Formazione 5 Settembre 2019 10:29

Investimenti e formazione ECM, il neoministro Speranza riparte dal manifesto di Leu sulla Sanità

“Il rafforzamento del personale non potrà prescindere da un intervento su formazione e aggiornamento professionale” è quanto si legge nei punti programmatici presentati in occasione delle elezioni del 4 marzo

Investimenti e formazione ECM, il neoministro Speranza riparte dal manifesto di Leu sulla Sanità

Formazione e aggiornamento professionale per una sanità rinnovata, è al primo posta tra i punti del programma di Liberi e Uguali presentato in occasione delle elezioni del 4 marzo 2018. Nel giorno del giuramento della squadra dei Ministri al Quirinale, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si cerca di fare il punto su quale sarà il programma della formazione più a sinistra dell’arco parlamentare che in questo Conte bis ha conquistato il Ministero della Salute.

“E’ tempo che la Salute ritorni ad essere una priorità” si legge a caratteri cubitali nel manifesto di Leu, recuperato dal quotidiano Sole24Ore, dove non manca di citare la difesa della “vocazione universalistica” del servizio minacciato da un doppio binario che favorisce il finanziamento di privati. Tutela del servizio pubblico quindi, che passa attraverso tre dimensioni: la difesa dei valori intrinsechi come il rispetto della dignità e il diritto alla salute; una revisione del funzionamento del sistema e l’erogazione di maggiori risorse finanziarie.

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Sei i progetti strategici cui Liberi e Uguali prometteva di dar seguito, alcuni dei quali presenti nel disegno di legge presentato a inizio legislatura proprio dal neo ministro Roberto Speranza:

1. Un Piano di rafforzamento strutturale del personale dipendente, con l’assunzione del personale necessario per garantire effettivamente in tutto il Paese i Lea, in particolare i servizi territoriali, riducendo contestualmente il ricorso a lavoro precario, collaborazioni esterne ed esternalizzazioni. Il rafforzamento del personale non potrà prescindere da un intervento su formazione e aggiornamento professionale, per garantire soprattutto alle nuove generazioni una preparazione adeguata alle esigenze di una sanità rinnovata.

2.Un Piano pluriennale di investimenti pubblici, con almeno 5 miliardi di euro nei primi 5 anni, per l’ammodernamento strutturale e tecnologico della sanità pubblica, per la messa in sicurezza delle strutture non obsolete e il superamento di quelle obsolete, evitando complessi e costosi progetti di finanza privata. Il Piano dovrà essere realizzato sulla base di linee guida in grado di assicurare che tutti gli aspetti rilevanti ai fini della progettazione e della completa realizzazione degli interventi siano considerati, adottando un processo di valutazione e criteri decisionali trasparenti e verificabili.

3.Il superamento dell’attuale sistema dei ticket, già previsto dal Patto per la Salute del 2014 ma mai attuato, per evitare che il sistema costituisca una barriera all’accesso alle cure, compresa l’abolizione del superticket con corrispondente aumento del finanziamento del Ssn.

4.Un Piano di azione per la salute mentale, per la riqualificazione dei luoghi e degli ambienti in cui sono accolte le persone e in cui operano i professionisti (compresi quelli degli istituti penitenziari), l’aggiornamento professionale – inclusa la formazione sul campo – e il potenziamento del personale dei Dipartimenti di salute mentale.

5.Una nuova politica del farmaco, attraverso la promozione dell’uso dei farmaci generici (l’Oecd ci posiziona nel 2015 al penultimo posto su 27 paesi: 19% in volume, contro una media del 52%), la definizione di una strategia per i farmaci veramente innovativi che ne permetta l’accessibilità a costi ragionevoli per le finanze pubbliche, la revisione delle modalità di funzionamento dell’Agenzia Italiana del Farmaco e dei meccanismi di governo della spesa, il potenziamento della ricerca indipendente e la previsione di una adeguata azienda pubblica per la produzione e commercializzazione dei farmaci.

6.Una politica nazionale per la non autosufficienza, anche a partire da alcune esperienze regionali, individuando soluzioni che rendano possibile la ripartizione degli oneri su una vasta platea di contribuenti e risposte assistenziali a favore delle persone in condizioni di maggior bisogno, prevedendo una reale integrazione con le politiche sociali, per la presa in carico delle persone preferibilmente al loro domicilio.

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