Contenzioso, Magi (OMCeO Roma): «Il medico è portato a scegliersi il paziente meno rischioso»

Il presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Capitale spiega per quali motivi si è incrinato il rapporto tra pazienti e camici bianchi: «L’atto medico è diventato un contratto che solo il professionista sanitario è chiamato a rispettare»

«Tra pazienti e classe medica è venuto a mancare il rapporto fiduciario che c’era prima. Questo è successo perché abbiamo trasformato l’atto medico in un contratto. E trasformandolo in un contratto, che chiamiamo anche in maniera impropria “consenso informato”, crolla la fiducia reciproca». Antonio Magi, Presidente dell’OMCeO di Roma, è sicuro che il problema fondamentale in questo momento storico, quello che ha determinato una spaccatura tra due figure che prima, non molto tempo fa, stavano convintamente dalla stessa parte, sia da trovare nell’evoluzione che si è avuta nel momento in cui è cambiata la natura della prestazione sanitaria.

Un contratto, dunque, ma non un contratto qualsiasi, di quelli che entrambe le parti sono tenute a rispettare, ma un contratto atipico, che «va rispettato in maniera unilaterale, ovvero solo dal medico». Per questo motivo «i camici bianchi sono spesso spinti, per difendersi, non solo a mettere in pratica la medicina difensiva, ma anche a ricorrere ad un’altra pratica che riteniamo deontologicamente non adeguata, ovvero scegliersi il paziente meno rischioso e la situazione con meno possibilità di contenzioso».

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Altro aspetto da tenere in considerazione, secondo Magi, è che «con una crisi economica molto importante e con una differenziazione tra le Regioni, noi non siamo in grado strutturalmente di dare le stesse possibilità a tutti i pazienti in ugual modo, e quindi di garantire la qualità della prestazione e delle strutture». È fondamentale dunque «poter intervenire anche sui processi che si svolgono all’interno della struttura. Magari spesso molti errori non sono legati solo ad una disattenzione o ad una particolare situazione non presa in considerazione dai professionisti sanitari, ma da una non corretta filiera organizzativa. Su questo – spiega il Presidente dell’OMCeO di Roma – dobbiamo confrontarci e venirci incontro. Non possiamo normare tutto. Ci sono delle sentenze della Cassazione che dicono addirittura che non c’è più solo l’obbligo di mezzi, ma anche di risultato. In una situazione del genere rischiamo di avere un blocco completo del rapporto medico-paziente».

Infine, parte fondamentale di questo rapporto è la corretta gestione del tempo: «Non riusciamo a far capire che il medico deve avere il tempo materiale per fare le cose, anche per comunicare. Non è tempo perso, ma anzi è molto importante per chi organizza. Un’ecografia, ad esempio, non può essere fatta ogni 10 minuti, così come un’elettromiografia non può essere fatta ogni 5 minuti. Non è possibile. L’esame deve essere svolto nei tempi e nei modi corretti e con una comunicazione corretta. Se riuscissimo a capire questo si potrebbero risolvere tanti problemi. Dobbiamo insomma far tornare il buonsenso – conclude Magi –, ma questo non si può normare».

 

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