Riforma MMG, le opinioni dei sindacati 24 Settembre 2021 17:40

Crisarà (Fimmg): «Il documento delle Regioni dequalifica la Medicina generale»

Domenico Crisarà, vicepresidente nazionale FIMMG, analizza il documento proposto dalle Regioni e spiega perché la dipendenza non può essere la risposta

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Una «dequalificazione della Medicina generale». L’ha definito così Domenico Crisarà, vicesegretario nazionale FIMMG, il documento diffuso dalla Commissione Salute delle Regioni che illustra nuove soluzioni per organizzare i medici di famiglia. «Tutto e il contrario di tutto» sono quelle quattro proposte, dalla dipendenza al doppio canale, introdotte nella discussione.

Le critiche ai medici di famiglia durante la pandemia

Prima ancora delle possibilità, il vicesegretario FIMMG non accetta le critiche – neppure troppo velate – che il documento contiene riguardo all’attività dei MMG in pandemia. «Oggi è partita una lettera – spiega – dalla segreteria regionale del Veneto al presidente Zaia che dice che è stato ingeneroso firmare per la Regione Veneto quel documento perché la prima ondata di Covid (che è stata quella più pesante) l’abbiamo gestita con la medicina generale, abbiamo tenuto mezzo milione di persone a carico e le USCA non esistevano. Avevamo sottoscritto un accordo con le Regione Veneto per l’utilizzo delle USCA direttamente con MMG il 1 di aprile e non è mai stata applicata. Non siamo mai stati convocati dall’unità di crisi e nonostante questo a settembre abbiamo chiesto noi i tamponi, che facevamo gratis prima ancora dell’accordo. Eppure di questo non si fa menzione».

Quei tamponi da effettuare su cui proprio FIMMG aveva chiesto l’obbligatorietà per ogni medico di famiglia ad effettuarli, poi ridimensionata dalle Regioni stesse che ora però lamentano un’adesione poco incisiva. «Così sui vaccini – prosegue – hanno fatto di tutto per non farceli fare perché non abbiamo avuto forniture, collegamenti. Nel mio gruppo facciamo circa 400 vaccini al giorno di antinfluenzale nelle giornate adibite ma per dedicare un fine settimana per fare 300 vaccini, che nemmeno abbiamo ottenuto tutti, abbiamo impiegato 16 ore di telefonate perché non sapevamo chi era già prenotato, chi era già stato vaccinato».

Pochi investimenti

Il dottor Crisarà non rifiuta le critiche a priori, ammette anzi che la categoria ha dei difetti e non si lavora tutti allo stesso livello. «Ma stiamo parlando di una professione su cui non è mai stato investito nulla, né in termini di personale né di tecnologie. Ricordiamo che quei 230 milioni che servivano per dotare gli studi dei medici di famiglia di strumentazioni avanzate sono scomparsi, nessuno sa che fine hanno fatto», ribadisce. Quel che è successo con la pandemia è che è stato sottolineata una difficoltà che era già presente.

Anche secondo FIMMG l’ACN va cambiato, «anche se l’ACN l’hanno firmato loro e l’atto di indirizzo lo danno le Regioni. Sono poi le Regioni che dicono a priori cosa vogliono che i mmg facciano, ricordiamolo» dice Crisarà. Qualcosa deve cambiare ma «la soluzione non è la dipendenza, perché priva il cittadino della libera scelta. Se pure si trovasse un meccanismo succederebbe comunque che magari un medico verrebbe scelto da duemila assistiti e un altro da 200, e avrebbero lo stesso stipendio da dipendente».

Come deve cambiare l’ACN

La ricetta di FIMMG invece delinea sì un contratto diverso per i MMG, ma lontano da una dipendenza che metterebbe di certo in pericolo il rapporto fiduciario, fiore all’occhiello della medicina generale. «Il contratto deve cambiare in direzione di una premialità nello stipendio: mettendo in discussione la parte variabile nel compenso del medico di famiglia, bisogna premiare chi si organizza e assume personale in micro-team e andare su questa parte a misurare gli esiti. Per cui se lavori bene ti pago: se non lo fai non ti pago. Noi questa sfida l’abbiamo lanciata più di una volta ma non è mai stata accettata» spiega il vicepresidente.

«Bisognerebbe – prosegue – allora togliere alle Regioni la possibilità di decidere su quali prestazioni spingere più o meno, rimodulando il contratto nazionale. La medicina generale deve essere veramente un LEA in cui le stesse prestazioni si danno ovunque: le Regioni possono avere qualcosa di aggiuntivo ma noi non vogliamo contrattare più niente».

Case di Comunità, sì ma non solo

Sulla presenza di MMG in Case e Ospedali di Comunità, che è un tasto su cui il documento delle Regioni spinge molto, FIMMG dice sì a patto che sia un’attività aggiuntiva. «Già 20 anni fa – aggiunge Crisarà – in Veneto avevamo creato le medicine di gruppo integrate hub & spoke, in cui i medici, oltre che nel loro ambulatorio periferico, facevano un numero di ore anche nell’ambulatorio centrale. Che questi diventino Case della Comunità non è un problema, ma solo se è un plus e non è sostitutivo. Tante di queste strutture però sono state tolte ai MMG per darle ai privati».

No alla privatizzazione

Questo è il timore più grande per FIMMG: che si tratti solo di una strada verso la privatizzazione del territorio. «Non ci nascondiamo che uno degli scenari possibili vede le Case di Comunità, da modello andaluso, date in accreditamento e il MMG non un dipendente pubblico ma un dipendente della società di capitali che si sarà accreditata per la struttura» ammette il vicepresidente.

I primi di settembre FIMMG ha fatto una segreteria nazionale di tre giorni e da questi verrà prodotto un documento che sarà la proposta di FIMMG: «Bisognerà vedere se le Regioni saranno all’altezza di raccoglierla», aggiunge.

«Noi vogliamo un contratto più chiaro e moderno e uno che metta nelle condizioni il medico per lavorare bene, e che nel momento in cui viene retribuito sia riconosciuta la sua organizzazione e sia misurato sui propri esiti. Senza influenze che mi dicano cosa devo prescrivere e cosa devo fare, ma che mi lascino la forza del SSN italiano che è il rapporto fiduciario. Solo così riesco a modulare le vere necessità del cittadino».

La formazione

Infine sul nodo formazione e il possibile passaggio del corso di formazione alle università, Crisarà ricorda che sono comunque le Regioni ad amministrarla. «Nell’università manca l’insegnamento della Medicina generale: come facciamo a far specializzare gente che non ha mai avuto un contatto con la medicina generale? Se la specialità fosse insegnata da altri MMG avrebbe un senso».

«Nessuno più di noi – conclude – può essere favorevole alla specialità perché si eliminerebbe quella differenza che c’è tra chi si forma in Medicina generale e chi lo fa nelle altre specialità, ma ancora una volta per i cambiamenti servono investimenti».

 

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