«Formazione e aggiornamento costante per superare il caos creato dai media». Ippolito racconta il docufilm sul Covid-19

Tra i protagonisti di “Covid-19, Il virus della paura”, realizzato da Consulcesi, il direttore scientifico dello Spallanzani sottolinea: «Speriamo si capisca che investire nella salute è investire nell’economia»

Un docufilm di 80 minuti, denso di testimonianze vitali da parte di alcuni dei protagonisti della lotta al virus. “Covid-19 Il virus della paura” è un progetto internazionale firmato Consulcesi, dedicato alla formazione del personale sanitario, di cui Sanità Informazione è media partner. All’interno una narrazione del virus fatta di testimonianze e fiction. Da una parte il contributo di specialisti ed esperti, dall’altra le storie di quattro italiani comuni che esemplificano le diverse reazioni al virus. Ne abbiamo discusso con Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma, che figura tra le voci più prestigiose presenti nel panorama dell’Infettivologia nazionale e non solo.

Un’opera pro bono, tiene a specificare l’esperto parlando della sua testimonianza e di “Covid-19 Il virus della paura”. Una scelta dettata dalla necessità di trasferire le proprie impressioni agli altri, «perché le sensazioni passano, le immagini restano». L’importante sarà non dimenticare i mesi più duri di questa pandemia, con i tempi di reazione e le perdite a cui non eravamo preparati.

«Spero che questa esperienza aiuti il Paese a prepararsi – ha spiegato Ippolito –, a mettersi in condizione di poterla affrontare. Anche a capire che l’investimento nella prevenzione è come costruire caserme dei pompieri. Chi costruisce caserme dopo l’incendio non ha capito che quelle dovevano servire per spegnere gli incendi».

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È stato proprio lo Spallanzani ad accogliere i primi tre contagiati da Covid-19 in Italia: la coppia di turisti cinesi e lo studente 29enne che tornava da Wuhan, subito dopo lo scoppio della pandemia. «Questi casi – ha raccontato il direttore scientifico – sono stati gestiti alla luce di un’esperienza ultra ventennale nella gestione di patogeni inusuali. Il che ha permesso di fissare uno standard di riferimento a cui tutte le altre istituzioni del Paese si sono adattate nella prima fase dell’epidemia. Questo è il lavoro che bisogna continuare a fare per essere partecipi delle situazioni e andare avanti».

Comportamenti virtuosi, ma anche errori pericolosi nella prima fase concitata di convivenza con il virus. Ippolito mette l’accento soprattutto sugli sbagli di comunicazione scientifica, che hanno spesso prodotto quelle fake news contro cui il docufilm combatte. «In questi mesi abbiamo sentito tutto e il contrario di tutto – ha specificato –. Abbiamo visto articoli su prestigiose riviste scientifiche che sono stati ritirati. Da questa comunicazione sono nate molte indicazioni sbagliate, che hanno portato un disorientamento negli operatori sanitari e anche nella popolazione. Facciamo tesoro, solo quello che è veramente certo deve uscire».

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Anche per questo la formazione dei professionisti della sanità è fondamentale e passa attraverso opere come questo docufilm. Che, secondo Ippolito, «rimarrà un pezzo di storia». «Le conoscenze si evolvono rapidamente e questo determinerà la necessità di aggiornarle progressivamente. Senza farlo, non ci sarà nessuna possibilità che le persone ricevano informazioni tempestive».

La lezione ora dovrà essere la consapevolezza, politica e sociale, che «l’investimento in salute è investimento sull’economia». «Come saranno gestiti i soldi che arriveranno per la riorganizzazione degli ospedali? – si chiede l’esperto –. Speriamo nel miglior modo possibile. Come va riorganizzata la gestione della medicina del territorio? Spero in una riorganizzazione delle attività dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta. Non si può essere liberi professionisti quando è comodo e incaricati di pubblico servizio quando è comodo. È come giocare in una squadra al mattino, in un’altra il pomeriggio».

Per le soluzioni, Ippolito rimanda alla politica. Invita però i camici bianchi a comprendere quanto accaduto, con strumenti come quello fornito da Consulcesi. Un docufilm, quindi, da vedere «intanto per capire quello che è stato e poi per usarlo come un esempio per chiedersi: “che cosa ci potrebbe succedere?”. Se noi non investiamo per il futuro non avremo nessuna possibilità di uscirne».

 

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