Speciale Formazione 25 gennaio 2018

“Clinical competence”, il progetto FADOI per la formazione del futuro: si baserà su casi clinici reali

Il nuovo metodo per valutare di competenze ancora in fase di sviluppo, ma potrebbe essere brevettato per l’innovatività. Si compone di tre parti: book, clinical case simulation, procedura. Il presidente dei medici internisti ospedalieri Fontanella: «Valutazione dei medici venga gestita dalle società scientifiche»

La tecnologia entra sempre di più nella formazione dei medici. E presto anche i camici bianchi avranno dei simulatori virtuali con cui valutare le proprie competenze e capacità, proprio come i piloti possono esercitarsi con il simulatore di volo. La svolta potrebbe arrivare dal progetto, ancora in corso di sviluppo, “Clinical Competence”, ideato dal Professor Antonino Mazzone di Legnano e messo a punto dalla FADOI – Federazione Associazione Dirigenti Ospedalieri Internisti. Il framework si compone di tre parti e la novità è che le domande saranno parametrate su casi clinici reali, che nascono dall’esame della cartella clinica di pazienti veri. La prima fase, “book”, è composta da una serie di domande e risposte su casi pratici. Il tutto si basa su una piattaforma on-line per permettere ad un panel eterogeneo di internisti di assegnare un livello di difficoltà (uno a tre) per ogni domanda. Previsto anche un sistema di tag per indicizzare ogni domanda. Le domande arriveranno mediante algoritmo di randomizzazione in grado di generare una distribuzione omogenea di tag e livelli di difficoltà.

La seconda fase è la “Clinical case simulation” e rappresenta una vera innovazione in ambito formativo: vengono sottoposti ai medici profili di pazienti piuttosto dettagliati (età, malattie, interventi pregressi, terapie). Poi viene chiesto al medico se è pronto ad eseguire l’orientamento diagnostico o se ha bisogno di altri esami. A quel punto bisogna dare una serie di riposte. I medici saranno valutati sulla scelta di esami di laboratorio e/o strumentali, sull’orientamento diagnostico, sull’orientamento terapeutico o con domande generiche. Anche qui alla base c’è una piattaforma on-line per permettere a un panel di esperti di assegnare livelli di difficoltà e correttezza. Obiettivo è quello di ottenere una prova il più possibile bilanciata. La terza fase è chiamata “procedura” e consiste nel caricamento di un video sulle fasi della procedura almeno 15 giorni prima della sessione di valutazione. Il punteggio finale è calcolato in maniera pesata a partire dai parziali delle tre prove: al Book il 32,5%, alla Clinical Case Simulation il 40%, procedure il 22,5%. Il restante 5% è assegnato durante il colloquio finale di debriefing in cui verranno analizzate le 3 prove. Il risultato produrrà un voto in scala da 0 a 100 con soglia di competenza a 60.

«Questa è la formazione del futuro. Per cercare di migliorare la propria conoscenza è necessario comprendere i limiti della propria», afferma a Sanità Informazione Andrea Fontanella, Presidente della FADOI.

Professor Fontanella, ci spiega meglio il progetto della Clinical Competence?

«In realtà questo progetto della Clinical Competence è un framework abbastanza complesso per la valutazione della competenza clinica dell’internista. È la prima volta che un sistema si basa su tre diversi livelli di valutazione: un book che ha una parte didattica, istruttiva e anche valutativa e poi la simulazione di casi clinici e le procedure. Il progetto è ancora in itinere e sarà pronto nell’arco di quattro o cinque mesi. Il book uscirà nei prossimi mesi insieme a tutto il sistema valutativo. Prevede, oltre al book, le cosiddette domande a risposta multipla e poi i casi clinici simulati che hanno la caratteristica di essere dei casi clinici reali».

È un sistema piuttosto innovativo…

«Sì, tanto è vero che tutto il sistema, anche le modalità elettroniche con cui vengono preparati i casi clinici simulati ora è nelle mani di un ingegnere dell’ufficio brevetti che lo sta valutando e dettagliando. È un sistema che noi brevetteremo in quanto non è soltanto un sistema valutativo ma è anche un sistema educativo, perché chiaramente nel momento in cui ci si confronta con un malato virtuale impostato su casi reali, è come la simulazione di volo per il pilota».

Così i medici saranno formati sempre meglio.

«Inevitabilmente. Come quando tu fai quelle strutture e poi fai manutenzione zero. Quanto tu possa aver fatto una bella struttura, se la manutenzione è zero poi vai in rovina. Questa valutazione sarà un obbligo di legge, anche perché la legge Brunetta del 2004 già impone anche aspetti di tipo valutativo. È una cosa necessaria. Non è possibile che il pilota d’aereo debba dar conto di sé e delle sue mantenute capacità o abilità e un medico può laurearsi, prendere un posto in ospedale e non essere mai valutato. Quindi la finalità di questo progetto della FADOI è che la valutazione dei medici venga gestita dalle società scientifiche, da chi poi ha la competenza per valutare le competenze».

Sappiamo che spesso ancora non è così.

«Assolutamente no. Attualmente il medico non deve dar conto a nessuno, se non alla propria coscienza, alla propria preparazione e alla piena responsabilità degli atti che compie. Mentre invece c’è da confrontarsi spesso con se stessi per quello che riguarda il livello conoscitivo. E vedere quante volte è indispensabile riempire quelle lacune. Bisogna considerare che la medicina evolve con una velocità spaventosa e che la tecnica evolve ancor più di quanto non evolva il nostro pensiero. Lo scopo di questo progetto FADOI è proprio questo: all’inizio sarà volontaristico, servirà a confrontarsi con se stesso e con le proprie conoscenze, poi un domani darà anche una qualificazione, fino a quando non sarà inevitabilmente un obbligo di legge. È la formazione del futuro. La prima cosa per cercare di migliorare la conoscenza è comprendere i limiti della conoscenza stessa».

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