Professioni sanitarie, Titta (ANEP): «Chi avrà ruoli negli Albi abbia riconoscimenti in termini di ferie e permessi»

Il Presidente dell’Associazione nazionale educatori professionali, presente al primo Congresso TSRM e PSTRP, chiede inoltre l’approvazione dell’ultimo decreto attuativo della legge 3 del 2018 sulle Commissioni d’Albo nazionali

Solo pochi mesi fa prima il TAR e poi il Consiglio di Stato davano ragione all’ANEP, Associazione Nazionale educatori professionali, e al suo presidente Nicola Titta autorizzando il processo di equivalenza dei titoli conseguiti con il precedente ordinamento al diploma universitario di Educatore professionale. Una vittoria importante che ora permetterà a tanti professionisti di completare l’opera di iscrizione al maxi Ordine delle professioni sanitarie e agli elenchi speciali istituiti con la legge di Bilancio 2018. Al primo Congresso nazionale della Federazione degli Ordini TSRM e PSTRP abbiamo parlato con il presidente Nicola Titta di elenchi speciali e sfide future della professione: «Da una parte chiediamo che si definisca l’ultimo decreto attuativo che istituisce anche le Commissioni nazionali. E dall’altra parte che si incominci a pensare a come chi svolgerà ruoli nell’Albo, a chi sta nei Consigli direttivi, chi ha compiti di governance della professione, possa avere dei riconoscimenti. Perché attualmente un lavoratore deve dar fondo alle sue esigenze di rappresentatività, alle sue ferie e ai suoi permessi» sottolinea Titta a Sanità Informazione.

Si è svolto il primo Congresso dell’Ordine TSRM e PSTRP che racchiude 19 professioni sanitarie. Come vi sentite in questo Ordine?

«Innanzitutto devo ringraziare il Presidente Beux perché lo sforzo che è stato fatto è assolutamente riuscito. Ci sentiamo carichi di responsabilità in questo momento proprio perché stiamo cercando di mettere a punto una serie di attività e di strategie per cercare ancora di più di raccogliere tutti i professionisti, sia quelli iscrivibili all’Albo che quelli che possono confluire nell’elenco speciale che è in implementazione e che chiaramente fino al 31 dicembre ci vedrà impegnati e soprattutto vedrà impegnati gli Ordini in questo senso».

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A proposito degli elenchi speciali, siete soddisfatti del decreto attuativo della legge di Bilancio?

«Sicuramente sì, nel senso che mi sembra un buon compromesso che possa far sì che ci sia un piano realistico di inclusione tirando una riga molto chiara rispetto alle persone che comunque esercitano le professioni in modo tale che comunque poi ci sia un sistema di ‘governance’ delle professioni che possa andare da una parte a svolgere funzioni di controllo ma dall’altra parte anche offrire delle opportunità a questi professionisti e poter trovare risposte anche in termini di rappresentatività e di crescita professionale».

Come vi state preparando alle elezioni per le Commissioni d’Albo?

«La questione è abbastanza grande, come per tutte le altre professioni. Stiamo cercando di fare un doppio lavoro. A livello nazionale siamo in attesa di un altro decreto da parte del Ministro sulle Commissioni nazionali. Questo potrebbe portare a termine l’architrave della casa del sistema ordinistico e quindi lasciare spazio a questioni che chiaramente sono di governance professionale più alta. Ci stiamo preparando a livello regionale con i Co.re.a.p.s., i Coordinamenti regionali delle associazioni delle professioni sanitarie, e ci stiamo preparando come Anep: a novembre ci vedremo a Bologna con tutti i presidenti regionali proprio per andare a definire e cercare di capire quali possono essere le strategie per potersi presentare singolarmente e come gruppi e quali proposte politiche pensiamo di voler portare all’interno delle Commissioni d’Albo».

Cosa chiedete alla politica?

«Intanto che si definisca l’ultimo decreto attuativo che istituisce anche le Commissioni nazionali. E dall’altra parte che si incominci a pensare a come chi svolgerà ruoli nell’Albo, a chi sta nei Consigli direttivi, chi ha compiti di governance della professione, possa avere dei riconoscimenti. Perché attualmente un lavoratore deve dar fondo alle sue esigenze di rappresentatività, alle sue ferie e ai suoi permessi. Questa è una cosa che probabilmente potrebbe agevolare il lavoro di chi spende tanto tempo nel rappresentare e portare avanti le questioni della professione».

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