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Prevenzione 21 Gennaio 2022

Tumore della prostata, quali sono i valori normali del PSA?

Il tumore della prostata è uno dei più frequenti negli uomini. La diagnosi non è così immediata, perché nelle fasi iniziali non dà alcun sintomo. Nell’intervista a Sanità Informazione, l’urologo precisa quali sono gli esami da sostenere e che significato ha un livello elevato di PSA

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La prostata è una ghiandola presente solo negli uomini. Avvolge l’uretra, il piccolo canale che trasporta l’urina ed è situata davanti al retto, sotto la vescica. Il suo compito è generare il liquido seminale rilasciato durante l’eiaculazione. In condizioni normali, la prostata non è più grande di una noce, ma a causa dell’età e di alcune patologie può ingrossarsi e dare disturbi di tipo urinario.

Tumore della prostata: quanto è diffuso nella popolazione?

Il tumore della prostata è uno dei più frequenti tra gli uomini e il rischio è relazionato all’età. «Rientra nei quattro “big killer” più pericolosi – spiega al nostro giornale Gianluca d’Elia, direttore urologia Azienda ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma -. Si tratta dei quattro tumori principali per diffusione, assieme a quello del seno, del polmone e del colon. L’incidenza in Italia è di 45mila nuovi casi all’anno rispetto ai 25-26mila casi di tumore del polmone» precisa l’urologo.

Sintomi, fattori di rischio e diagnosi precoce

Nelle fasi iniziali, il tumore della prostata è asintomatico. «Si individua e diagnostica con una visita urologica e il controllo del PSA, un antigene prostatico specifico, tramite un prelievo del sangue. È importante sottoporsi alla visita urologica una volta l’anno a partire dai 50 anni, anche in assenza di sintomi e in completo benessere. Alle persone che hanno familiarità per carcinoma prostatico, si suggerisce l’esame già dai 40-45 anni. La diagnosi precoce – prosegue l’esperto – permette di scoprire tumori in fase iniziale quando è ancora possibile attuare una terapia con intento curativo».

I fattori che possono aumentare il rischio di tumore alla prostata sono:

  • Età. È un tumore più comune dopo i 65 anni
  • familiarità
  • obesità
  • assenza di attività fisica
  • dieta ricca di grassi saturi e povera di frutta, verdura e cereali integrali

Inizialmente, il tumore della prostata non dà alcuna manifestazione. Questo tranquillizza erroneamente le persone – continua D’Elia -. Quando compaiono i sintomi urinari tipici come il getto urinario più lento, il bisogno di urinare spesso, il dolore quando si urina o la sensazione di non riuscire a urinare in modo completo potrebbe essere troppo tardi. Potrebbe significare, infatti, che il, tumore è cresciuto a tal punto da comprimere l’uretra e provocare fastidi».

L’ipertrofia prostatica benigna

Spesso i sintomi urinari appena descritti possono segnalare un altro disturbo molto diffuso, l’ipertrofia prostatica, ossia l’ingrossamento benigno della prostata. È opportuno rivolgersi allo specialista urologo che farò la diagnosi e deciderà gli esami da effettuare. «In completo benessere – ricorda D’Elia – anche se non c’è nessuna manifestazione urinaria va fatto comunque un controllo preventivo una volta l‘anno».

Quali sono i valori normali del PSA?

Quali sono i valori normali del PSA?

L’esame consiste in un prelievo di sangue per conoscere il livello ematico di PSA, una sostanza prodotta dalla ghiandola prostatica per mantenere fluido il liquido seminale. «È importante definire che non esiste un valore univoco di PSA – specifica D’Elia – va interpretato dall’urologo in base alla sua esperienza. I laboratori indicano valori normali tra da 0 a 4ng, ma non è del tutto vero. Ci sono altri parametri che vanno valutati: il PSA libero, l’incremento del PSA nel corso del tempo, la velocità di crescita del PSA e altri aspetti come i sintomi urinari, le dimensioni della prostata e la familiarità. Tutti questi aspetti, come tanti tasselli di un puzzle vengono messi insieme per capire se i valori del PSA possano essere preoccupanti o meno, anche soprattutto in base all’età del paziente».

Livelli alti di PSA possono segnalare la presenza di un carcinoma prostatico o di altre condizioni e patologie. E il dosaggio del PSA può risultare alterato per molte ragioni, anche per l’assunzione di alcuni farmaci molto comuni. Possiamo dire, quindi, che va valutato con attenzione un valore di PSA superiore a 4ng/mL ma non indica con certezza la malattia mentre valori inferiori non la escludono completamente.

Meno rischi e più precisione: i vantaggi della chirurgia robotica

«Nell’ambito delle terapie – prosegue l’urologo – l’intervento chirurgico di asportazione della prostata gioca un ruolo fondamentale per la cura di pazienti. È un intervento complesso che si svolge in spazi anatomici molto ristretti. Si prefigge la guarigione completa dal tumore ma può anche avere un impatto notevole sulla qualità di vita delle persone operate».

L’ultima frontiera è rappresentata dalla robotica. «Noi al San Giovanni Addolorata di Roma, ormai dal 2008, svolgiamo questo intervento di asportazione della prostata avvalendoci della chirurgia robotica. Abbiamo effettuato più di 2500 operazioni. È molto meno traumatica e invasiva e al contempo più delicata e precisa rispetto alle tecniche tradizionali. In altri termini, si può dire che è una chirurgia più gentile nei confronti del paziente. C’è una migliore definizione delle strutture anatomiche, il chirurgo ha la possibilità di ingrandire l’area di intervento grazie alla proiezione su uno schermo. Questo si riflette su due aspetti fondamentali – conclude d’Elia -. Con la chirurgia robotica si riducono degenza, convalescenza e i rischi di incontinenza urinaria e di disfunzione erettile che possono sorgere a seguito dell’intervento e tanto preoccupano i pazienti».

 

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