Speciale Cardiologia 23 novembre 2017

«Cardiomiopatie incubo per sportivi. Ma la scuola italiana è la più virtuosa al mondo». L’intervista al Professor Cecchi, Cardiologo Università Firenze

Sono patologie insidiose, spesso alla base delle morti improvvise. Ne parla una delle figure più autorevoli del settore: «Oggi abbiamo più strumenti per diagnosticarle ma serve comunque tanta formazione ECM»

«Le cardiomiopatie sono malattie che colpiscono il muscolo cardiaco portando ad alterazioni della struttura e delle funzioni» così Franco Cecchi, Professore Associato di Cardiologia Università di Firenze e Responsabile Centro di riferimento regionale Cardiomiopatie intervistato in occasione dell’evento ‘Place’, meeting internazionale che ha riunito a Roma i più importanti esponenti di cardiologia a livello mondiale.

«Finalmente oggi possiamo dire di avere una piena comprensione delle cardiomiopatie – prosegue il Professore luminare nel settore e iniziatore della scuola di ricerca sulle cardiomiopatie di Firenze – malattie del muscolo cardiaco più frequenti di quello che originariamente si pensava. In questo settore è bene specificare che la scuola italiana è un esempio virtuoso, infatti i centri italiani che hanno investito culturalmente nella ricerca e nello studio delle cardiomiopatie sono punti di riferimento illustre per la cardiologia mondiale».

«Tra i centri di spicco in Italia, segnalerei Firenze per le cardioipertrofie, Padova per le cardiomiopatie del ventricolo destro, malattie aritmogene e del ventricolo sinistro, Trieste per le cardiomiopatie dilatative e Bologna per l’amiloidosi».

«Con tutti questi centri d’eccellenza, abbiano dimostrato chiaramente che questo investimento ha pagato per il futuro – continua il Professor Cecchi – conosciamo approfonditamente le varie forme di cardiomiopatie e riusciamo a rappresentare un punto di riferimento solido per i nostri pazienti».

Ricerca e formazione sono i principali vettori per «progredire e migliorare la conoscenza su patologie così complesse – aggiunge -. In quest’ottica per quel che riguarda la formazione io credo che i processi di formazione oggi debbano tenere conto di due possibilità: uno partecipare a questo tipo di congressi dove si riesce a stare al passo con le ultime scoperte e le innovazioni in medicina e l’altra informarsi attraverso il web dove sono presenti eventi, corsi e materiale ben documentato da utilizzare da remoto per poter aggiornarsi facilmente e senza togliere troppo tempo alla professione».

 

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