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Malattie e terapie 3 Novembre 2023

Cannabis terapeutica, tra scienza e falsi miti

Quali sono i principali principi attivi e che effetto hanno sull’organismo umano? Le risposte in un corso di formazione ECM

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Di cannabis se ne sente parlare spesso in termini negativimaniera negativa, considerato l’utilizzo che ne si fa in termini ricreativi. Ma l’argomento va discusso in maniera approfonditamodo approfondito, considerate le sue proprietà curative e il terreno che stanno guadagnando le terapie a base di cannabinoidi in tutto il mondo. Nello specifico, la gestione terapeutica della sostanza è messa alla prova anno per anno dalla distribuzione ricreativa, creando sovrapposizioni di senso e interrogativi a cui solo i professionisti adeguatamente formati possono dare risposta.

Cannabis per uso medico in Italia

Come spiegato nel corso di formazione “Cannabis terapeutica: sfatare i falsi miti grazie alle evidenze scientifiche”, presente sulla piattaforma Consulcesi Club (6 crediti ECM, responsabile scientifico prof. Giuseppe Petrella dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”), la cannabis, confezionata in contenitori per uso farmaceutico, è esportata direttamente dal Ministero della Salute, welfare sport olandese o distribuita dallo stabilimento chimico militare fiorentino. Per le varietà olandesi, si procede con l’importazione da parte dei fornitori italiani autorizzati (con conseguente abbattimento dei tempi: in giornata o una settimana al massimo). Strutture pubbliche possono comunque fare richiesta diretta di importazione (i tempi medi di attesa sono 1-2 mesi).

Le varietà italiane sono descritte dal Ministero come costituite da infiorescenze femminili non fecondate, essiccate e macinate, con in caso granulometria inferiore a 4 mm. La prima nata presenta concentrazioni di THC dal 5 all’8% e di CBD dal 6,5 al 12%. L’altra varietà, a tenore medio-alto di THC, è titolata come cannabis infiorescenze 12,0-20,0% THC e CBD inferiore all’1%.

La cannabis può essere assunta in molti modi differenti: sebbene fumarla sia il più conosciuto, è anche il metodo meno raccomandato. Le vie di somministrazione più utilizzate a livello terapeutico sono due: quella inalatoria e quella orale, con le sue diverse declinazioni, ossia sublinguale o, per esempio, tramite edibili di vario genere. Gli effetti farmacologici sono più rapidi e intensi ma meno prolungati quando la somministrazione avviene per inalazione.

Il giusto dosaggio è estremamente variabile e dipende da numerosi fattori: sesso, età e peso del paziente; patologia; variabilità genetica individuale; terapie concomitanti; via di somministrazione.

THC e CBD

THC e CBD sono terpenoidi, molecole non polari con bassa solubilità in acqua, le quali sono accomunate da una precisa struttura a 21 atomi di carbonio. Il THC (delta-9-tetraidrocannabinolo) è il responsabile degli effetti psicoattivi della cannabis. Il CBD (cannabidiolo) non ha effetto psicoattivo, tuttavia è in grado di modulare l’azione del THC, prolungandone la durata di azione e limitandone gli effetti collaterali.

Il sistema endocannabinoide

Quello endocannabinoide non è un sistema lineare e semplice e ancora oggi va compreso completamente. I CB1 Si trovano principalmente a livello centrale, nelle stazioni principali delle strutture del dolore: talamo, nervi spinali e dorsali, amigdala. I CB2 si trovano principalmente su cellule infiammatorie, macrofagi, microglia.

CB1 e CB2

Si tratta di recettori transmembrana lipidici e hanno funzione inibitoria: il legame col cannabinoide blocca le funzioni di ingresso sodio e fuoriuscita potassio (inibizione cellulare). Accanto a CB1 e CB2 esistono altri recettori canale detti TRP (recettori canale che determinano variazioni transitorie di potenziale), molto diversi, su cui si legano alcuni cannabinoidi endogeni e il CBD.

Di seguito alcuni degli effetti della cannabis su determinate patologie.

