Basta odio 7 Febbraio 2019

Massimo Tortorella (Consulcesi): «Task force di legali e medici per mettere attorno a un tavolo pazienti e sanitari»

Il Presidente del network legale da sempre al fianco dei medici ha presentato al Ministero della Salute l’iniziativa per una camera di compensazione che possa snellire il contenzioso che riguarda i camici bianchi. Poi sottolinea l’importanza della Formazione ECM: «I medici in regola con la formazione hanno il 40% in meno di contenziosi»

«I medici in regola con la formazione hanno il 40% in meno di contenziosi. Abbiamo la dimostrazione che chi compie l’aggiornamento professionale al 99% non ha problematiche con le eventuali azioni legali che vengono intraprese contro il professionista sanitario. Questo riguarda qualsiasi professionista, non solo il medico, ma quelli che fanno parte di tutta la filiera, anche gli infermieri o i tecnici di laboratorio perché ovviamente nel momento stesso in cui c’è un tentativo di risarcimento questo riguarda anche tutta la struttura e tutta la filiera collegata alla struttura stessa». Così Massimo Tortorella, Presidente del network legale Consulcesi, in una conferenza stampa al Ministero della Salute che ha visto la presenza di tutto il gotha della sanità italiana: dal Sottosegretario Armando Bartolazzi al Presidente della Federazione degli Ordini dei Medici Filippo Anelli, dal Presidente della Commissione Sanità di Palazzo Madama Pierpaolo Sileri alla Presidente delll’Ordine delle professioni infermieristiche di Roma Ausilia Pulimeno.

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Nel corso della conferenza Consulcesi ha lanciato l’idea di una task force composta da operatori sanitari e legali che possa portare ad una conciliazione tra medico e paziente e ridurre l’enorme mole di contenziosi in corso, circa 300mila. Il tema dei contenziosi è molto sentito non solo dalla categoria medica ma da tutte le professioni sanitarie ed è per questo che Consulcesi ha lanciato una petizione online che sfiora le 30mila adesioni per chiedere l’istituzione di un Arbitrato della Salute, rivolgendosi anche al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «La rete e i social comunicano ma non cancellano gli errori dei tribunali o le cause che poi finiscono in un nulla di fatto come dimostrano le statistiche che abbiamo presentato oggi: il 95% delle cause penali non dà ragione al paziente ma al medico», commenta Tortorella a Sanità Informazione.

Presidente Tortorella, al Ministero della Salute Consulcesi ha riunito tutta la sanità italiana, i medici e i professionisti sanitari per ragionare insieme e proporre soluzioni concrete per snellire questo contenzioso medici che grava sugli operatori sanitari. Un odio, a volte, alimentato anche ad arte…

«Sì, un odio costruito ad arte, costruito con capacità cinematografiche importanti. Non bisogna dare spazio alla videocamera ma ad una camera di compensazione che sia in grado di intercettare prima dei tribunali qualsiasi problematica che riguarda il mondo medico con il mondo dei pazienti. Per questo chiediamo che venga istituito il Tribunale della Salute su cui abbiamo parlato con i massimi esponenti della sanità, c’era il Presidente della Commissione Sanità Pierpaolo Sileri, c’era il sottosegretario Armando Bartolazzi del Ministero della Salute: tutti d’accordo sul fatto che serve un organismo di mediazione in grado di contemplare le esigenze del mondo dei pazienti con il mondo dei medici. L’idea è quella di integrare le esigenze di entrambi, di risolvere le controversie che ci sono, di mettere in luce gli aspetti dell’aggiornamento professionale che è un elemento importantissimo che è emerso da un sondaggio che abbiamo portato avanti come Consulcesi Group. Abbiamo la dimostrazione che chi si aggiorna al 99% non ha problematiche con le eventuali azioni legali che vengono intraprese contro il professionista sanitario. Questo riguarda qualsiasi professionista, non solo il medico, ma quelli che fanno parte di tutta la filiera, anche gli infermieri o i tecnici di laboratorio perché ovviamente nel momento stesso in cui c’è un tentativo di risarcimento questo riguarda anche tutta la struttura e tutta la filiera collegata alla struttura stessa. Il discorso assicurativo è un discorso molto importante, si è parlato anche di cercare di bloccare questa emorragia di operatori della sanità che scappano dall’Italia e lo fanno perché la formazione e l’aggiornamento offerto all’estero consentono la possibilità di avere contratti meglio pagati. Borse di studio pagate, non come accaduto in Italia dal 1982 al 2006: ancora oggi stiamo combattendo per ottenere i risarcimenti, devo dire con ottimi risultati, ma le lungaggini dei tribunali non aiutano. Anche per questo l’arbitrato potrebbe aiutare a chiudere le controversie che ancora oggi sono incardinate presso i più importanti tribunali. Il problema dei turni massacranti è un altro aspetto molto importante che porta la categoria medica ad andar via: turni di 18 ore a cui sono sottoposti gli operatori sanitari sottopagati e non correttamente valorizzati. Riteniamo che questa realtà debba finire, il numero chiuso deve essere inquadrato in modo diverso, c’è il problema della carenza degli operatori sanitari che non vengono sufficientemente tutelati. Consulcesi su questo ha una risposta, ha creato una task force di medici legali, avvocati, i maggiori professionisti e studi legali d’Italia, per mettere al tavolo il mondo dei pazienti che pretende di essere risarcito, e quelli che noi cerchiamo di tutelare, le categorie sanitarie. Onestamente non stiamo né dalla parte del più debole, né dalla parte del più forte, anche perché non è facile capire chi sia l’una e chi l’altra, ma dalla parte della giustizia. Questa task force è in grado sicuramente di garantire questo tipo di servizio al meglio. Consulcesi&partners rappresenta un ottimo sinonimo di garanzia in questo senso».

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I dati del contenzioso sono altissimi: 35mila casi all’anno. Consulcesi&partners ne gestisce migliaia, immagino ne abbia conciliate anche parecchie nel bene del medico e del cittadino…

«Noi abbiamo fatto tante, tante cause. Siamo leader nel settore proprio perché riusciamo a mettere insieme le parti, consentitemi di dirlo, senza rovinare l’immagine della categoria sanitaria, che in questo momento è quella che viene più penalizzata. Ricordo sempre che i social o la rete comunicano ma non cancellano gli errori dei tribunali oppure le cause che poi finiscono in un nulla di fatto come dimostrano le statistiche che abbiamo presentato oggi: il 95% delle cause penali non dà ragione al paziente ma al medico. I costi di questa attività da parte del paziente sono notevoli: oltre 85mila euro spesi tra cause civili e cause penali, per poi arrivare ad un nulla di fatto e, in caso di risarcimento, questo non supera mai mediamente i 100mila euro a fronte di 75-85mila euro per spese legali. Non riteniamo che il tribunale sia il posto giusto per questo, considerando che i tempi per arrivare a sentenza definitiva si aggirano sui 10-15 anni. Nel frattempo la carriera è rovinata, l’operatore sanitario non riesce più ad esercitare la propria attività secondo coscienza perché ha paura di andare incontro a cause che gli rovinano l’immagine. Questo non aiuta, così come gli spot che invitano a fare causa: queste comunicazioni, queste pubblicità vanno contro il Servizio sanitario nazionale che è una eccellenza a livello mondiale ed è riconosciuta a livello internazionale ovunque. La sanità italiana è una eccellenza, il welfare la garantisce, l’aggiornamento diventa un punto sostanziale, fondamentale, su questo, operatori sanitari, vi potete rivolgere a noi per far valere i vostri diritti».

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