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Dermatologia 1 Marzo 2022

Herpes Zoster: già colpito il 90% degli over 50. Può tornare?

I rischi dell’Herpes Zoster non riguardano solo gli ultracinquantenni ma anche i pazienti fragili affetti da patologie croniche

Entriamo nella “Shingles Awareness Week”, la settimana di sensibilizzazione sull’Herpes Zoster in programma in tutto il mondo dal 28 febbraio al 6 marzo. In Italia l’iniziativa è patrocinata dalla Società Italiana di Igiene Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI) e da Cittadinanzattiva. L’obiettivo è accrescere la consapevolezza dei cittadini sui rischi del cosiddetto “Fuoco di Sant’Antonio”.

Cos’è l’Herpes Zoster? Può tornare nel corso della vita?

L’Herpes Zoster (HZ) noto come “Fuoco di Sant’Antonio”, è la riattivazione del virus varicella Zoster (VZV) che colpisce le strutture nervose. Si manifesta, di solito, con una dolorosa eruzione cutanea sotto forma di una singola striscia di vescicole.

Appartiene alla grande famiglia degli Herpes virus ed è lo stesso che causa la varicella nei bambini. Dopo aver la causata, infatti, rimane inattivo nel tessuto nervoso. Per poi risvegliarsi, in alcuni casi, a distanza di molti anni, sotto forma di fuoco di Sant’Antonio.

Oltre il 90% degli adulti sopra i 50 anni ha già contratto il virus

Circa 1 individuo adulto su 3 svilupperà un episodio di Herpes Zoster nel corso della propria vita. L’incidenza e la gravità aumentano con l’età con un incremento dopo i 50 anni, arrivando ad 1 individuo su 2 negli over 85. La malattia si associa ad una pessima qualità di vita e per periodi prolungati assorbe molte risorse del SSN in termine di visite, accertamenti e cure. Oltre il 90% degli adulti sopra i 50 anni ha già contratto il virus ma non tutti sanno che permane in forma latente all’interno dell’organismo. Un’indagine Ipsos MORI in diversi Paesi del mondo rivela che su 2.509 soggetti solo il 7% crede di essere ad alto rischio di sviluppare l’Herpes Zoster nei prossimi 10 anni.

Sintomi, diagnosi e cura

L’Herpes Zoster compare prevalentemente a livello toracico e interessa tipicamente un solo lato del corpo. La malattia ha inizio con una fase iniziale (prodromica) pruriginosa e dolorosa, seguita dalla comparsa di vescicole piene di liquido. Le lesioni possono continuare per circa 7 giorni, al termine dei quali si formano le croste, che spariscono in 3 settimane. Le vescicole dell’Herpes Zoster possono comparire anche sul viso, interessando l’occhio e il nervo ottico.

Altri sintomi comprendono:

  • febbre
  • mal di testa
  • bruciore
  • disturbi di stomaco

La diagnosi dell’infezione è clinica e non necessita solitamente di test di laboratorio.

L’Herpes Zoster è solitamente diagnosticato sulla base della comparsa del dolore e delle tipiche vescicole su un solo lato del corpo.

Si tratta con cure locali e/o generali (sistemiche) per ridurre i disturbi (sintomi) e limitare il rischio di complicazioni. Includono:

  • antivirali, farmaci specifici che bloccano la riproduzione (replicazione) del virus riducendo la durata della malattia, ma che non agiscono sul dolore
  • antidolorifici e antinfiammatori, medicinali che agiscono solo parzialmente su questo tipo di dolore
  • gel a base di cloruro d’alluminio, applicato direttamente sulle vescicole ne accelera la guarigione e riduce il prurito/dolore

L’obiettivo della “Shingles Awareness Week” è aumentare la comprensione dell’impatto dell’Herpes Zoster e superare i luoghi comuni che interessano la patologia. Tre i principali “falsi miti” da sfatare: “Io non lo prenderò“, “Ho uno stile di vita sano“, “Ho già avuto l’Herpes Zoster in passato“.

