Contributi e Opinioni 10 Novembre 2020

«Diagnosi e terapie Covid-19 a domicilio? Non si creino false aspettative»

di Luciano Cifaldi, Primario oncologo e Segretario della Cisl Medici Lazio

di Luciano Cifaldi, Primario oncologo e Segretario della Cisl Medici Lazio

Gentile Direttore,

è apprezzabile la dichiarazione del direttore sanitario dello Spallanzani quando afferma che “bisogna diagnosticare e curare il più possibile a casa e che occorre dotare i medici di famiglia e i pediatri di libera scelta di tutte le nuove armi diagnostiche e terapeutiche che esistono”.

In questo modo si rischia però di ingenerare false aspettative nella popolazione alla quale probabilmente sfugge che per usare un ecografo occorre in primo luogo averlo ed anche saperlo usare e questo può avvenire solo dopo aver frequentato un adeguato corso di formazione.

Strumenti  mobili radiologici? Anche in questo caso occorre averli ed avere la disponibilità di specialisti radiologi, notoriamente carenti anche negli ospedali, oltre che superare problemi non secondari di radioprotezione.

Per quanto riguarda le terapie – prosegue Vaia nella sua dichiarazione – bisogna dare ai medici la possibilità di somministrare ai pazienti tutte quelle più innovative, che abbiamo sperimentato allo Spallanzani e in altri ospedali, fino a quella con anticorpi monoclonali”.

In questo caso occorre superare diversi impianti normativi e regolatori, leggi Aifa, oltre a dover superare problematiche di tipo estremamente pratico quali la possibilità concreta di utilizzare e somministrare a domicilio farmaci che nascono ad uso ospedaliero considerata la necessità di dover utilizzare questi  farmaci nell’esatto timing della evoluzione della malattia, la complessità della azione terapeutica, degli effetti collaterali e la necessità di valutazione strumentale dei parametri vitali nonchè il necessario monitoraggio laboratoristico.

Evitiamo di dare alle persone l’illusione di possedere la bacchetta magica in questo momento di  vera emergenza.  Facciamo il nostro lavoro usando al meglio gli strumenti a nostra disposizione oggi perché l’emergenza è oggi. Il resto è programmazione, tema sul quale  auspicabilmente e doverosamente non sarà più concesso di sbagliare nell’immediato futuro.

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