Salute 9 febbraio 2016

Appropriatezza: ecco come negli studi si applica (o non si applica) il decreto… 

I tanti “no” dei medici di base. Il vice-segretario nazionale Fimmg Pier Luigi Bartoletti: «Da 10 a 70 euro di extra ticket ricette per un’appendicite, come spiego ai pazienti che non è colpa mia? Il principio della norma è giusto, ma andava seguito un percorso diverso»

Immagine articolo

Come spiego al paziente che ora, per lo stesso esame, dovrò fargli più ricette e quindi dovrà pagare 70 euro, anziché 10, di ticket? Capirà che non è colpa mia…?». Il rapporto tra medico e paziente è uno dei principali aspetti che preoccupano Pier Luigi Bartoletti, il vice-segretario della Fimmg (la Federazione dei Medici di famiglia). Il “decreto Lorenzin” sull’appropriatezza prescrittiva è entrato in vigore tra polemiche e soprattutto dubbi sull’applicabilità.

«Il principio è corretto e condivisibile – chiarisce Bartoletti – perché punta a ridurre le indagini inutili, privatizzando lo spreco e socializzando le cose buone. Già funziona così in molti altri Paesi, ma in Italia, come al solito, si sceglie un percorso sbagliato perché si parla di una buona sanità fatta di condivisione di linee guida, con il ruolo del medico che torna ad essere responsabile del processo clinico in un paese meritocratico. E poi si emana un decreto che va direttamente nel senso opposto e che parte dalle sanzioni ai camici bianchi».

Ma perché i medici avranno difficoltà ad applicare le prescrizioni su oltre 200 esami e prestazioni specialistiche tagliate dal Ssn? Ci sono, innanzitutto, problemi tecnici e informatici che stanno venendo a galla proprio in queste ore. È il caso dei codici non ancora aggiornati sui software che dovranno poi comunicare con i Cup, i centri per le prenotazioni. Una falla di non poco conto, già denunciata da diversi medici di base in tutta Italia. «Nessuno di noi – spiega ancora il vice-segretario Fimmg – può fare prescrizioni secondo la logica del decreto: il sistema regionale non le riuscirebbe a recepire e quello nazionale si incaglierebbe davanti alla tanto strombazzata ricetta elettronica che non prevede nulla delle nuove disposizioni. Ma non è tutto. C’è da fare i conti con 21 sistemi sanitari regionali diversi e le stesse Regioni “cadono dal pero”. Quindi, solita operazione all’italiana in cui buoni principi e buone pratiche vengono seppellite da montagne di sciatterie, come l’applicazione di un decreto così importante lasciato a se stesso. Eppure la soluzione sarebbe semplicissima. Basterebbe “copiare” gli inglesi: c’è un sistema, il NICE (National Institute for Health and Care Excellence), che fornisce linee guida e supporto decisionale al sistema pubblico inglese e divide in fasce di appropriatezza le prescrizioni». Se i medici non sanno dove mettere le mani, i pazienti possono farsi già un’idea: nelle loro tasche. «C’è un errore di fondo – incalza Pier Luigi Bartoletti – in un decreto che è stato fatto da tecnici e non da medici e che quindi si basa sulla scienza e non sull’assistenza: è stato fatto una sorta di “spezzatino” del corpo umano. Così, se per una banale sindrome, me la cavavo di routine con due prescrizioni da 14 esami ed il paziente pagava due ticket, ora devo scorporare ogni singola indagine prescritta nelle due ricette che diventano quattro. Quindi, per chi paga il ticket, si passa da 20 a 40 euro a ricetta».

