsie, così come prospettato dall’ultimo Patto per la Salute: «Gli specializzandi sono il vero “motore” del nostro SSN, sono il nostro futuro. In quanto tali qualsiasi norma che li riguardi deve anche tutelarli e accompagnarli nel percorso di specializzazione nella maniera più dignitosa e rispettosa possibile, con un cammino che tiene conto delle proprie competenze e responsabilità crescenti. Se così sarà veramente ben venga, altrimenti sarà necessario riconsiderare tale norma» sottolinea Romualdi. Gli fa eco Manai: «Abbiamo l’obbligo politico e morale di dare garanzie sia al paziente che si deve trovare davanti una figura in grado di assisterlo nella maniera adeguata, ma anche allo specializzando che non deve trovarsi in situazioni che non siano al di fuori della portata della sua formazione».

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Sullo sfondo resta il nodo delle borse di specializzazione: sia il governo Conte I che il Conte bis hanno aumentato il numero complessivo di borse ma andando ad incidere poco sulla stabilizzazione di questo finanziamento. «È stato fatto un importante passo in avanti, faremo sicuramente di più – ammette Manai -. Sono un laureando in Medicina, quindi capisco il malumore delle associazioni degli specializzandi. Il numero delle borse deve essere calcolato in base alla necessità di personale specializzato, tenendo in considerazione il reale fabbisogno attuale e futuro così da avere il presidio costante delle necessità anche territoriali. Il nostro obbiettivo è sicuramente arrivare alla capacità massima di 11500».

I giovani Pd aprono poi alla riforma del test di accesso alla facoltà di Medicina purché continui ad esistere un numero programmato. «La modalità di accesso al corso di laurea in Medicina e Chirurgia – spiega Romualdi – può essere sicuramente revisionata, soprattutto sui criteri di elaborazione del test. In questo particolare momento di emergenza di personale è necessario però salvaguardare il numero programmato per assicurare un determinato livello di strutture e servizi universitari e concentrarci sul vero problema attuale della formazione medica: l’imbuto formativo e l’entrata nei corsi specialistici». «Ci rendiamo conto che il test di ingresso impostato in questa maniera non sia un metodo che piace a tutti e forse nemmeno meritocratico – aggiunge Manai -. Visti anche i numerosi ricorsi vinti posso affermare che ha anche numerose lacune dal punto di vista gestionale. Ma per me è sicuramente impensabile avere una facoltà di Medicina con un numero aperto. Oltre ad essere una mossa sbagliata sarebbe dannosa e difficilmente gestibile nel pre-laurea ma soprattutto nel post-laurea: avremmo una platea di camici grigi immensa, oltre al fatto che le strutture non sono sufficienti per accogliere un così alto numero di studenti».

Tra i temi al centro del dibattito anche la riforma della formazione continua, auspicata dai giovani medici dem: «Bisogna indubbiamente perfezionare ed aggiornare l’ECM e fare più informazione tramite l’Ordine dei Medici: molti medici non sanno quanti crediti devono raggiungere, come funziona il sistema di formazione e non conoscono neanche le sanzioni alle quali possono incorrere tramite il codice deontologico» chiarisce Manai. E Romualdi spiega: «L’ECM è e sarà uno strumento imprescindibile per assicurare degli standard allineati allo stato delle conoscenze e della ricerca. Tuttavia, per l’importanza che ricopre, ha necessità di revisione su alcuni punti chiave quali la presenza di criteri che garantiscano un equo riconoscimento dei crediti ECM, attribuzione di crediti per la partecipazione a progetti di ricerca, la correlazione tra il settore di appartenenza specialistico e i crediti ottenuti e altri punti ancora. Parliamo di un baluardo fondamentale per la medicina (già ultra specialistica) del futuro».

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