Dalla diagnosi al follow-up, l'obiettivo è integrare assistenza sanitaria e supporto sociale, riducendo le disparità tra territori
La qualità delle cure oncologiche pediatriche in Italia è elevata, ma non sempre le famiglie possono contare sulle stesse opportunità di assistenza e accompagnamento. Le differenze territoriali, la necessità di spostarsi lontano da casa per raggiungere i centri specializzati e le difficoltà economiche, sociali e organizzative possono rendere ancora più complesso affrontare una diagnosi di tumore durante l’infanzia o l’adolescenza. È da questa consapevolezza che nasce il progetto di rafforzamento della rete nazionale promosso dalla Federazione italiana delle associazioni di genitori e guariti in oncologia pediatrica (Fiagop). L’iniziativa punta a mettere in connessione associazioni, strutture sanitarie e realtà del territorio, con l’obiettivo di garantire ai bambini e agli adolescenti con patologie oncoematologiche e alle loro famiglie un sostegno più uniforme e continuativo. I risultati del percorso “Insieme per crescere. Strategie per lo sviluppo degli interventi delle associazioni di oncoematologia pediatrica italiane”, avviato nel 2024 è stato finanziato attraverso il Fondo del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali destinato ai bambini affetti da malattia oncologica.
Il progetto, della durata di 23 mesi, ha coinvolto quattro associazioni partner: Agal di Pavia, Noi per loro di Parma, Noi per voi di Firenze e Aslti di Palermo. Il lavoro si è concentrato sulla condivisione delle esperienze, sulla formazione degli operatori e dei volontari e sulla realizzazione di strumenti capaci di rendere più accessibili le informazioni e i servizi di supporto. Tra gli interventi avviati figura una piattaforma digitale centralizzata, pensata per mettere a disposizione delle famiglie contenuti verificati e comprensibili su diversi aspetti della malattia e della vita quotidiana: dai percorsi di cura ai diritti, dalle questioni lavorative e scolastiche al sostegno psicologico ed emotivo. È previsto anche uno spazio specificamente dedicato agli adolescenti, per favorire il confronto tra coetanei che condividono esperienze e difficoltà. Un altro asse di intervento ha riguardato la formazione. Circa 110 persone, tra volontari, dipendenti e componenti dei direttivi associativi, hanno partecipato a percorsi in presenza e online dedicati alle competenze psicosociali, alla comunicazione, al marketing associativo e all’accompagnamento nel reinserimento sociale. Il progetto ha incluso anche un’esperienza sportiva di una settimana a Roma, realizzata in collaborazione con la Federazione italiana sport paralimpici e sperimentali (Fispes). Un’occasione per promuovere lo sport come opportunità di partecipazione, relazione e recupero della fiducia nelle proprie capacità.
Il percorso avviato con “Insieme per crescere” proseguirà con una nuova fase, denominata “Insieme per crescere 2.0“, che punta a consolidare la rete e sperimentare un modello di intervento integrato in sei aree territoriali. La sperimentazione coinvolgerà associazioni e centri ospedalieri di riferimento: Agito con l’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna; Noi per voi con l’ospedale pediatrico Meyer e Careggi a Firenze; Noi per loro con l’Ospedale dei Bambini di Parma; Agal con la Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia; Arop con l’Ospedale Infermi di Rimini, estendendo l’attività anche a Ravenna e alla Romagna; Io, Domani con il Policlinico Umberto I di Roma. Il progetto potrà inoltre contare sulla collaborazione gratuita di tre realtà nazionali: l’Associazione italiana di ematologia e oncologia pediatrica (Aieop), l’Associazione donatori midollo osseo (Admo) e le Associazioni cristiane lavoratori italiani (Acli). La sfida è costruire un sistema capace di accompagnare le famiglie non soltanto durante il trattamento, ma lungo l’intero percorso della malattia, comprendendo la diagnosi, le terapie, il follow-up e la fase successiva alle cure. Un passaggio importante soprattutto per chi deve affrontare lunghi periodi lontano dalla propria abitazione o non dispone di una rete familiare e sociale adeguata.
A spiegare la direzione del nuovo intervento è Sergio Aglietti, presidente di Fiagop, che individua nella continuità assistenziale e nell’integrazione tra sanità e sociale i principali obiettivi della rete. “Questa nuova iniziativa ha l’obiettivo di potenziare e strutturare il network nazionale di supporto, garantendo una presa in carico globale, multidisciplinare e continuativa lungo tutte le fasi della malattia: diagnosi, trattamento, follow-up e post-cura”, dichiara. Il punto critico, sottolineato dal presidente, è la distanza tra l’elevata specializzazione clinica raggiunta dai centri italiani e la disponibilità, non altrettanto uniforme, dei servizi che dovrebbero accompagnare bambini e famiglie nella quotidianità. La frammentazione degli interventi può infatti lasciare scoperti bisogni che non riguardano direttamente le terapie, ma incidono profondamente sulla qualità della vita. A rendere il quadro ancora più complesso è la mobilità sanitaria. Le famiglie costrette a trasferirsi per accedere a cure specialistiche devono spesso affrontare spese di viaggio e soggiorno, difficoltà lavorative e organizzative, oltre alla necessità di ricostruire altrove una rete di supporto. A queste si aggiungono le esigenze delle famiglie straniere e delle persone in condizioni di vulnerabilità sociale ed economica. “Il contesto di riferimento evidenzia un’elevata specializzazione clinica nei centri di cura italiani, a fronte però di una frammentazione dei servizi di supporto e di forti disuguaglianze territoriali, aggravate dal fenomeno della mobilità sanitaria, con i cosiddetti pazienti fuori sede, e dal crescente afflusso di famiglie straniere o vulnerabili”, osserva Aglietti. L’ambizione di Fiagop è arrivare alla validazione di un modello nazionale di intervento integrato e replicabile, capace di mettere stabilmente in relazione la dimensione sanitaria con quella sociale. Perché, nella cura di un tumore in età pediatrica, l’attenzione non può fermarsi alla malattia: deve comprendere anche i bisogni emotivi, relazionali, educativi e pratici del bambino e del suo nucleo familiare. Una rete più strutturata tra ospedali e associazioni potrebbe contribuire proprio a questo: fare in modo che il luogo in cui una famiglia vive, la possibilità di spostarsi o la disponibilità di risorse economiche non determinino anche l’accesso al sostegno necessario per affrontare il percorso oncologico.
Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato