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Ricerca 7 Dicembre 2017

Obesità grave: la chirurgia bariatrica guarisce anche il fegato

Nei ragazzi con obesità grave il ricorso alla chirurgia bariatrica consente la guarigione del fegato grasso, danneggiato dall’eccesso di peso. Uno studio pubblicato sul Journal of Pediatrics dimostra come l’intervento di riduzione dello stomaco, oltre a consentire la drastica riduzione dell’eccesso ponderale, contribuisca a ripristinare le corrette funzioni metaboliche del fegato, grazie alla riattivazione di due […]

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Nei ragazzi con obesità grave il ricorso alla chirurgia bariatrica consente la guarigione del fegato grasso, danneggiato dall’eccesso di peso. Uno studio pubblicato sul Journal of Pediatrics dimostra come l’intervento di riduzione dello stomaco, oltre a consentire la drastica riduzione dell’eccesso ponderale, contribuisca a ripristinare le corrette funzioni metaboliche del fegato, grazie alla riattivazione di due specifici ormoni.

Lo studio è stato condotto dalle unità operative di malattie epatometabooiche e chirurgia bariatrica dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, in collaborazione con il dipartimento di anatomia e istologia dell’Università La Sapienza di Roma diretto dal Magnifico Rettore professor Eugenio Gaudio.

Il fegato grasso, o steatosi epatica non alcolica (NAFLD), è la malattia del fegato più diffusa nel mondo occidentale. Colpisce infatti tra il 5 e il 15% della popolazione pediatrica generale, ma arriva al 30-40% tra i bambini e i ragazzi obesi. È determinata dall’accumulo di grasso all’interno delle cellule del fegato e può evolvere nel tempo, se non trattata adeguatamente, verso l’infiammazione cronica del fegato (steatoepatite non alcolica, NASH), fino alla fibrosi epatica o al carcinoma del fegato.

Già da alcuni anni la chirurgia bariatrica è stata introdotta come opzione terapeutica negli adolescenti con obesità grave complicata dalla contemporanea presenza di patologie quali la steatoepatite, il diabete, l’ipertensione arteriosa e le apnee notturne. La tecnica chirurgica principalmente usata in età pediatrica è la sleeve gastresctomy, che prevede una riduzione del 70% circa dello stomaco.

«I primi studi sul l’efficacia di questa strategia terapeutica – spiega il professor Valerio Nobili, responsabile di Malattie Epatometaboliche del Bambino Gesù – hanno mostrato non solo una riduzione drastica dell’eccesso ponderale confermata a distanza di tempo, ma anche il miglioramento delle principali patologie metaboliche correlate al l’obesità, compreso il miglioramento dei tessuti epatici danneggiati dalla steatoepatite, con riduzione del grado di fibrosi».

Lo studio pubblicato sul Journal of Pediatrics rivela il meccanismo attraverso il quale il fegato degli adolescenti sottoposti a chirurgia bariatrica, in concomitanza del notevole calo ponderale (anche 40-50 kg in un anno), sia nuovamente in grado di svolgere le funzioni metaboliche fisiologiche. Questo avviene infatti grazie alla riattivazione della corretta funzionalità di adiponectina e resistina. Si tratta di due ormoni la cui funzione viene alterata nel paziente obeso, procurando in questo modo l’infiammazione del tessuto principale del fegato e di quello adiposo, nonché l’insorgere di insulino-resistenza, anticamera del diabete di tipo 2.

«Alla luce di questi risultati – spiega il dottore Francesco De Peppo, responsabile di chirurgia pediatrica della sede di Palidoro del Bambino Gesù – l’intervento di gastrectomia non va considerato come una soluzione meramente demolitiva, ma come una vera e propria terapia metabolica, in grado di ripristinare le vie metaboliche fisiologiche precedentemente compromesse dal tessuto adiposo presente nei casi di obesità patologica complicata».

«La scoperta – conclude Nobili – assume particolare rilievo se si considera che una percentuale tra il 2,1 e il 5,9% degli adolescenti occidentali è gravemente obesa con un impatto rilevante non solo sulla loro salute e sulle loro condizioni di vita, ma anche in termini economici ed assistenziali».

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