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Prevenzione 26 Novembre 2019

Lavarsi le mani: quando, come e perché. Le indicazioni dell’OMS

L’igiene delle mani, insieme a quella ambientale e al corretto uso degli antibiotici sono i pilastri per prevenirle e controllarle il diffondersi dell’antibiotico resistenza. Tra i primi a capirlo fu il medico ungherese Ignác Semmelweis che nell’Ottocento osservò le donne che morivano di sepsi. Capì che l’altissima mortalità per febbre puerperale che si registrava tra […]

L’igiene delle mani, insieme a quella ambientale e al corretto uso degli antibiotici sono i pilastri per prevenirle e controllarle il diffondersi dell’antibiotico resistenza. Tra i primi a capirlo fu il medico ungherese Ignác Semmelweis che nell’Ottocento osservò le donne che morivano di sepsi. Capì che l’altissima mortalità per febbre puerperale che si registrava tra le partorienti era dovuta a una infezione trasmessa alle pazienti dalle mani dei medici e degli studenti di medicina che visitavano le gestanti senza lavarsi le mani.

Una scrupolosa pulizia delle mani imposta agli studenti e la disinfezione con un antisettico fu sufficiente a far crollare di colpo l’indice di mortalità dovuto a febbre puerperale. Un’intuizione semplice, ma i colleghi la presero come un insulto e un grave affronto. Tutto questo avveniva prima della scoperta della contaminazione batterica ad opera di Pasteur avvenuta circa 40 dopo.

Stiamo parlando del 1800, ed oggi? Ancora oggi questa pratica deve essere promossa, perché non sempre viene eseguita correttamente. Secondo le linee guida dell’OMS, recepite anche dal ministero della Salute, sull’igiene delle mani nell’assistenza sanitaria per ridurre la trasmissione di microrganismi patogeni a pazienti e operatori.

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QUANDO LAVARE LE MANI IN OSPEDALE

  1. Prima del contatto con il paziente 
    Appena prima di toccare un paziente per le normali azioni di contatto, come stringere la mano, aiutarlo a camminare, visitarlo.
  2. Prima dell’esecuzione di una manovra asettica
    Immediatamente prima di qualsiasi manovra asettica, come avviene per le manovre che comportano un contatto con le mucose (ad esempio igiene orale) o con la cute non integra (ad esempio per la medicazione delle ferite), per la gestione di dispositivi (come per l’inserimento di catetere vascolare), o la preparazione di farmaci.
  3. Dopo il contatto con il paziente
    Dopo aver toccato un paziente, ad esempio per aiutarlo a lavarsi o vestirsi o averlo visitato.
  4. Dopo il contatto con quello che sta intorno al paziente
    Dopo aver toccato qualsiasi oggetto o mobile nelle immediate vicinanze di un paziente, per manovre come il cambio delle lenzuola, il contatto con le linee infusionali, anche in assenza di un contatto diretto con il paziente.
  5. Dopo l’esposizione a liquidi biologici
    Immediatamente dopo la potenziale esposizione a liquidi biologici, ad esempio dopo il contatto con mucose o cute non integra.

Il comune sapone è sufficiente per rimuovere i germi dalle mani, ma in assenza di acqua si può ricorrere ai cosiddetti hand sanitizers, moderni e speciali saponi a base alcolica per lavare le mani a secco. Con il lavaggio delle mani si previene la trasmissioni di numerose infezioni – influenza, altri virus respiratori, virus e batteri che possono provocare gastroenteriti – di facile diffusione, soprattutto nella vita in comunità, tra bambini.

QUANDO LAVARSI LE MANI

  • Dopo avere usato un bagno pubblico
  • Dopo aver toccato i corrimani di bus e metropolitana e più in generale se si utilizzano i mezzi pubblici o si frequentano ambienti affollati
  • Dopo aver toccato la tastiera del bancomat
  • Secondo una ricerca dell’università dell’Arizona, anche il manico del carrello dei supermercati è un ricettacolo di germi e batteri
  • Tutte le volte che si incontra una persona influenzata
  • Le mani vanno lavate anche a casa, non solo dopo essere stati in bagno, ma anche prima e dopo aver toccato il cibo e cucinato

COME LAVARSI LE MANI IN CASA?

«Strofinando palmi e dorsi con abbondante sapone per 40-60 secondi si eliminano il 99% dei batteri» spiega Antonella Castagna, infettivologa e Responsabile della Divisione Malattie infettive all’ospedale San Raffaele di Milano. Ecco le indicazioni sa deguire:

  • Utilizzare sapone ed acqua corrente, preferibilmente calda, avendo l’accortezza di togliere anelli, braccialetti perché comportano un aumento del numero di microrganismi presenti sulle mani
  • Qualora il lavandino sia dotato dei vecchi rubinetti o dei più moderni ma antigienici miscelatori, questi andrebbero chiusi con le mani protette dalla carta usa e getta
  • Esistono nella grande distribuzione detergenti dotati di azione battericida, ma più del prodotto scelto è fondamentale rispettare la corretta tecnica di lavaggio. Se possibile, usare il sapone.

A cura della Dottoressa Maria Luisa Santoro, responsabile scientifico del corso “Contrastare l’antibiotico- resistenza” a cura di Sanità in-Formazione provider ECM n. 2506 

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