Lotta al tumore 8 febbraio 2018

Women for Oncology, parla la presidente Garassino (Istituto Tumori Milano): «Oncologhe aumentano, serve accrescere loro leadership»

La leader di W4O: «Alla politica chiediamo supporto, educazione, riconoscimento».  L’associazione ha come obiettivo quello di fornire gli strumenti utili a superare le questioni professionali legate al genere

Si sono costituite in associazione da poco e sono più combattive che mai. Sono le “Women for Oncology”, il network delle oncologhe italiane emanazione di Esmo Euopean Society for Medical Oncology. L’obiettivo dichiarato è quello di diffondere la leadership femminile in ambito medico oncologico fornendo gli strumenti utili a superare le questioni professionali legate al genere. Ma anche sensibilizzare il mondo della politica e delle istituzioni su alcuni temi, come recentemente hanno fatto sul tema delle ‘fake news’ in ambito oncologico che dilagano sui social. I dati parlano chiaro: se da un lato il 50% degli oncologi è donna, dall’altro solo il 15% dei 223 primari di oncologia in Italia è rosa. Tra le nove fondatrici del network Rossana Berardi, Direttore Clinica Oncologia Medica Ospedali Riuniti Ancona e Nicla La Verde, Dirigente medico divisione di oncologia medica Fatebenefratelli Sacco a Milano. La presidente è Marina Chiara Garassino, Responsabile Oncologia Toraco Polmonare, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori Milano.

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Dottoressa Garassino, lei è la neopresidente di Women for Oncology. Quali sono le sfide che avete davanti?

«Soltanto una piccolissima percentuale di donne ricopre una posizione apicale in oncologia in Italia. Questo sia perché c’è maschilismo sia perché le donne non sono ancora sufficientemente preparate, magari anche culturalmente, a essere il leader di un’unità. Noi crediamo che la donna abbia una leadership particolare, che questa leadership vada accresciuta in modo professionale. Women for Oncology è nata proprio per cercare di aiutare le donne a essere competitive e ad avere una leadership accresciuta in termini psicologici, in termini economici, in termini di comunicazione perché la percentuale di donne che fanno le oncologhe sta crescendo moltissimo ed è necessario che se diventano un giorno primario siano preparate a poterlo fare. Questa è la nostra missione ma siamo qua anche per cercare di parlare con le associazioni di pazienti, con i pazienti, perché è fondamentale che tra le caratteristiche della leadership ci sia la comunicazione».

La questione di genere entra con voi anche nel mondo della sanità, una piccola rivoluzione se vogliamo…  

«Sicuramente sì, noi che abbiamo fondato Women for Oncology siamo nove donne che hanno un curriculum almeno scientifico di pubblicazioni abbastanza di rilievo ma contemporaneamente ci rendiamo conto che ci mancano ancora degli skills che sono di tipo organizzativo su cui possiamo crescere. Ci siamo unite insieme per crescere insieme e poi naturalmente per superare i maschi».

Al mondo della politica cosa chiedete?

«Chiediamo sicuramente supporto, educazione, riconoscimento. Come oncologhe chiediamo dei processi per ottenere i farmaci sul mercato in tempi che siano accettabili per i pazienti e chiediamo anche degli sforzi organizzativi per poter curare al meglio i nostri pazienti».

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