Contributi e Opinioni 30 Aprile 2019 15:30

Medicina dello sport, salute e società: ruolo preventivo e sociale

di Prof. Francesco Maria Manozzi – Docente UTV Roma/CTU Tribunale di Roma

di Prof. Francesco Maria Manozzi - Docente UTV Roma/CTU Tribunale di Roma

La medicina dello sport come branca medica nasce in Italia negli anni venti e si sviluppa particolarmente in ambiente militare (Farnesina), successivamente, in modo sempre più estensivo, presso le Federazioni e le Società sportive (1920-’25).La sua necessità per il controllo , la cura e la tutela della salute degli atleti , degli sportivi e di quanti praticano a vario livello attività fisico motoria è talmente evidente che viene fondata nel 1929 la Federazione dei Medici dello Sport, che il CONI accoglie fra le proprie Federazioni. Nell’ambito della moderna Medicina dello Sport, a motivo delle sue finalità preventive e sociali, nonché delle sue caratteristiche medico-legali, le esigenze organizzative, metodologiche e procedurali hanno sempre rappresentato e rappresentano un aspetto fondamentale per la realizzazione dei suddetti obiettivi.

La medicina dello sport è, di fatto, l’unica forma di medicina specialistica preventiva realmente sopravvissuta nel nostro sistema sanitario, soprattutto nella fascia d’età evolutiva e giovane adulta , di grande importanza negli screenings per la prevenzione di patologie largamente diffuse ,ad andamento subcronico ed ingravescente.

La normativa italiana in materia di tutela sanitaria delle attività sportive è indubbiamente una delle più avanzate nel mondo e questo deriva direttamente dall’impostazione della nostra Carta Costituzionale che considera il diritto alla salute come inalienabile e fondamentale; inoltre, pone le basi affinché ogni cittadino realizzi questo diritto , anche attraverso la possibilità di ogni cittadino di svolgere attività fisico motoria e sportiva , nella ormai comprovata certezza scientifica che questa rappresenti un efficace momento di prevenzione ed un ottimo percorso per il raggiungimento di uno stato di salute e benessere psicofisico.

La legge sulla tutela sanitaria delle attività sportive agonistiche (D.M. 18.02.82) era stata concepita affinché tutti i cittadini avessero libero accesso alle attività sportive attraverso un controllo obbligatorio del loro stato di salute specificatamente orientato al tipo di attività sportiva praticata.

Il giudizio di idoneità sportiva non è quindi un giudizio meramente generico, che possa essere affidato a pur ottimi specialisti di branche affini quali la cardiologia, l’ortopedia, la pneumologia, eccetera, ma un giudizio specialistico mirato che presuppone specifica preparazione e conoscenza delle peculiari caratteristiche fisiologiche, metaboliche, biomeccaniche, traumatologiche ed anche regolamentari dell’attività fisica e sportiva.

Oggi la pratica motoria è intrapresa da fasce sempre più ampie di popolazione. Da un lato inizia in età sempre più precoce, dall’altro trova un numero sempre maggiore di proseliti in età adulta o avanzata ed anche in tardissima età. Questo anche sulla scorta di informazioni sempre più continue e complete sulla necessità dell’esercizio fisico per il mantenimento di buone condizioni di salute.

L’ATTIVITA’ FISICA NELL’INFANZIA

Partendo dall’età dell’infanzia, per quanto concerne l’attività sportiva, va ricordato che il bambino è un atleta naturale e il movimento è un elemento essenziale del suo armonico sviluppo corporeo. La fase di accrescimento è quella in cui, a parte le patologie intercorrenti che devono essere immediatamente identificate e rimosse, si sviluppano squilibri muscolari che provocano alterata postura e paramorfismi (scapole alate, scoliosi, ginocchio varo o valgo, piede piatto), da correggersi quanto più precocemente possibile evitando che il fenomeno evolva strutturandosi o si cronicizzi.

Tali correzioni si rendono possibili solo se il/la giovane viene sistematicamente seguito e monitorato da uno specialista in grado di prescrivere un adatto protocollo di esercizio di tipo correttivo a terra e per talune patologie in acqua, la’ dove l’ambiente microgravitario consente una migliore e meno traumatica mobilizzazione articolare e segmentale .

Risulta quindi evidente che ogni ragazzo in età evolutiva deve essere controllato almeno una volta l’anno da un medico sportivo specialista, in grado di valutare oltre alle condizioni generali di salute,il regolare accrescimento, ed in particolare le eventuali disarmonie dello stesso, gli atteggiamenti e l’assetto posturale. Ogni ragazzo è uno sportivo potenziale e deve quindi praticare una buona attività fisica di base ; andrà successivamente valutato ed indirizzato al meglio sulla disciplina specifica da praticare, a livello anche agonistico , in funzione delle sue caratteristiche costituzionali, del suo livello di accettazione e soddisfazione, nonché degli obiettivi da raggiungere.

L’ATTIVITA’ FISICA NELL’ETÀ ADULTA

Altro momento importante che impegna questa branca della medicina nella diagnostica e ricerca, è quello dello sport nell’età media o adulta, nella quale l’ipocinesi e il sedentarismo occupano gran parte della giornata e comportano una sorta di disadattamento biologico funzionale, con possibili ricadute negative, in termini di danno, soprattutto nelle donne in età perimenopausale, su vari organi ed apparati, ma in particolare su quello osteo articolare, muscolo scheletrico e cardio respiratorio.