Un altro aspetto, messo in evidenza dai medici di famiglia, è che non si tiene conto di una popolazione con un’età media avanzata e soggetta a pluri-patologie. «Proprio per questo – prosegue Bartoletti – il buon senso porterebbe a “pacchettizzare” le prestazioni. Invece, con il decreto, si torna indietro di 20 anni. Il problema riguarda tutte le fasce d’età. Prendiamo, ad esempio, un bambino  che necessita di prove allergiche. Prima era sufficiente qualche starnuto o la presenza di bolle, ora sono subordinate ad una visita e dunque ad un ticket e alla creazione di ulteriori liste d’attesa». Qual è, dunque, lo scenario che apre il decreto? «A nostro avviso – conclude il vice-segretario nazionale Fimmg – è un colpo mortale alle spalle del Ssn. Mettiamoci nei panni di un paziente che dopo un’ora di fila dal suo medico scopre che dovrà pagare 40 euro solo di ticket ricetta. Se si fa due conti, scopre che il privato gli costa di meno. E allora strappa le ricette e va via: questa è davvero la fine».

Articoli correlati
Sanità, la ricetta di Silvestro Scotti (FIMMG): «Puntare sulla medicina generale per rilanciare l’occupazione»
Il Segretario della Federazione dei Medici di medicina generale chiede di investire sull’innovazione tecnologica: «Medico deve avere strumenti tecnologici che permettano nelle sedi vicino al paziente di aumentare l’intensità di cura»
Fumo, medici di medicina generale sempre più ‘sentinelle’ delle abitudini dei pazienti
Oltre 560 medici di base hanno partecipato al nuovo questionario del Centro Studi della Fimmg sul fumo. Un test che ha verificato l’importanza dei medici di famiglia come ‘sentinelle’ sull’abitudine al fumo. «L’indagine evidenzia come, ancora una volta, i medici di base siano efficaci sentinelle rispetto a fenomeni connessi a fattori di rischio comportamentali – sottolinea Paolo […]
Dalla FNOMCeO alla FIMMG, coro di ‘auguri’ dal mondo della Sanità al Ministro Grillo. E su Facebook i militanti chiedono la fine dell’obbligo vaccinale
L’esponente del Movimento Cinque Stelle è il 36esimo inquilino di Lungotevere Ripa. Tanti i dossier sul tavolo: dal contratto alle aggressioni ai medici. Il virologo Burioni: «È doveroso giudicare il nuovo Ministro sui fatti e non in base a un pregiudizio»
Aggressioni ai medici, Scotti (OMCeO Napoli): «Sono causate da politica anti-sistema e cattiva comunicazione»
Il segretario della FIMMG: «Le aggressioni alla sanità fanno parte di un sistema di aggressione allo Stato, i cui fondamenti stessi sono messi in discussione da una deriva culturale del Paese». E invoca l’intervento del Presidente della Repubblica e del Parlamento per l’adozione di norme di emergenza
Governo, Magi (Sumai) – Scotti (Fimmg) – Biasci (Fimp): «Fare presto per rinnovi contrattuali e aumento fondo sanitario». E lanciano Garavaglia ministro
In una nota congiunta i tre sottolineano che «investimenti e responsabilità di governo per la sanità e per il futuro produttivo del Paese non possono più attendere». Il leghista, già presidente del Comitato di settore delle Regioni, «sarebbe la giusta sintesi per esperienza e competenze»
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Salute

È Giulia Grillo il nuovo Ministro della Salute: ecco come la pensa su vaccini, liste d’attesa e intramoenia

Il medico, nato a Catania il 30 maggio di 43 anni fa, è stata indicata per il dicastero della Salute del Governo Conte. Spesso presente in prima linea alle iniziative sindacali unitarie dei medici, t...
Politica

Corruzione in sanità, Sileri (M5S): «Toglie risorse a pazienti, combatterla sarà priorità del governo Conte»

«La lotta alla corruzione fa parte del contratto di governo. Io come medico vivo la corruzione in sanità che mangia gran parte del fabbisogno destinato ad i pazienti» così il chirurgo e senatore d...
Salute

Leucemia infantile, tra le cause anche la mancata esposizione ai microbi. La ricerca pubblicata su Nature

Il Professor Greaves, autore dello studio: «L’incidenza della leucemia linfoblastica acuta infantile è maggiore nei Paesi sviluppati, non a causa di onde elettromagnetiche o agenti chimici, ma deg...