I pazienti fragili rischiano di più

Il Covid-19 ha reso evidente come la perdita di forza del nostro sistema immunitario aumenti il rischio di sviluppare malattie infettive. È il fenomeno – comune e irreversibile – dell’immunosenescenza ovvero l’invecchiamento biologico del sistema immunitario all’avanzare degli anni. Ma il rischio non riguarda solo chi ha difese immunitarie “meno performanti” per via dell’età: a essere più esposte sono le persone considerate fragili perché affette da patologie croniche o che alterano la funzionalità del sistema immunitario.

Antonio Ferro, Presidente della Società Italiana di Igiene Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI) in proposito ricorda: «La situazione pandemica ha travolto la popolazione mondiale e i pazienti fragili sono quelli che stanno pagando il prezzo più alto. I soggetti diabetici presentano un rischio aumentato del 30% di sviluppare infezione da Herpes Zoster, con la possibilità di manifestare una maggiore severità e persistenza di Nevralgia Post-Erpetica rispetto ai non diabetici. Ma anche i pazienti con artrite reumatoide hanno un rischio da 1,5 a 2 volte più elevato di contrarre la patologia rispetto ai loro coetanei nella popolazione generale, mentre l’incidenza del cosiddetto “Fuoco di Sant’Antonio” nelle persone affette da neoplasie solide è nettamente aumentata rispetto alla popolazione generale».

Le complicanze del Fuoco di Sant’Antonio

Le complicanze della malattia, molto serie e in alcuni casi fatali, possono essere molteplici:

  • nevralgia post-erpetica, la più comune, con un’incidenza che aumenta parallelamente con l’età: causa un dolore molto forte a livello del nervo coinvolto, che perdura per almeno 90 giorni dopo l’eruzione cutanea; la durata della nevralgia post-erpetica è variabile da pochi mesi ad anni o, addirittura, per tutta la vita con impatto negativo e disabilitante sulla qualità della vita stessa del paziente
  • sindrome di Ramsay Hunt, quando l’infezione coinvolge il nervo facciale, vicino all’orecchio causando paralisi facciale e perdita dell’udito
  • infezione degli occhi e perdita della vista, quando l’infezione coinvolge il nervo trigemino con conseguente infiammazione del nervo ottico, glaucoma, ulcere e cicatrici sulla superficie dell’occhio; questa complicanza può portare a perdita della vista
  • infezione batterica delle vescicole
  • cicatrici permanenti
  • infezione di polmoni, fegato, meningi, encefalo

La prevenzione dell’Herpes Zoster: il nuovo vaccino

vaccino herpes zoster

Il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019 (PNPV) ha introdotto nel calendario vaccinale, oltre che nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), la vaccinazione anti-HZ. Riguarda la coorte dei sessantacinquenni e i soggetti a partire dai 50 anni di età con presenza di patologie quali diabete mellito, patologia cardiovascolare e broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO). Finora era disponibile in Italia un vaccino vivo attenuato, in grado di ridurre di circa il 65 per cento i casi di nevralgia post erpetica e circa il 50 per cento di tutti i casi clinici di Herpes Zoster. L’efficacia decresce con l’età, passando dal 70 per cento nei cinquantenni al 41 per cento nei settantenni. L’efficacia del nuovo vaccino ricombinante adiuvato, valutata in persone a cui sono state somministrate due dosi a distanza di 2 mesi, è invece intorno al 97 per cento nei cinquantenni e del 91 per cento nelle persone ultrasettantenni. Tra i vantaggi anche la possibilità di usarlo in soggetti precedentemente vaccinati con il vaccino vivo attenuato, di co-somministrarlo con alcuni altri vaccini, la persistenza della protezione per diversi anni e l’efficacia contro la Nevralgia Post-Erpetica.

 

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