L’esercizio fisico in questa fascia d’età si rivela, se praticato in quantità adeguata ed in maniera regolare e costante, insostituibile momento di prevenzione o, nel caso in cui il danno si sia già instaurato, di rieducazione funzionale e riabilitazione. Va ricordato che mentre un eccesso di attività fisica di per se’ può risultare stressante ed in qualche misura anche dannoso, una giusta dose della stessa sembra avere funzioni neuroregolatrici, costituendo mezzo naturale ideale per prevenire e dominare gli stimoli ansiogeni e stressogeni ,per riuscire ad innalzare la soglia soggettiva del dolore e per migliorare la qualità del sonno e del riposo.

L’ATTIVITA’ FISICA NELLA TERZA ETA’

Un capitolo a parte, ma di enorme importanza considerando l’incremento delle aspettative di vita e le conseguenti implicazioni sociali, riguarda lo sport nell’anziano o più propriamente in quella che viene ridefinita a livello specialistico “grande età”.

Il fenomeno demografico dell’invecchiamento si presenta come uno dei problemi sociali più impellenti e allarmanti. è determinato dalla presenza di due fattori che si potenziano reciprocamente, cioè: l’invecchiamento della base, per diminuzione della percentuale dei giovani da contrazione delle nascite e l’ invecchiamento del vertice, legato ad un sensibile calo della mortalità grazie al miglioramento dello stato di benessere ed ai progressi della scienza medica e della ricerca farmacologica.

Volendo sinteticamente affrontare il problema del disadattamento biologico dell’anziano così come è stato affermato per l’età media, è ancora più evidente il ruolo fondamentale dell’inattività muscolare o ipocinesi. Tale inattività, sempre più accentuata nell’attuale stile di vita fino alla vera sedentarietà, è causa di una larga massa di patologie croniche invalidanti (aterosclerosi, sindrome coronarica, ischemia cerebrale, sovrappeso ed obesità , dislipidemie, diabete tipo 2 ed endocrinopatie, osteoporosi), ma è anche il volano di accelerazione dello stato di decadimento psicofisico della terza età.

L’attività fisica dell’anziano, come d’altronde in ogni fascia d’età, deve essere scientificamente o clinicamente dosata e somministrata in modo che i risultati ottenuti siano benefici senza creare inutili rischi o addirittura dannose ricadute negative su vari organi ed apparati. Ma la medicina dello sport non si rivolge esclusivamente ad individui sani o apparentemente tali. Si rivolge anche ad un’ampia popolazione di soggetti affetti da stati premorbosi, e di morbidità, ovvero da processi o stati patologici di diversa natura proponendo loro l’esercizio fisico fra le varie risorse da mettere in atto a scopo preventivo, terapeutico e riabilitativo. Si parla ormai da anni di sport-prevenzione delle ischemie coronariche e cerebrali , del diabete e dell’obesità; si parla da ancora più tempo di sport terapia dei cardiopatici, degli ipertesi, dei pneumopatici ed in particolare degli asmatici bronchiali e dei soggetti con ritardo mentale. Le attività fisico sportive proposte a tale scopo non sono identiche alle discipline tipiche, ma “attività adattate” degli esercizi sportivi con modalità opportunamente differenziate. Gli sport per soggetti ipodotati, vale a dire disabili intellettivo relazionali, fisici e neuro sensoriali, rappresentano in definitiva la tappa finale più elevata dei programmi di rieducazione funzionale e riabilitazione.

CONTROLLO E TUTELA DEGLI SPORTIVI DI ALTO LIVELLO

Per quanto attiene infine al controllo ed alla tutela degli sportivi ad alto livello, la medicina dello sport assume quattro importanti funzioni:

  • La valutazione dell’idoneità psicofisica agonistica e la tutela della salute dell’atleta.
  • La prevenzione delle patologie legate alla pratica sportiva. Alcune di queste sono specifiche dell’esercizio fisico sportivo quali la sideropenia da sport, la disidratazione ,la riduzione del patrimonio di potassio, la sindrome crampiforme, il dolore muscolare e la sindrome urinaria post esercizio, il sanguinamento gastrointestinale, senza tralasciare tutta la patologia traumatica, di tipo acuto e cronico, che assume un andamento progressivo in modo direttamente proporzionale all’incremento dei carichi di lavoro di allenamento e del numero di impegni agonistici. Altre sono meno note ma intensamente studiate, quali la sindrome da sovrallenamento, i danni da radicali liberi e le modificazioni della risposta immunitaria.
  • La terapia ed il trattamento di patologie legate a lesioni di tipo acuto (traumatismi) e cronico (tendinopatie) e da sovraccarico funzionale.
  • Il primo intervento ed il soccorso di emergenza sui campi di gara. la competenza su regolamenti e normative in tema di sicurezza, impiantistica, barriere architettoniche, presidi medici e di emergenza sui campi di gara e ambienti.

Per tutto quanto sopra esposto, la Medicina dell’esercizio fisico e dello sport risulta dunque una branca specialistica complessa e multidisciplinare, in quanto attinge ed afferisce a diverse specialità della medicina clinica, della fisiologia, dell’ortopedia e della fisiatria, della biomeccanica e della bioingegneria, con interessanti aree di ricerca in ambito biofunzionale e clinico sperimentale . Risulta di estesa applicazione rivolgendosi a tutta la popolazione ,dall’atleta di elevato livello al praticante saltuario, nelle diverse fasce d’età, conservando sempre la sua caratteristica essenziale che è quella del miglioramento, del mantenimento e della tutela dello stato di salute e benessere dell’individuo e conseguentemente della collettività. Tali connotazioni le fanno assumere un ruolo determinante tra le specialità mediche dell’area preventiva e sociale.

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