Lavoro 2 febbraio 2016

Caos 730: l’allarme di Roma. Ancora 30mila pin da attivare

Quando la burocrazia diventa la “malattia” dei medici. Intervista al presidente OMCeO Roma, Roberto Lala: «Bene l’innovazione, ma deve essere gestita meglio. Vogliamo solo curare le persone»

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Nove giorni in più, ma ancora migliaia di medici in difficoltà sul 730 precompilato. Nonostante la proroga (dal 31 gennaio al 9 febbraio) concessa dall’Agenzia delle Entrate per l’invio al Sistema Tessera Sanitaria dei dati relativi alle spese sanitarie del 2015, gli Ordini dei Medici di tutta Italia sono in forte difficoltà.


Da quello di Roma arriva un vero e proprio allarme con 30mila credenziali per poter accedere al portale ancora da assegnare agli iscritti che sono complessivamente 40mila. Come i suoi colleghi anche il presidente dell’OMCeO Roma, Roberto Lala, esprime forte preoccupazione: «Bene l’innovazione, ma deve essere gestita meglio, senza creare ulteriori problemi ad una categoria già oberata da numerose incombenze burocratiche, che portano via tempo alle cure dei pazienti».

Presidente, una questione che sta angosciando i medici romani e quelli di tutta Italia è il 730 precompilato. Qual è la situazione a Roma e come si pensa di affrontare i prossimi giorni, alla luce anche della mini-proroga concessa.
«La situazione è estremamente complessa, direi tragica. Pur condividendo tutto ciò che porta ad una più ampia informatizzazione, ad un maggior controllo e ad agevolazioni per i cittadini, credo che quando si portano avanti certe soluzioni bisogna considerare anche le complicazioni di natura burocratica e amministrativa. Ad oggi, secondo le nostre stime, su 40mila medici iscritti all’Ordine di Roma, oltre 30mila dovrebbero prendere questo famoso PIN per la posta certificata, se gli altri 10mila tra dipendenti e convenzionati hanno già avuto l’opportunità di prenderlo dall’azienda. Non so se riusciremo a gestire una situazione del genere. La proroga è di nove giorni, ma cosa dirà l’Agenzia delle Entrate a chi non riuscirà ad adeguarsi entro il termine, vale a dire entro il 9 febbraio, inserendo tutte le fatture del 2015 nel sistema? E soprattutto, in un contesto generale in cui le persone si sentono vessate dal dover fare tutto in tempi brevissimi, regna comunque l’incertezza e il “non è detto”. Questo infastidisce moltissimo perché vuol dire che, sotto sotto, il sistema non funziona. Io penso che oggi un cittadino malato spenda più in medicine che in visite, e allora ha forse più necessità di scaricare le prime che le seconde. Anche per me, che prima ancora che medico sono cittadino, sapere che tutto ciò che spendo in farmacia – perché pago sempre tutto senza farmi fare la ricetta – da domani potrò finalmente scaricarle anche io perché c’è qualcuno che le inserirà, ma il sistema deve essere concepito in modo che sia utile al cittadino, alla comunità e alla pubblica amministrazione per controllare e verificare, purché non inneschi meccanismi di cannibalismo umano».

Lei ha il polso dei medici di Roma e del Lazio: il 730 precompilato è solo uno dei tanti fattori che li tiene in agitazione. Sappiamo che i sindacati hanno proclamato due giorni di sciopero a marzo, e tutti quelli da noi intervistati ci dicono che loro vogliono semplicemente fare il loro mestiere, che non è quello di amministrativi e burocrati.
«È vero, i colleghi ci ripetono ogni giorno di voler semplicemente svolgere il loro lavoro. Se uno prende una laurea in medicina, che significa impegnare almeno undici anni di vita, compreso l’esame di Stato e la specializzazione, lo fa perché ha una vera passione. Stare a contatto con chi soffre non è un lavoro come tutti gli altri, è una vocazione e richiede grande empatia. E se un medico durante la giornata deve occupare una fetta enorme del suo tempo a svolgere mansioni burocratiche questo incide profondamente sulla qualità dell’assistenza sanitaria. Ci sono altre figure professionali che potrebbero svolgere queste mansioni, forse anche a un costo minore, dando al medico la possibilità di curare meglio i pazienti. Oggi questo è messo a rischio da una serie di procedure amministrative e burocratiche, e i colleghi lo percepiscono quotidianamente e non lo vedono di buon occhio, pur comprendendone l’utilità. Sia chiaro, giudicano positivamente dematerializzazione, ricetta e certificazione elettronica, per fare qualche esempio, ma si chiedono se le procedure tecnologiche siano state già decise o questo avverrà strada facendo. È stato messo il carro davanti ai buoi? Questo è importante saperlo».

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