Le proteste dei sindacati universitari: «Un milione di studenti escluso in 18 anni»

Sul piede di guerra le organizzazioni studentesche della Sapienza di Roma che con flash mob, striscioni e slogan ribadiscono la loro contrarietà al numero chiuso: «Eliminare il test e aumentare le borse di specializzazione»

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Anche quest’anno, settembre è il mese dei test per l’accesso ai corsi universitari a numero programmato e anche quest’anno gruppi, associazioni studentesche e sindacati si sono dati appuntamento per riaffermare il loro “no” ad un sistema che «ha sbattuto oltre un milione di studenti fuori dall’Università».

Come sempre, la prova d’accesso a Medicina ha aperto le danze: tanti gli striscioni esposti all’ingresso della Sapienza, fuori le aule d’esame: “Medici fantasma: chi si cura del Sistema Sanitario Nazionale?”  o: “Test d’ingresso: una selezione di classe. Nessuna meritocrazia senza uguaglianza”. E ancora, tanti pacchetti regalo per “festeggiare”, si fa per dire, il 18esimo compleanno del numero chiuso.

Quest’anno, i dati della Sapienza parlano di oltre 5500 iscritti per poco più di 800 posti disponibili: «È più o meno la media nazionale, entra soltanto uno su sette. Sono anni che chiediamo al Ministero e ai Governi di affrontare questo problema – sostiene Elisa Marchetti, coordinatrice nazionale di Udu (Unione degli Universitari) -. Se da un lato è vero che il test d’ingresso è una sorta di garanzia per il futuro, è anche vero che i limitati posti disponibili non rispondono né alle volontà degli studenti né tantomeno ai fabbisogni del SSN. Quest’anno la Legge sul numero chiuso compie 18 anni quindi, provocatoriamente, abbiamo deciso di “festeggiare” questo amaro compleanno. Di certo, non festeggiano gli studenti perché abbiamo conteggiato che in 18 anni più di 1 milione di studenti sono stati espulsi dal sistema universitario» denuncia.

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Ma perché studenti e rappresentanti considerano la prova d’accesso così penalizzante? «Favorisce chi d’estate ha tempo di prepararsi, chi ha le risorse economiche per frequentare i corsi dai costi molto alti organizzati anche dalle stesse case editrici, chi viene da un certo percorso scolastico, licei piuttosto che tecnici e professionali» continua la coordinatrice Udu.

E allora, quali potrebbero essere altri criteri di selezione? «Su certi corsi – architettura ad esempio – il numero chiuso potrebbe essere tolto domani senza costi aggiuntivi da parte dello Stato, considerando che domanda e offerta praticamente coincidono – prosegue Elisa Marchetti -.  Al contrario di medicina, in cui è necessaria, per noi, una fase transitoria dall’attuale sistema al libero accesso perché c’è bisogno di investire consistentemente in strutture per finanziare il reclutamento, per creare una didattica di qualità che sappia rispondere alle esigenze di molti più studenti».

«Noi siamo per la completa apertura dei corsi di laurea, anche il sistema francese rischia di essere dannoso perché questo passa per il rifinanziamento dell’università, rispetto alla didattica, al reclutamento di spazi e servizi – commenta Alessio Bottalico, coordinatore di Link – Coordinamento universitario, con tanto di camice da medico e trucco in faccia -. Per questo, rinforziamo il concetto che per garantire il diritto alla salute a tutti bisogna partire dall’eliminazione del numero chiuso e dall’aumento delle borse di specializzazione. Già oggi 13 milioni di famiglie non possono permettersi cure mediche: abbiamo scelto come slogan “medici fantasma” proprio per questo, per rivendicare l’assenza di medici all’interno del SSN» attacca.

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Tutti chiedono maggiori investimenti e meno tagli nel sistema universitario e si appellano ai ministeri e al nuovo Governo reclamando l’opportunità di studiare nella facoltà che desiderano: «Il numero chiuso non è solo sbagliato ideologicamente ma presenta delle falle importanti, lo dimostrano gli esiti positivi dei tanti ricorsi legali presentati in questi anni» conclude Elisa Marchetti.

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