Sclerosi multipla

Molte ricerche ed evidenze cliniche dimostrano che i fitocannabinoidi possono essere utilizzati per sostenere la gestione dei sintomi della sclerosi multipla. La cannabis terapeutica è particolarmente efficace su incontinenza della vescica, rigidità muscolare, spasticità, dolore cronico e neuropatico e qualità del sonno.

  • Spasticità nella SM: i preparati a base di cannabis e il THC in purezza possono ridurne i sintomi soggettivi, ma risultano inefficaci nelle misurazioni oggettive. Quando inalata mostra una dubbia efficacia;
  • Dolore neuropatico da SM o spasmi: i preparati a base di cannabis sono sicuramente efficaci, mentre il THC sintetico (in purezza) è probabilmente efficace; nella riduzione del dolore neuropatico è efficace anche inalata;
  • Disturbi vescicali: solo il THC sintetico risulta efficace;

Dolore cronico, neurogeno

Fibromialgia o altre patologie in cui il trattamento con antinfiammatori non steroidei o con farmaci cortisonici o oppioidi si sia rilevato inefficace:

  • Uno degli usi più promettenti dei fitocannabinoidi è quello antidolorifico. Questo secondo le varie evidenze precliniche ottenute da modelli di animali con dolore patologico refrattario;
  • Fino a ora il beneficio terapeutico della cannabis medica è stato osservato soprattutto negli studi sul dolore neuropatico: un male comune, difficile da trattare e con opzioni limitate di terapia. Di conseguenza, anche effetti modesti possono essere importanti per i pazienti;
  • Il THC può alleviare la neuropatia diabetica;
  • Il CBD previene l’insorgere di neuropatie periferiche nei pazienti diabetici;
  • Le preferenze dei pazienti indicano che gli effetti collaterali dei cannabinoidi sono meglio tollerati dei medicinali a base di oppioidi. La ricerca dimostra poi che il THC, anche a bassi dosaggi, può aumentare gli effetti analgesici della morfina e della codeina; si tratta di dosaggi sufficientemente bassi da essere privi di sostanziali effetti collaterali o sviluppo di tolleranza;
  • Gli studi che misurano gli effetti del CBD isolato nel dolore acuto (ad esempio, dolore postoperatorio) non dimostrano effetti benefici; il CBD risulta infatti non efficace contro il dolore acuto, tuttavia, è effettivo contro il dolore patologico (come quello neuropatico). Il CBD ha una potente attività analgesica contro le condizioni infiammatorie e può essere utilizzato in medicina per trattare il dolore cronico infiammatorio e neuropatico.

Nausea e vomito

La cannabis ha effetto anticinetosico e antiemetico per chemioterapia, radioterapia, terapie per HIV.

  • Il THC è efficace contro nausea e vomito di pazienti sottoposti a chemioterapici;
  • Il CBD (isolato) ha effetti bifasici: a bassi dosaggi sopprime il riflesso del vomito, mentre ad alti dosaggi può anche peggiorare la situazione;
  • Se combinati, il THC e il CBD riducono l’incidenza di nausea e vomito in chemioterapia rispetto al gruppo di controllo con placebo.

Appetito e regolazione del peso

La cannabis stimola l’appetito per cachessia, anoressia, perdita dell’appetito in pazienti oncologici o affetti da AIDS e anoressia nervosa.

  • La stimolazione dell’appetito attraverso THC e cannabis è studiata da molti decenni, specialmente nella cachessia associata al cancro, all’AIDS e all’anoressia nervosa;
  • Le preparazioni a base di cannabinoidi aumentano l’attrattiva verso il piacere del cibo; altrimenti, riducono gli effetti negativi di altri interventi sulle abitudini alimentari;
  • THCV e CBD, che hanno un effetto contrario sui recettori CB1, portano a una diminuzione del consumo di cibo. In questi casi, quindi, i preparati contenenti sia CBD sia THC, dovrebbero mantenere una proporzione maggiore di THC.

 

 

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