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Benessere 22 Marzo 2018

E se il medico si ammala? Il burnout: sintomi, manifestazioni e conseguenze

Dal medico ci si aspetta professionalità, competenza ed empatia. Non pensiamo mai al fatto che sia, prima di tutto, un essere umano che si trova quotidianamente a contatto con malattia, dolore e anche morte. Soprattutto se si tratta di un oncologo. Spesso il medico si trova a gestire un carico professionale che lo espone a […]

Dal medico ci si aspetta professionalità, competenza ed empatia. Non pensiamo mai al fatto che sia, prima di tutto, un essere umano che si trova quotidianamente a contatto con malattia, dolore e anche morte. Soprattutto se si tratta di un oncologo.

Spesso il medico si trova a gestire un carico professionale che lo espone a situazioni di stress e vulnerabilità tali da poter incidere negativamente sia nella vita privata che nel lavoro: un logorio psicofisico che si chiama burnout, sindrome sempre più diffusa anche nella classe medica italiana ma ancora poco presa in considerazione da istituzioni e opinione pubblica. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Marina Garassino, oncologa presso l’Istituto Tumori di Milano e Presidente di Women for Oncology:

Dottoressa, che cos’è il burnout?

«La sindrome del burnout è un disagio fisico e psichico che investe tutte le professioni mediche e che può portare ad una sorta di esaurimento emotivo, di depersonalizzazione, che deriva dal logoramento che si viene a creare all’interno degli ambienti di lavoro. È un problema grave, visto che secondo i dati dell’ESMO (European Society for Medical Oncology) ne soffre il 70% del personale sanitario, soprattutto i giovani. Gli oncologi, soprattutto le donne, sono più esposte al rischio di burnout rispetto ad altre categorie. Un disturbo che trova le sue radici prevalentemente nell’eccessiva burocrazia, nel sovraccarico lavorativo, nelle dinamiche poco sane delle relazioni interpersonali tra colleghi ed in tutte quelle situazioni che portano alla “privazione” del ruolo centrale del medico: fornire cure, supporto ed assistenza ai pazienti».

Come si manifesta e quali sono le conseguenze?

«Il burnout può dare luogo a patologie psicosomatiche che si manifestano con stanchezza, apatia, nervosismo, depressione, perdita di entusiasmo. Tra le tante e varie conseguenze, si può arrivare ad un’alterazione del rapporto medico-paziente con atteggiamenti di indifferenza, cinismo, distacco emotivo e e scontrosità. Se i medici lavorano male sono scontenti, stressati, demotivati, ne può risentire la relazione con il paziente in tanti modi: mancanza di concentrazione ed empatia fino ad arrivare all’errore professionale. Le conseguenze possono essere  la riduzione delle prestazioni, l’assenteismo e nei casi più estremi si può arrivare a rinunciare al posto di lavoro».

Come combattere il fenomeno?

«Noi di “Women for oncology” partiremo con una survey specifica per capire qual è l’entità del burnout tra le oncologhe donne italiane ed avvieremo interventi e programmi psicologici per curarci ed avere a disposizione strumenti per ridurre il fenomeno. L’oncologo deve possedere tutti gli skills per riuscire ad avere una buona relazione con il paziente, ma va anche supportato nel suo diritto di potersi “ricaricare” attraverso momenti di confronto ed ascolto con altri oncologi o psicologi».

 

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