Contributi e Opinioni 9 Settembre 2019 19:24

Diabete giovanile, Cabras (FDG): «Politica deve capire che siamo di fronte a emergenza, servono competenze specifiche»

di Antonio Cabras, Presidente nazionale Federazione Diabete Giovanile

Il diabete è una malattia che sa essere subdola e silente per molto tempo. Capirne i sintomi e diagnosticarla per tempo può salvare tante vite. Il presidente della Federazione Diabete Giovanile, Antonio Cabras, ha voluto commentare su Sanità Informazione il caso del decesso del piccolo Giulio, 3 anni, avvenuto all’ospedale di Santorso nel vicentino:

 

«Alla luce dei fatti ci assale qualche dubbio e sgomento: che il nostro servizio Sanitario Universale, che quest’anno copie 40 anni, sia tra i più stimati al mondo.  Il decesso del piccolo Giulio avvenuto nell’Ospedale di Santorso, nel Vicentino, ci lascia senza parole. Per anni abbiamo denunciato casi di malasanità, ma questa disgrazia non può avere giustificazione, è il momento di affrontare un problema più serio.

Ancora gli Ospedali e i Reparti di Pronto Soccorso sono privi di personale specializzato in grado di cogliere i segnali di una crisi ipo o iper glicemica “ben facile da intuire e da far rimedio”. I tagli al personale, i risparmi sono fattori di cui non vogliamo più sentir parlare soprattutto quando è in ballo la vita di un bambino. Ad agosto “a causa del personale insufficiente, medici e infermieri sono spesso costretti a turni di lavoro lunghissimi, al limite dello stremo, con conseguente aumento del rischio di errori dovuti a stanchezza e perdita di concentrazione. In un simile scenario, inoltre, il tempo di attesa per una visita in Pronto soccorso, potrebbe dilatarsi sensibilmente, così come l’assistenza per i degenti potrà risultare qualitativamente inferiore” ha affermato l’avvocato Gabriele Chiarini, cassazionista, esperto in responsabilità medico-sanitaria. Ma per cogliere i segnali di una crisi ipo o iper glicemica basta poco, una semplice punturina al dito. Ci auguriamo che la morte del piccolo Giulio serva a richiamare i nostri politici a capire che ci troviamo difronte a un’emergenza diabete, che abbiamo bisogno di competenze specifiche in ogni angolo del Paese, sul piano medico e paramedico. Occorre un richiamo alle “armi” dove tutti prendano coscienza che la chetoacidosi è una conseguenza diretta del bambino con diabete. Nella forma grave è causa di edema cerebrale e rischio di decesso del bambino. Come recita la campagna promossa dalla Siedp, alla quale la Federazione Nazionale Diabete Giovanile ha contribuito capillarmente, lanciata a fine marzo 2016 con una conferenza stampa, è operativa la distribuzione di un manifesto appositamente preparato per gli ambulatori dei Pediatri di libera scelta, gli ospedali e le scuole per dare risposte e sicurezza ai bambini in riferimento ai quali registriamo moltissimi casi di chetoacidosi. I numeri ci confermano che c’è ancora molto da fare, nella considerazione che i segnali per individuare la diagnosi di una chetoacidosi è molto semplice: poliuria (necessità di urinare frequentemente), polidipsia (necessità di bere tanto) e dimagrimento. In questi casi basta uno stick urine, e meglio ancora una glicemia per evitare che si  arrivi al decesso  di un bambino.  Occorre pensare e individuare le reali dimensioni del problema all’emergenza-urgenza con la stessa gestione e risoluzione in Pronto Soccorso della chetoacidosi, dell’iperglicemia e dell’ipoglicemia. Il ruolo del volontariato, i piani di intervento della Federazione Diabete Giovanile in questi 35 anni di attività si sono focalizzato sui seguenti punti chiave attraverso una stretta collaborazione con le Strutture sanitarie, le Società medico scientifiche e le Istituzioni governative. Ecco i punti: diagnosi precoce, attraverso un’adeguata informazione per cogliere i primi sintomi della malattia. Terapia, educazione sanitaria e sostegno psicologico al bambino e alle famiglie. Educazione alimentare attraverso un continuo addestramento del bambino, dell’adolescente e della famiglia. Educazione all’autogestione che rappresenta un passaggio fondamentale sul piano terapeutico e psicologico per dare maggiore fiducia e consapevolezza. Elaborazione di programmi di screening per individuare l’insorgenza di complicanze. Interventi sociali per garantire ai bambini e ai giovani con diabete gli stessi diritti dei loro coetanei”.

Episodi come quelli di Giulio si ripresentano periodicamente e con le stesse modalità, ma l’immobilismo delle Autorità sanitarie e politiche è allarmante e deprimente, soprattutto nettamente in contrasto con quanto contenuto nel Manifesto dei Diritti della Persona con Diabete, approvato ormai 10 anni fa dal Parlamento e dal Governo, purtroppo disatteso e raramente messo in pratica».

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