Salute 15 marzo 2018

Apnee ostruttive, la diagnosi non è mai stata così semplice. Ecco come funziona il WatchPat

Un device semplice e facilmente trasportabile viene sempre più utilizzato per diagnosticare l’OSAS. Marco Sforza (Responsabile Ambulatorio Scompenso del Policlinico Casilino di Roma): «Ecco perché questo strumento ha facilitato enormemente la vita a noi operatori sanitari e ai pazienti»

Fino a non molto tempo fa, l’unico modo per diagnosticare un caso di OSAS (Sindrome delle Apnee Notturne) era effettuare un esame molto invasivo, con il paziente che era costretto a passare un’intera nottata in ospedale sotto osservazione. La strumentazione adoperata, inoltre, era tale da non riuscire a garantire un sonno tranquillo e continuo al soggetto, il che significava che l’esito del test stesso poteva essere compromesso. In molti casi questa situazione è ancora attuale. Ma da diverso tempo esiste una tecnologia non invasiva, trasportabile e talmente semplice da utilizzare che chiunque può comodamente effettuare una polisonnografia a casa, durante la notte. Il device si chiama WatchPat ed è poco più grande di un orologio. Il paziente lo porta a casa e lo indossa poco prima di andare a dormire. Tutto quel che deve fare è schiacciare un tasto, dopodiché il dispositivo si accorgerà da solo quando il soggetto si addormenta e comincerà la sua analisi. Ma come funziona, e quali sono le caratteristiche che lo rendono uno strumento indispensabile per chiunque abbia bisogno di una diagnosi di questo tipo? Lo abbiamo chiesto a Marco Sforza, Responsabile Ambulatorio Scompenso del Policlinico Casilino di Roma.

Perché è importante utilizzare strumenti di ultima generazione per la diagnosi dell’OSAS?

«Molti pazienti cardiologici che trattiamo in ambulatorio scompenso al Policlinico Casilino sono obesi o hanno problemi anche cardiologici importanti. Spesso ci dicono che di notte hanno difficoltà a dormire. Ovviamente non possiamo fare una diagnosi se non utilizzando apparecchi come questo sistema. Spesso e volentieri patologie respiratorie hanno legami molto forti con altre patologie di tipo cardiologico, quindi è fondamentale capire se il paziente rientra in un quadro polmonare o invece in un quadro cardiaco. Fino ad oggi l’unica indicazione che davamo ai pazienti era quella di prendere un appuntamento per effettuare una polisonnografia, cioè un monitoraggio notturno eseguito con uno strumento molto invasivo che spesso andava anche ad alterare il sonno del paziente: in sostanza, a causa proprio dell’invasività dell’esame, la persona in questione non riusciva ad effettuare un sonno normale. In casi come questi non si riesce dunque ad avere un riscontro effettivo della vera patologia. Con questo apparecchio abbiamo già fatto diversi esami di prova qui al Casilino e abbiamo visto che ai pazienti è piaciuta molto la semplicità dell’istallazione del device e il fatto che lo stesso non abbia interferito minimamente con l’attività notturna del paziente. Il giorno successivo all’esame (lo strumento viene utilizzato una notte soltanto), riceviamo i riscontri dei pazienti che possono essere di due tipi: se il paziente non ha avuto alcun tipo di problematica, allora i sintomi riguardano solo l’aspetto cardiologico, viceversa altri pazienti possono presentare, in determinate posizioni e in determinati momenti della notte, gradi differenti di apnea notturna. Da qui si può poi lavorare nel nostro ambulatorio in cui ci sono varie professionalità e insieme cerchiamo di dare una diagnosi unica per trovare una soluzione. Da questo punto di vista è una struttura molto importante per dare una cura multidisciplinare al paziente cardiologico scompensato».

Puoi spiegarci come funziona il WatchPat?

«Quando il paziente viene da noi, gli spieghiamo solo come viene effettuato il montaggio, in quanto l’operazione la farà lui comodamente da casa. Per prima cosa c’è un sensore a cui viene applicato un piccolo adesivo che, dopo essere passato sotto la manica, viene applicato sul secondo spazio intercostale sul petto. Il paziente può dunque attaccarlo al device, lega il WatchPat al polso come un orologio, introduce l’indice nella sonda, stacca l’etichetta che vi si trova sopra e spinge il pulsante di accensione. Sul dispositivo compare la scritta “Good Night” e a questo punto l’esame è cominciato. Il soggetto può continuare la sua attività normale, come stare sul divano o guardare la tv: il device rileverà automaticamente quando comincerà a dormire. Il WatchPat rileva anche la posizione in cui si dorme. Fatto, questo, molto importante, in quanto le patologie di apnee notturne possono variare anche a seconda di come il paziente dorme. La mattina seguente il soggetto rimuove la sonda, ce lo porta e lo analizziamo. L’esame è finito. ovviamente spieghiamo ai nostri pazienti tutte le fasi del montaggio, che come visto è semplicissimo. Devo dire che fino ad ora non ci sono mai stati problemi in questo senso».

Quindi si tratta di un device che permette una diagnosi più veloce e anche più corretta.

«Esattamente. In questo modo in tempi brevi si può sapere se il paziente ha problemi di apnee notturne. Per ottenere gli stessi risultati con la polisonnografia tradizionale è necessario un ricovero in una struttura, che richiede quindi tempi molto più lunghi. Tra le due soluzioni, quella portatile è senza dubbio una tecnologia che ci può far risparmiare tantissimo tempo per arrivare ad una diagnosi completa per il bene del paziente».

 

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