Contributi e Opinioni 8 Gennaio 2018 15:51

Gioco d’azzardo, l’Emilia-Romagna corre ai ripari

Sono sempre di più le persone che soffrono del disturbo da gioco d’azzardo e che devono fare i conti con i rischi e le conseguenze che comporta: dai problemi psicologici e comportamentali fino ad arrivare all’indebitamento. Il gioco d’azzardo, infatti, è un problema serio quando da passatempo diventa dipendenza. E quando diventa dipendenza è una malattia, che però si può curare. Per questo, esistono i SerT (Servizi per le tossicodipendenze e dipendenze patologiche) in cui operano equipe composte da medici, psicologi, assistenti sociali, educatori ed infermieri che si occupano di diagnosi e cura del gioco patologico.

Come si legge sul sito, la Giunta regionale dell’Emilia-Romagna ha proposto un piano d’azione contro la ludopatia per contrastare questo fenomeno. Ѐ tra le quattro regioni italiane – insieme a Friuli Venezia Giulia, Basilicata e Umbria – il cui Piano regionale contro il gioco d’azzardo è stato approvato integralmente dall’Osservatorio, ottenendo così l’autorizzazione da parte del ministero della Salute all’utilizzo della quota del Fondo per il gioco d’azzardo patologico già attribuito alla Regione: 3 milioni e 712 mila euro per il periodo 2017-2018.

Le risorse serviranno a realizzare interventi di carattere territoriale e saranno distribuite tra le Aziende sanitarie nel seguente modo: Romagna 909.512 euro; Bologna 708.661 euro; Modena 568.092 euro; Reggio Emilia 431.065 euro; Parma 362.221 euro; Ferrara 282.605 euro; Piacenza 232.140 euro; Imola 107.915 euro.

«Promuovere azioni di prevenzione contro il gioco d’azzardo patologico è fondamentale: il piano ha la finalità di tutelare le fasce più deboli e maggiormente vulnerabili. Puntiamo anche ad aumentare la consapevolezza sui fenomeni da dipendenza e a favorire un approccio consapevole e critico al gioco, con particolare riferimento al mondo della scuola e alle famiglie – commenta l’assessore alle Politiche per la salute, Sergio Venturi – . Si tratta di uno strumento che oltre a confermare le azioni già adottate dalla Regione per la prevenzione, il trattamento delle persone con dipendenza, la riduzione dei rischi correlati all’uso e la riduzione del danno, mette in campo percorsi differenziati per popolazione e tipo di dipendenza. Fondamentale – conclude l’assessore –  è il lavoro di rete tra le istituzioni e il territorio, che nel tempo abbiamo rafforzato e diversificato, senza mai abbassare la guardia su un problema vero, che non va mai sottovalutato».

 

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