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infanzia 5 Gennaio 2021

Dislessia nei bambini: come si riconosce e cosa fare

Il dottor Cristian Pagliariccio, psicologo specializzato in formazione scolastica, ci spiega tutto sulla dislessia

Ha colpito il regista cinematografico Steven Spielberg e l’attrice Whoopi Goldberg. Il premio Nobel per la chimica 2017, Jacques Dubochet, si è definito “il primo dislessico certificato nel cantone di Vaud”, in Svizzera. Ne soffrono bambini intelligenti, capaci e creativi. Non è causata, infatti, da un deficit di intelligenza né da problemi ambientali o psicologici o da deficit sensoriali o neurologici ma può essere ereditaria. Il dottor Cristian Pagliariccio, psicologo appartenente all’Ordine del Lazio specializzato in formazione scolastica, ci spiega tutto sulla dislessia.

Cos’è la dislessia?

«La dislessia è un disturbo specifico dell’apprendimento (DSA) che riguarda la velocità e l’accuratezza della lettura – spiega l’esperto a Sanità Informazione -. Coinvolge 188mila studenti e riguarda il 40% delle diagnosi di DSA. Spesso si presenta in associazione ad altri disturbi e si accompagna a problemi nella scrittura come la disortografia, la disgrafia e il calcolo ma nella classificazione dell’OMS la dislessia viene inquadrata come un disturbo che riguarda la sfera della lettura».

Come riconoscerla: sintomi e manifestazioni

«Cominciamo a riconoscerla a partire dal secondo anno di scuola primaria – sottolinea lo psicologo – e riguarda:

  • Errori ricorrenti nella lettura;
  • Lettura lenta e poco fluente rispetto ai coetanei;
  • Difficoltà di comprensione del testo a causa di errori e lentezza;
  • Difficoltà di lettura di numeri e problemi matematici

Come si effettua la diagnosi?

La diagnosi viene effettuata da un’equipe multidisciplinare pubblica – dal 4 febbraio 2020 nel Lazio anche privata – che esclude altri tipi di problematiche oltre a quelle inerenti alla lettura. «Gli specialisti – psicologo, logopedista, neuropsichiatra infantile – ad esempio, osservano con alcuni test specifici l’accuratezza della lettura del bambino e il riconoscimento del senso delle parole omofone ma non omografe e rilasciano una certificazione. Si tratta di un documento più corposo – evidenzia il dottor Pagliariccio – a partire dalla diagnosi che rileva il disturbo, mette in atto tutte le procedure previste dalla Legge n. 170/2010 per dare supporto a bambini e ragazzi e consente di preparare un piano didattico scolastico personalizzato.  A scuola, infatti, va fatta una progettazione puntuale con degli interventi mirati e coerenti al disturbo per lo sviluppo e il potenziamento dell’autonomia degli studenti affetti da dislessia». Il bambino, chiaramente, non sarà penalizzato se farà errori di lettura.

Come riconoscere la dislessia infantile

Come legge un bambino dislessico?

«C’è una fortissima fatica nella lettura – aggiunge lo psicologo – studi recenti hanno registrato una velocità di 1,29 sillabe al secondo in quarta elementare rispetto a tre sillabe al secondo raggiunte dai coetanei già in terza elementare. Riconoscere precocemente il disturbo è importante per pianificare prontamente un intervento scolastico e, in alcuni casi, anche logopedico e psicologico».

Come aiutarlo a studiare? Cosa deve fare e non fare un genitore

«Leggere simultaneamente insieme al bambino è un approccio corretto – spiega lo specialista – così come aiutarlo a familiarizzare con le parole difficili o sconosciute incontrate nel testo. Suggerire ai bambini di utilizzare strumenti compensativi – aggiunge – come le sintesi vocali che sono presenti in tutti i libri scolastici. Premiare il bambino per l’impegno e mantenere un senso di fiducia nelle sue capacità è importante, così come collaborare con la scuola». E cosa non deve fare un genitore? «Sgridare o punire il bambino per gli errori che fa è sbagliato. Aumenta solo rabbia e frustrazione. Un bambino felice è disponibile all’apprendimento» conclude il dottor Pagliariccio.

 

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