Formazione 30 Gennaio 2020

ECM e cinema, Almini (OMCeO Bergamo): «Modalità accattivante per mantenere attenzione su obbligo»

A Torino la formazione fatta con l’ausilio delle scene di film conquista medici e operatori sanitari. D’Agostino (OMCeO Torino): «L’aggiornamento continuo va salvaguardato con la tecnologia, senza atteggiamento persecutorio»

di Federica Bosco
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Qualità, innovazione, nuove tecnologie e multidisciplinarità. La riforma degli ECM ha un chiaro obiettivo: elevare la qualità degli eventi formativi per migliorare le competenze e le abilità degli operatori sanitari.  Un cambio di passo che, a Torino, durante il corso ECM, “Come dove quando e perché”, si è respirato tra gli addetti ai lavori. «L’aggiornamento più che d’obbligo è doveroso – ammette Patrizia Biancucci, responsabile scientifico del corso e componente del CAO di Torino –. È stato per primo Ippocrate a parlare di questo. Non è una novità, ma mi auguro che il sistema sia organizzato in modo da consentire a tutti di formarsi e quindi raggiungere quel numero (150 crediti in un triennio) che poi vale per tutta l’Europa con modi diversi anche per le altre professioni».

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Sul palco Stefano Almini, presidente del CAO di Bergamo, che ha voluto, attraverso immagini  prese a prestito dal cinema, far comprendere il valore di una formazione continua che è garanzia di salute del cittadino e di qualità del sistema di cure, andando in questo modo ad intercettare i fabbisogni di formazione di tutte le componenti delle professioni. «Abbiamo creato una modalità più accattivante per mantenere attenzione sulla legge, perché parlarne per cinque ore non è facile, e allora è meglio un’immagine che crea emozione, empatia e aiuta a capire il significato in profondità – spiega Stefano Almini -.  Credo che la platea abbia dimostrato con eleganza, serietà e silenzio che sono i contenuti a fare la differenza, più delle immagini».

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«Credo che il principio dell’aggiornamento continuo vada salvaguardato – rimarca Gianluigi D’Agostino, presidente del CAO di Torino -. Il discorso di riforma deve essere  sempre legato al codice deontologico che è molto chiaro su questi  termini».«Condivido – riprende Almini – la riscoperta non di un valore formazione, ma di un principio formazione. Possiamo dire che questo ECM ha perso valore? Può essere. Ha avuto una implementazione di numeri tali per cui la piattaforma su cui si lavorava è andata in saturazione? Sì, ma la formazione rimane un principio».

«Fondamentalmente, a margine dell’aspetto tecnologico – sottolinea D’Agostino – credo ci debbano essere regole etiche e deontologiche. La riscoperta dell’autorevolezza della professione non può che passare attraverso la cultura». «E la strutturazione, come il dossier formativo – aggiunge Almini –, che è l’unico strumento presente in Europa e che, spesso non lo ricordiamo, arriva dall’Italia. Tenendo conto, come ha detto il presidente D’Agostino, che la regola è già scritta nel codice. ECM è una procedura che aiuta fortemente un obbligo, ma è già contenuta nel codice».

«E non c’è un atteggiamento persecutorio – conclude D’Agostino –. Noi stiamo lavorando per il cittadino. Questo è il punto di partenza: la salute del cittadino di cui parla anche la Costituzione».

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