Contributi e Opinioni 8 Aprile 2020

La giustificazione radiologica nei pazienti Covid-19

L’emergenza Covid-19 sta mettendo a nudo tutte le falle dei sistemi sanitari in tutto il mondo e l’Italia, che pure vorrebbe vantarne uno dei migliori, non fa eccezione. Tra gli innumerevoli elementi di difformità, l’infinita vicenda della giustificazione delle indagini radiologiche trova particolare dimostrazione nel caso del Pio albergo Trivulzio: è notizia di oggi quella […]

di Dr. Calogero Spada

L’emergenza Covid-19 sta mettendo a nudo tutte le falle dei sistemi sanitari in tutto il mondo e l’Italia, che pure vorrebbe vantarne uno dei migliori, non fa eccezione.

Tra gli innumerevoli elementi di difformità, l’infinita vicenda della giustificazione delle indagini radiologiche trova particolare dimostrazione nel caso del Pio albergo Trivulzio: è notizia di oggi quella che nella cattiva gestione dei pazienti deceduti rientrino prestazioni radiologiche non sottoposte a refertazione, quindi resesi inutili ai fini diagnostico-terapeutici, ma anche legali, visto che la documentazione stabile è andata forse persa!

È inevitabile fare un piccolo preambolo – certamente con una deroga generale per le terapie intensive – ove nel caso specifico delle prestazioni radiologiche eseguite in corsia (definite da alcuni autori come «il peggior radiogramma, in senso tecnico che ci è dato di interpretare») spesso e volentieri queste non siano efficaci ad altro se non a dimostrare al livello medico legale che si è fatto tutto quello che si era in potere di fare (c.d. medicina difensiva attiva): in particolare senza una posizione seduta a 90°, di simulato ortostatismo del paziente, la radiografia a letto non offra reperti altamente specifici: questo perché, come noto, l’aspetto di un reperto radiologico eseguito in posizione supina o semi-seduta può essere molto differente da quello eseguito in posizione eretta; quindi con una potenzialità diagnostica davvero molto limitata per tutti i più tipici quesiti clinici dell’apparato cardiorespiratorio, che rendono sempre necessario l’esame standard in due proiezioni in diagnostica radiologica, eventualmente anche in ortostasi simulata, con paziente seduto a 90°.

In questo cattivo uso/abuso dello strumento diagnostico, ove peraltro andrebbero rigorosamente osservati i criteri normativi di radioprotezione per i pazienti, gli operatori e la popolazione (la sala di degenza non può assimilarsi, come qualche direttore dipartimentale vorrebbe, ad «una sala diagnostica con caratteristiche particolari»), ed ove, come sempre più aziende si stiano sforzando di divulgare un corretto uso delle apparecchiature radiologiche mobili («L’effettuazione di esami in corsia deve essere motivata da una effettiva impossibilità di effettuazione dell’esame presso il Servizio di Radiologia», quindi non motivata da un non-criterio legato ad una “intrasportabilità” del paziente, che non è mai effettiva),

si inserisce la puntuale disapplicazione del principio di giustificazione, nella sua duplice valenza: impegnativa per il medico radiologo, che anche nel rispetto di ampia, propria rassegna dottrinale (SIRM), deve tempestivamente fornire un referto, ed “autorizzatoria” per il TSRM (fin tanto che tale processo non sarà, come sarebbe più che giusto che sia, parimenti condiviso con il medico radiologo: ma la prossima emanazione del decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2013/59/Euratom, prevista per prossimo il 22 aprile, non sembra lasciare adito ad alcuna variazione del vigente impianto normativo).

Pur tuttavia alcuni casi di malcostume medico anche riconducibile a reato, in particolare la diffusissima abitudine a non ottemperare al processo di giustificazione, da sempre confidenzialmente ritenuto, sia tra i TSRM che tra i medici radiologi, una inutile e seccante formalità, sono anche stati notificati alla magistratura, ove i casi di pronto soccorso radiologico notturno con refertazioni in teleradiologia o differite al mattino successivo costituiscano ordinarie drammatiche prassi fuorilegge, ed ove però nemmeno si siano verificati posizionamenti seri degli ordini provinciali competenti, che sarebbero tenuti a denunciare tali frangenti, e non limitarsi a produrre semplici lettere di diffida.

Sarebbe interessante verificare quanti esami di radiologia di corsia in terapia intensiva siano stati effettivamente sottoposti a giustificazione, visto che questi sono ritenuti un «valido strumento per il monitoraggio evolutivo della polmonite».

Fintanto che saranno insistentemente portate avanti simili storture, non potremo pensare arrogantemente di definirci né professionisti zelanti, né tantomeno eroi.

 

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